202Il campano poeta Gneo Nevio, per contrastare all’aristocrazia ed ai grecizzanti, preferì ai metri jonici usati da Ennio i rozzi versi saturnini, indigeni del Lazio; agli eroi greci nella tragedia surrogava caratteri e vesti nazionali; e bersagliava cotesti superbi Claudj, Metelli, ed altre famiglie potenti, che tenaci del gius patrio, con cui i loro avi dirigevano le famiglie dei clienti e di schiavi, e favorite anche dalla vittoria e da meriti personali, ponevano l’orgoglio al posto della ragione, il diritto eroico al posto dell’equità, impedendo la plebe di attuare l’acquistata eguaglianza. Egli dunque faceva esclamare a’ suoi personaggi:—Soffri, giacchè anche il popolo soffre»; e al popolo:—Cotesti re non ardiranno saettare ciò che io in teatro sanzionai co’ miei applausi. Quanto la tirannia qui soverchia la libertà!» Avendo messo in un verso,—I Metelli nascono consoli in Roma», questi gli risposero sull’egual tono:—I Metelli daranno male a Nevio poeta»[288]. E lo fecero cacciar prigione: ma di là pure bersagliò gli Scipioni; e questi invocarono contro di lui le XII Tavole, che pronunziavano morte contro i libelli infami: i tribuni però s’interposero, e parve bastasse la pubblica esposizione e il bandirlo in Africa. Andandosene, egli compose il proprio epitafio «pien di superbia campana», invitando mortali ed immortali a compiangere che l’originalità italiana fosse con lui perita[289]. Il popolo nol dimenticò, dedicò una porta al nome di esso, e tutti, ancora ai tempi d’Orazio, il sapevano a memoria[290].
ARROGANZA DE’ NOBILI
Re chiamava Nevio que’ magistrati, perchè, connessi fra loro in parentela, opponevano la comune forza e quella dei clienti alla legge ed alla giustizia. Cajo Flaminio console cozzava non solo col senato, ma cogli Dei immortali; sprezzava la maestà dei padri e delle leggi, e gli auspizj divini[291].
La fantasia si compiace di certi tratti di costume eroico, che appajono ancora in questi tempi. Fabio Massimo, accusato dal tribuno, risponde:—Fabio non può essere sospetto a’ suoi cittadini»; ed essendo un suo genero imputato di tradimento, egli si presenta e dice:—Se fosse reo, non sarebbe rimasto mio genero», e basta per farlo assolvere. Emilio Scauro, incolpato d’avere per oro tradito la repubblica, dichiara falsa l’accusa, e basta. Un Metello è fatto reo di concussione, ed il senato storna gli occhi dai registri addotti in prova[292]. Allettano, io dico, la fantasia; ma come doveva stare la plebe colà dove ai nobili valevano siffatte discolpe per farsi indipendenti dalla legge? Scipione Africano ricusò il consolato in vita, ma ritenne sempre un’autorità dittatoria; ed esitando un giorno i questori ad aprire il tesoro perchè le leggi lo vietavano, egli, quantunque privato, tolse le chiavi ed aprì. La statua di lui sorgeva nel santuario di Giove; in Campidoglio quella di Lucio Scipione, con mantello e coturni alla greca[293].
NUOVE DIVINITÀ
L’irruzione delle idee forestiere veniva viepiù funesta a Roma perchè il suo genio pratico la traeva subitamente alle applicazioni. E già nel fôro e sul Campidoglio si adorava con altri riti che i patrj; il latino Saturno venne ammogliato con la greca Rea; il sabino Marte, privato dell’antica sposa Neriena, fu confuso con l’Arete omerico; l’etrusco Giano con Diana, o fu posto accanto allo Zeus dei Greci, benchè gli andasse sempre innanzi nelle invocazioni; agli agricoli e pastorali sottentrò una generazione di Dei guerreschi, fra’ quali primeggiava Remolo. Nel 534 di Roma, il senato decretava si demolissero i tempj degli egizj numi Iside e Serapide; e poichè nessun cittadino l’osava, Emilio Paolo pel primo diè della scure nelle imposte di quelli. Ottant’anni appresso, il pretore Cornelio Ispallo cacciò di Roma e d’Italia i Caldei astrologi e gli adoratori del Giove Sebazio: ma era egli possibile escludere gli Dei dalla città che tutti gli stranieri accoglieva? Nella seconda guerra punica, per avvivare il coraggio, si consultarono i libri Sibillini, e d’ordine di quelli si trasportò dalla Frigia la Madre Idea, fomento di nuove superstizioni fra oscene e spietate.
Queste raddoppiavano ne’ pericoli, e più che mai negli spaventi della guerra cartaginese: un fanciullo di sei mesi gridò Trionfo nel fôro Olitorio; figure di navi rosseggiarono in cielo; il tempio della Speranza venne fulminato; Giunone brandì l’asta; nel Piceno piovvero sassi; altrove scaturì sangue; s’apersero i cieli, i simulacri sudarono, galline mutaronsi in galli, nacquero capre lanose, la luna cozzava col sole, e compariva doppia e tripla.
In Grecia la varietà dei numi e l’introduzione di culti forestieri non faceva che aprire nuove fonti di bello; ma negl’Italiani, portati ad applicare le idee, alterava la vita e la condotta, e porgeva alimento alla ferocia ed alla sensualità. E lascivie e sangue parvero dunque religione; il popolo accorse ai giuochi gladiatorj, recati allora dalla Campania, inebbriandosi allo spettacolo dell’uccisione, e ad eccessi di voluttà proruppe ne’ Baccanali.
BACCANALI
Antico era presso gli Etruschi il culto di Bacco[294], simbolo della vita e della distruzione; e tre dì ogni anno si facevano le iniziazioni, di giorno e da sole donne. Paola Minia, sacerdotessa di Capua, e un sacerdote greco li pervertirono accomunandoli a uomini e donne, e crescendo a cinque per mese le adunanze notturne, ove s’insegnava e praticava il dogma Ciò che piace, lice. Di là segretamente quei riti si erano traforati in Roma; e Tito Sempronio Rutilo propose a suo genero d’iniziarvelo. Costui ne fa cenno ad una sua amasia, la quale gl’insinua il sospetto non sia un’astuzia del suocero per trarlo alla perdizione, onde non rendergli conto dei beni per esso amministrati. Il genero crede, e rifugge presso una zia; questa denunzia il fatto ai consoli, laonde vengono a pubblica notizia que’ misteri. E si diceva che in essi gl’iniziati mescolavansi alla rinfusa nel bujo, indi da furiosi correvano al Tevere, tuffandovi delle fiaccole; chi ricusasse partecipare alle infamie, era ghermito da una macchina e precipitato in cupe voragini. Difficile è sapere quanto il vero fosse alterato dal terror volgare, dall’astuzia signorile, dall’abitudine di giudicare scellerato tutto ciò che è arcano: sappiamo però che la notte si posero scolte, si fecero indagini, settemila iniziati si scopersero nella sola Roma; moltissime donne chiarite ree furono consegnate ai parenti che ne prendessero domestico supplizio; poi di città in città si estese l’indagine, trovandone una folla dappertutto.