Ed ecco d’improvviso Cajo ricompare a Roma.123 I censori lo chiamano in giudizio come disertore, ed egli così favella:—Dodici anni io militai, benchè soli dieci ne esigano le leggi. Sortito questore, stetti oltre due anni presso il mio generale, ancorchè la legge permetta di ritirarsi dopo servito un anno. Vero è ch’essa m’ingiungeva di tornare col mio generale; ma essa suppose che un console nel luogo stesso campeggiasse solamente durante il consolato. Se piacque tenere tre anni in Sardegna Aurelio Oreste, era io obbligato ad ordini non diretti a me? Dolce riusciva al proconsole esercitar lungo ed assoluto imperio sopra legioni obbedienti: duro riusciva ad un questore il gettar nell’ozio un utile tempo. Me chiamano gl’interessi di tanti infelici che implorano la distribuzione de’ terreni, alla quale io fui deputato. Con quale intento io fossi tenuto sì lungamente discosto dalla capitale, tocca al popolo romano indagarlo, tocca agl’Italiani il lamentarsene; voi, censori, abbiate almeno riguardo al modo ond’io mi comportai in un’isola, ove l’avarizia e la dissolutezza corruppero gli uffiziali e i soldati del nuovo esercito speditovi. Pur un asse io non accettai in dono dagli alleati, nè soffersi che alcuna spesa sostenessero per me. Non ho fatto della mia tenda un luogo di stravizzi, un ricovero alla crapula e alla prostituzione dei giovani romani: apparecchiai banchetti, ma dove, sbandita la licenza, regnava modestia di parole e di atti: nessuna femmina scostumata a me entrò: non crebbi punto di ricchezze. Questo divario troverete fra me e i vostri uffiziali di Sardegna, che io solo torno con la borsa vuota, mentre gli altri tracannarono il vino ond’erano piene le anfore che riportano colme d’argento e d’oro»[364].
POPOLARITÀ DI CAJO GRACCO
Cajo restò assolto ed acclamato dal popolo, che in esso credeva rivedere il suo Tiberio; onde, allorchè egli chiese il tribunato, non che occorressegli di far broglio, il campo Marzio non bastò alla folla d’Italiani accorsi, che dai terrazzi e dai tetti gli davano il suffragio per acclamazione; e mentre il voler prorogare l’annuale dignità era costato la vita a suo fratello, a lui fu confermata l’anno successivo,122 a grand’onta de’ patrizj, i quali soleano rimandare d’oggi in domani le proposte de’ tribuni finchè il loro anno spirasse.
Fu sventura che Cajo Gracco non venisse insieme con Tiberio, e che la fine di questo lo sgomentasse dal procedere con sicura risolutezza, e lo facesse astioso contro del senato. Mentre prima l’oratore, arringando nei comizj, volgevasi al senato, egli si piegò verso il popolo; nel che imitato, venne a trasferire in questo l’importanza. Poi, invece di dimenticare, siccom’è necessario a chiunque vuol riconciliazione e riforme, ogni tratto rammemorava Tiberio.—Dove andrò io? dove troverò un asilo? In Campidoglio? ma è lordo ancora del sangue di mio fratello. Nella casa paterna? ma vi troverò una madre inconsolabile. Romani, i vostri padri chiarirono guerra ai Falisci perchè aveano insultato il tribuno Genuzio; dannarono nel capo Veturio perchè non avea ceduto il passo a un tribuno che traversava il fôro; e costoro sotto i vostri occhi scannarono Tiberio, ne trascinarono il cadavere nel Tevere, i suoi amici fecero morire senza giudizio: mentre dapprima era costume che, quando uno fosse imputato di causa capitale, il banditore di buon mattino andasse alla porta di esso e lo citasse a suon di tromba, nè prima di ciò veruno votasse; tanto rispetto aveasi alla vita de’ concittadini».
SUOI PROVVEDIMENTI
Per conseguenza propone che un magistrato, il quale abbia colpito alcuno senza giudizio, venga tradotto avanti al popolo: legge diretta contro Ottavio, la quale dava il mal esempio d’azione retroattiva. Vôlto quindi agli interessi generali, propone che niuna condanna capitale valga senza la conferma del popolo; poi ogni mese facciasi una vendita di grano a buon patto, ogni anno una distribuzione di terreni; si disponga a profitto del popolo l’eredità del re Attalo; ai soldati si dia il vestire senza detrarre la paga, e non s’arrolino avanti i diciassette anni, mentre prima i patrizj facendosi iscrivere ancor fanciulli, si assicuravano dell’anzianità per ottenere i gradi: insomma fa a ritaglio accettare la legge del fratello. Le distribuzioni del grano erano necessarie per evitare i tumulti che la fame potea causare; ma introdussero l’idea che il popolo avesse diritto di vivere a spese dello Stato. Chi però avrebbe potuto opporvisi? e quanto non ne ricrescea la popolarità di Gracco! Tanto più che avendo fatto decretare grandiose opere pubbliche, vi dava impiego a migliaja di braccia; fece abbattere i palchi donde i doviziosi guardavano gli spettacoli del circo, acciocchè non rimanesse distinzione dai poveri. Doveva egli talora recedere da una sua rogazione? mostrava piegarvisi per riguardo a Cornelia, madre sua venerata e cara.
Col favore del popolo cresciuto d’ardire, volgesi a politiche innovazioni contro i privilegiati, e propone s’aggiungano nel senato seicento cavalieri: eccessiva domanda, ch’egli avventurò per ottenerne una più moderata, qual era che i giudizj fossero tolti ai senatori[365] e conferiti all’ordine equestre, che così fu reso un corpo politico da equilibrare il senato. Per tal passo gli amministratori delle provincie non si trovavano assicurata l’impunità dalla condiscendenza del senato: ma i nuovi giudici poteano vendere e vendettero la connivenza; e mentre umiliando i grandi credeva istituire una classe media, Cajo non creò che un partito, e come gli rinfacciavano i vecchi patrioti, diede alla repubblica due teste, che presto verrebbero ai morsi. Egli però vantavasi d’aver fitto nel fianco dell’aristocrazia il dardo mortale, compiacevasi d’avere consolidata la costituzione in modo, che il senato colla nobiltà, i cavalieri coi giudizj farebbero argine alle intemperanze della popolaglia.
ROGAZIONI DI CAJO GRACCO
Per sostenere l’opera sua e togliersi ogni limite, chiese agl’Italiani tutti si comunicasse la piena cittadinanza. Voleva egli con ciò amicarsi i Socj latini, perchè cessassero dall’opposizione; e sebbene l’averli il senato sbanditi dalla città, e impedito che a migliaja venissero dal Lazio ai comizj, eludesse la proposta, da quell’ora essi fecero causa coi poveri di Roma contro de’ nobili e del senato.
Colla legge frumentaria affezionatesi le tribù urbane, i cittadini coll’agraria, i cavalieri colla giudiziaria, l’Italia colla lusinga della cittadinanza, tutte le forze della repubblica e della penisola opponeva al senato, che si vide costretto a cedere. Ma la distribuzione dei grani smungeva l’erario; l’affidare i giudizj ai cavalieri spartiva in due la repubblica, e sottoponeva i senatori ai pubblicani; poi ai cavalieri rimaneva il dispetto delle scemate proprietà, e il popolo vedeva mal volentieri che Cajo intendesse accomunare a tutti gl’Italiani i suoi privilegi ed il suffragio.