Vindicat alternis vicibus.

[10] Ramazzini, De fontibus Mutinæ. Vallisnieri, Opusc., pag. 56. È noto che colà da antico sono praticati i pozzi, che ora si denominano artesiani.

[11] Dopo Adria, al fondo d’una cala s’incontravano a mezzodì un ramo dell’Adige e le Fosse Filistine, corrispondenti alla traccia che seguirebbero il Mincio e il Tartaro se il Po fluisse ancora al sud di Ferrara. Il delta veneto forse occupava la laguna di Comacchio, e lo traversavano sette bocche dell’Eridano, che sulla sinistra, ove esse diramavansi, aveva la città di Frigopoli nelle vicinanze di Ferrara. Septem Maria chiamavansi le acque stagnanti negli intervalli. Risalendo la costa settentrionale, dopo Adria vedeasi la foce principale dell’Adige, detta pur essa Fossa Philistina; poi Æstuarium Altini, mare interno, separato dal grande per una schiera di isolotti, in mezzo ai quali trovavasi un arcipelago chiamato Rialto, futura Venezia. Al secolo xii, tutte le acque del Po scorrevano a mezzogiorno di Ferrara nel Po di Voláno e nel Po di Primàro, dove oggi è la laguna di Comacchio. La riva era diretta sensibilmente da mezzodì a tramontana a dieci o undicimila metri dal meridiano di Adria, passando là dove ora sporge l’angolo occidentale del recinto della Mésola; e Lorco, al nord di questa, ne distava appena ducento metri. Verso la metà di quel secolo le acque grosse del Po, sostenute da dighe a sinistra, presso Ficarólo, diciannovemila metri a nord-ovest di Ferrara, dilagarono sulla parte settentrionale del territorio di Ferrara e sul Polésine di Rovigo, e buttaronsi nei due canali di Mazorno e di Toi. Forse l’uomo tracciò questa strada, in cui più sempre affluendo, spoverironsi le bocche di Volano e Primaro, e in meno d’un secolo furono ridotte quali oggidì. Nuovi canali s’aperse il fiume, e al cominciare del secolo xvii lo sbocco di tramontana, che n’è il principale, trovavasi vicinissimo alla foce dell’Adige, donde i Veneziani lo scostarono col taglio di Portoviro nel 1604. Dal secolo xii al xvii le alluvioni s’inoltrarono assai entro mare. Il ramo di tramontana nel 1600 sboccava a ventimila metri dal meridiano suddetto, quello di Toi a diciassettemila; talchè la riva era proceduta nove o diecimila metri al nord, e sei o settemila al sud; e fra le due trovavasi una cala, detta Sacca di Goro. Più gli sbocchi a mare si allungavano, più cresceano i depositi, sì pel scemato declivio delle acque, sì perchè inarginate, sì per le maggiori materie trascinate dai monti dissodati: la Sacca di Goro fu presto colmata; i due promontorj, formati dalle due prime bocche, si unirono in uno, la cui punta ora è da trentadue chilometri dal meridiano di Adria; sicchè in due secoli le bocche del Po usurparono quasi quattordicimila metri di lunghezza al mare. Dal 1200 al 1600 le alluvioni procedettero dunque venticinque metri l’anno, e settanta ne’ due ultimi secoli.

Queste sono a un bel presso le conclusioni del Prony, che sotto il Regno d’Italia avea avuto l’incarico di sistemare le nostre acque; e l’autorevole nome di lui, e l’esser francese fecero che l’asserzione venisse accettata senza esame, anche in opere serie, e valesse perfino a determinazioni pratiche. L’ingegnere Lombardini, colla storia e col livello alla mano, temperò quelle esagerazioni: non che il fondo del Po si trovi superiore ai tetti di Ferrara, la sua piena nè tampoco arriverebbe al primo piano delle case; carreggia annualmente da trenta in quaranta milioni di metri cubi di materie alla foce, sicchè la superficie delle sue alluvioni in un anno cresce di centredici ettare, nè progredisce in mare che un metro e mezzo; l’arginamento poi, necessario per salvar le campagne, non che rialzi il letto, anzi crescendo la rapidità lo farebbe sgombro, se altre circostanze non valessero a mantenervi i pericolosi ingombri.

Nel 1856 il veneziano Paleocapa a proposito del taglio dell’istmo di Suez ragionò del protendimento delle spiaggie dell’Adriatico. Questo golfo ha l’imboccatura più stretta fra Otranto e l’Albanía, larga appena settanta chilometri: di là fino a Trieste s’estende novecento chilometri da sud-est a nord-ovest, colla larghezza media di centottanta chilometri. Alle profondità maggiori, cioè di centottanta in ducento metri, si trovano gran letti di crostacei, cetacei e polipaj, misti con arena e terra; ma per lo più il fondo è fangoso: verso l’Istria s’incontrano roccie; verso Italia sabbie o argille tenaci. Forti le maree, che nelle sizigie a Venezia salgono fin ottanta centimetri sopra le ordinarie; e talvolta, combinandosi coi venti sciroccali, tino a due metri; ma verso Otranto rendonsi poco sensibili.

La corrente littorale si manifesta dappertutto, ma differisce secondo i venti, il flusso e la conformazione delle coste. Dal sud elevandosi al nord lungo le rive dalmate, giunta al canale di Zara si divide in due: una prosegue lungo la Dalmazia, l’Istria, il littorale veneto; l’altra si volge al largo, traversa l’Adriatico, e giunta alle acque d’Ancona, raggiunge la prima corrente, accrescendole forza verso la Puglia, dove corre fin tre o quattro chilometri all’ora, mentre superiormente non ne fa che sette in otto al giorno. Pare cessi d’aver azione a sette o otto metri sotto la superficie delle acque.

La costa orientale è tutta scaccata con seni e capi e isolotti e scogli e brevi pianure o montagne a picco; anche allo sbocco de’ fiumi pochissimo è il terreno d’alluvione; e ben poco fu alterata quella costa; laonde le città indicatevi in antico si trovano press’a poco al punto medesimo.

Tutt’altro avviene della costa settentrionale e occidentale dal capo Sdobba a Venezia, e di là a Rimini. Non più scogli od isole o canali, non montagne littorali, ma vaste pianure in cui cadono i fiumi alpini per isboccar nel mare, tutti portando immense materie, che cambiarono aspetto al lido. Aquileja, già sul mare, ha davanti una pianura maremmana di undici chilometri: Portogruaro, già porto, or dista quindici chilometri dal mare; Eraclea altrettanto; nove Altino: Brenta, Bacchiglione, Musone interrirono porti e insenature. Principalmente allo sbocco del Po si è formato un delta che sporge circa diciassette chilometri dalla ordinaria linea della costa fra Chioggia e Rimini, dove forse prima era una gran baja: poichè Adria doveva esser bagnata dal mare, che or ne dista venticinque chilometri. Dai documenti, rari in antico, abbondanti dal xvi secolo in poi, consta che i fiumi, e principalmente il Po, traversavano stagni e paludi ove deponeano le materie. Colmate queste, o protette da arginature, diboscati i monti, crebbe la quantità delle alluvioni tanto, che il canal Bianco o Po di Levante elevossi sopra le pianure del Polesine a segno di non riceverne più gli scoli. Allora fu fatto il taglio di Portoviro, lungo sette chilometri, invece dei diciassette del primiero; ma quello pure oggi è lungo chilometri ventisei, atteso le nuove alluvioni, che però non gli impediscono di ricever ancora le acque del Polesine.

A mezzo il secolo xviii il progresso delle alluvioni rallentò, e viepiù ai dì nostri. Perocchè la sporgenza del delta lo reca a profondi abissi, ne’ quali si precipitano le sabbie accumulate; e sebbene l’arginamento de’ torrenti secondarj e le piene maggiori, causate da’ diboscamenti, crescesser le materie portate nel letto, le burrasche e la corrente servono a lavarle via.

Le valli di Comacchio, già profondissime, furono esse pure interrite dal Po di Primaro e di Volano, e restano separate affatto dal mare. La spiaggia di Ravenna si è prolungata otto chilometri.