[32] Aqua, mare, pisces, vejæ, rota.... da ach, mor, fische, wagen, räder. Noi non ne dedurremmo se non che il latino è una delle lingue indo-germaniche, non venuta attraverso al greco.

[33] Erodoto, ii, 23; iv. 4; Dione, xxxix; Arriano, 1; Appiano, Illirio, § ii; Plinio, Nat. hist., lib. iii.

[34] A Gubio, loro città ch’essi chiamano Ikuveina, furono trovate nel 1444 le famose Tavole Eugubine, cinque in caratteri etruschi, due in latino e in lingua umbra, sulle quali si esercitò la pazienza e l’immaginazione di moltissimi eruditi. Vedi la nostra Appendice I.

[35] Plinio, Nat. hist. iii. 19: Umbrorum gens antiquissima Italiæ existimatur.—Dionigi, i. 18: ἕθνος ἐν τοῖς πάνυ μέγα τε καὶ ὰρχαῖον—Plinio, ivi: Tercenta eorum oppida Thusci debellasse reperiuntur. Il far celti gli Umbri oggi è contraddetto affatto, massime che la loro lingua è affine colla latina, e viepiù colla osca. Vedi Aufrect e Kirkhoff, Die Umbrischen Sprachdenkmäler; e per tutto Grotefend, Sulla geografia e storia dell’antica Italia. Annover 1840.

Le città degli Umbri sono noverate da Plinio e corrette nell’edizione del Sellig (Amburgo 1851) così: Ameria, Acerra, Attidiate, Asisinate, Arnate, Æsinate, Camerte, Casuentillana, Carsulana, Camellia, Dolata, Fulginate, Fonenpiense, Frentana, Iguvio, Interamna, Mevanate, Mevaniolense, Matilicata, Mergentina, Narti, Narniense, Nequino, Nuceria, Ocricolo, Ostrano, Pitulana, Pisuerta, Plestina, Salentina, Sarsina, Spoleto, Suasana, Sestinate, Suillata, Tadinata, Trebia, Tuderto, Tuficana, Vesinisicata, Vettonense, Vindinata, Viventana, Vafria, Usidicana.

[36] I grecanici traggono il nome dei Pelasgi πελαργὸς gru, quasi somigliandone le migrazioni a quelle di quest’animale. Ottofredo Müller lo deriva da ἀργὸς pianura, voce arcaica conservatasi ne’ dialetti di Tessaglia e di Macedonia, e da πελέω o πέλω abito (Gesch. hellenischer Stämme und Städte. Breslavia 1820). Potrebbe anche venire da πέλλας γῆ vecchia terra; espressione conforme a γρικὸς. La Croix fa pelasgi tutti gl’Italiani e gli Etruschi: altri vuole pelasgi gli Umbri. Per quarant’anni Petit-Radel seguitò a raccogliere notizie o monumentali o scritte o di tradizione intorno a questo popolo, in tutti i paesi ove ne sia traccia. Più di quattrocentocinquanta città antiche furono esplorate dal 1810 in poi da ottanta viaggiatori, e massime nella spedizione scientifica della Morea dopo il 1829; e a Parigi nella biblioteca Mazarina furono collocati sessanta monumenti a rilievo in gesso colorato, che rappresentano le varie costruzioni dei Pelasgi storici e del favolosi Ciclopi. Quasi al modo con cui si stimò l’età della terra dagli strati sovrapposti, si valutarono le epoche della fondazione delle città dai diversi metodi di costruzione delle mura.

Sui monumenti pelasgi vedansi principalmente:

Raoul-Rochette, Histoire de l’établissement des colonies grecques.—Notices sur les Nuraghes.

Houel, Voyage pittoresque. 1787, tom. i.

Mazzera, Temple antédiluvien, 1829.