Dodwel, Classical tour, ecc.—Veduta e descrizione delle rovine ciclopee in Grecia e in Italia. Londra, 1834.

Marianna Dionigi, Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate da Saturno. Roma, 1809.

Middleton, Grecians remains in Italy. Londra, 1812.

Petit-Radel, Voyage dans les principales villes d’Italie. Parigi, 1815.—Recherches sur les monumens cyclopéens, et description des modèles en relief composant la galerie pélasgique de la bibliothèque Mazarine. Ivi 1841; e spessissime volte il Bullettino e le Memorie dell’Istituto di corrispondenza archeologica. Quivi nel 1832, pag. 77, Gerhard diede il catalogo di tutte le opere ciclopiche d’Italia. Niebuhr nella Storia romana dice:—«I Pelasgi non erano un’accozzaglia di zingari, come alcuno li dipinge, ma nazioni stabilite su proprie terre, fiorenti e gloriose in un tempo che precede la storia nota degli Elleni; e forse costituivano la popolazione più estesa in Europa, abitavano dall’Arno al Po e fin verso il Bosforo; se non che nella Tracia la loro stanza era interrotta, e le isole settentrionali del mar Egeo rannodavano la catena che congiungeva i Tirreni d’Asia coi Pelasgi argivi... Sotto la denominazione di Pelasgi sembra in Italia vadano compresi gli Enotrj, i Morgeti, i Siculi, i Tirreni, i Peucezj, i Liburni, i Veneti; e circondavano di lor dimore l’Adriatico, non men che l’Egeo. Quella parte di loro che lasciò il nome al mar Inferiore (Tirreni), di cui occupava la costa molto innanzi nella Toscana, aveva pure uno stabilimento in Sardegna: in Sicilia gli Elingi, al pari dei Siculi, appartenevano a questo ceppo. Nelle contrade interiori dell’Europa, i Pelasgi occupavano il pendìo settentrionale delle Alpi Tirolesi, e li troviamo col nome di Peon o Pannonj fin sul Danubio, se pure Teucri e Dardani non erano popoli differenti».

[37] Pausania, Arcadia, cap. iii. v. 603.

[38] Lib. ii, 52.

[39] Hestia, Vesta, dalla radice medesima di esto, sto. Zeus Herkeios era il dio della proprietà; e rimase tal radice nel latino verbo herciscere, distribuire l’eredità d’un padrefamiglia.

[40] Scoliaste di Apollonio Rodio ad Argonauticam, i, 917.

[41] Giuseppe Sanchez, La Campania sotterranea, o brevi notizie degli edifizj scavati entro roccia nelle Sicilie e in altre regioni. Napoli, 1833. A migliaja sepolcri ha l’isoletta di Sant’Antioco (Enosi) presso a Sulci, or divenuti casolari; e così l’isola di Gozo.

[42] Petit-Radel, Notices sur les Nuraghes de la Sardaigne considérées dans leurs rapports avec les résultats des recherches sur les monumens cyclopéens et pélasgiques. Parigi, 1826. I molti altri che ne trattarono sono sorpassati dal cav. La Marmora, che applicò tutta la vita a studiare la Sardegna e i suoi monumenti. Egli crede i nuraghi non siano edifizj ciclopici, nè trofei, nè vedette, ma probabilmente pirei, cioè are del fuoco, somiglianti ai telayot delle isole Baleari; per ciò elevati sopra colline, e forse li sormontava un terrazzo a cui salivasi per una scala interna. Più antichi e con minor arte costruiti vi si trovano circoli e ammassi di smisurati pietroni, simili alle pietre levate che presentano la Bretagna continentale e la Caledonia.