At non in Venerem segnes, nocturnaque bella,
Aut ubi curva choros indixit tibia Bacchi,
Expectare dapes et plenæ pocula mensæ.

Vedi Teopompo presso Ateneo, xii. 3. E Dionigi, ix, 16: Αβροδίαιτον γὰρ δη καὶ πολυτελές τὸ τῶν Τυῤῥηνῶν ἔθνος ἦν, οἴκοι τε καὶ ἐπὶ στρατοπέδου ὑπεραγάμενον ἔξω τῶν ἀναγκαίων πλούτου τε καὶ τέχνες ἔργα παντοῖα πρὸς ἡδονὰς μεμηχανημένα καὶ τρυφὰς.

Anche delle belle donne loro, che Teopompo chiamò τὰς ὄψεις καλὰς, poco felice concetto ci dà quel d’Orazio, iii. od. 10:

Non te Penelopen difficilem procis
Tyrrhenus genuit parens;

e peggio Plauto, Cistellaria, ii. 3:

.... Non enim hic, ubi ex tusco modo
Tute tibi indigne dotem quæras corpore.

[65] Tutte le loro misure e divisioni sono multiple e submultiple del 12 e del 10. La misura agraria (vorsus), come il plectron greco, è un quadrato di cento piedi.

[66] Erodoto, vi. 17.

Si disputa fra i dotti se i Fenicj o gli Etruschi introducessero la civiltà nella Scandinavia, dove ora si trovano monete antichissime greche e fino d’Egina per ornamenti. Le vie per cui gli Etruschi vi andavano erano probabilmente, una per le Alpi Pennine, l’Elvezia, il Reno, l’Annover fin verso il Weser e l’imboccatura dell’Elba: l’altra per la Stiria, Vienna, la Slesia verso le bocche della Vistola o il Brandeburgo riuscendo nella Pomerania a sinistra dell’Oder e a Rugen, ove dovea confluire un’altra strada che da Val di Po e dall’Adige pel Brennero e la Baviera veniva da Halle. Erodoto pone l’Eridano verso il Baltico, e forse lo confonde col Po, dove non si raccoglieva l’elettro, ma si deponeva quello recato dalla Vistola, dall’Eider, dal Giutland. Però l’ambra si trova non solo in Sicilia, ma nella pineta di Ravenna, negli strati subappennini dei Bolognese e nelle sabbie del Po, donde poteano esser tratti i pezzi che ora si cavano dalle tombe etrusche e dalle terramare, per quanto lo neghi Virchow nel Ragguaglio sulla cosmologia ed etnologia italiane (Berlin Gesellschaft für Anthropologie, Ethnologie und Urgeschichte).

[67] Ναυτικαῖς δυνάμεσιν ἰσχύσαντες, καὶ πολλοὺς θάλαττα κρατήσαντες. Diodoro, v. L’antica navigazione nel Mediterraneo durava da maggio sino al cominciar di novembre, cioè dal levare eliaco sin al tramonto eliaco delle Plejadi. Questa costellazione potrebbe trarre il nome, non già da πλείοι più, molti, ma da πλεῖν navigare.