Ponebant igitur tusco ferrata catino.

Plinio, xl. 45, scrive che l’arte delle stoviglie è elaborata Italiæ, et maxime Etruriæ. Però Seneca racconta che i coloni piantati da Giulio Cesare a Capua, per fabbricare case rustiche disfaceano gli antichi sepolcri, tanto più che aliquantulum vasculorum operis antiqui reperiebant. E mille anni dopo, Giovan Villani (Cronache, lib. i. 47) sapeva che «in Arezzo anticamente furono fatti per sottilissimi maestri vasi rossi con diversi intagli, che veggendoli pareano impossibili esser opera umana, e ancora se ne trovano».

[80] Relazioni d’alcuni viaggi nella Toscana, tom. i. p. 47. Anche descrivendo la spiaggia di Cecina, riparla di grandi ammassi di rottami d’anfore, tubi, embrici e altri lavori di terra cotta, con anfore intiere, e misti a ossa umane. Sembra però si tratti di figuline de’ tempi romani, giacchè egli porta molte iscrizioni latine che v’erano impresse.

[81] Plinio, xxv. 43.

[82] Crizia presso Ateneo, i. 28: Τυρσήνη δὲ κρατεῖ κρυσότυπος φιάλη, καὶ πᾶς χαλκὸς ὅτις κοσμεῖ δόμον ἔν τινι χρείᾳ. —Ferecrate, ivi xv. 700: Τὶς τῶν λυχνείων ἡ ἐργασία; τυῤῥθνικὴ ποικίλαι γὰρ ἦσαν αἱ παρὰ τοῖς Τυῤῥενοῖς ἐργασίαι.

[83] La priorità delle arti belle in Italia fu sostenuta dal Guarnacci (Origini italiche), dal padre Paoli (Antichità pestane), dal conte d’Arco (Patria primitiva del disegno), e da molti moderni, massime dopo le ultime scoperte, cominciando da Luciano Buonaparte.

Sulle arti etrusche possono vedersi pel secolo passato: Th. Dempster, 1619, coi paralipomeni del Passeri; A. F. Gori, Musæum etruscum, 1737-43, colle dissertazioni del Passeri: Musæi Guarnacci ant. mon. etrusca, 1744. Erano mal distribuiti, raccolti senza critica, classificati a capriccio, per modo che il Müller credette non poter farne verun conto per chiarire la storia e le credenze degli Etruschi. Profittarono delle scoperte recenti il cavaliere Francesco Inghirami, Monumenti etruschi o di etrusco nome, sette volumi di testo, sei di tavole, 1821-56; e Pitture di vasi fittili, 1832; le moltissime memorie delle Accademie di Cortona, di Parigi, dell’Istituto di corrispondenza archeologica di Roma, ecc.; e libri e opuscoli senza numero di Vermiglioli, Cardinali, Orioli, Teani, Arditi, Gerhard, Raoul-Rochette, Visconti, Grifi, Bunsen, Campanari, Micali, Gargallo, Candelori, Feoli, Stackelberg, Dorow, Bröndstedt, Lewezow, Böck, Luynes, Svelcker, Panofka.... De Witte e Lenormant pubblicarono una scelta di vasi ceramografici a Parigi, 1840. Vedansi pure Musæi etrusci, quod Gregorius XVI in ædibus vaticanis constituit, monumenta; Roma, 1842. I musei che più se ne arricchirono, son quelli di Londra, cui fu venduta la raccolta del principe di Canino; di Monaco, di Leida, di Berlino, del re d’Olanda; e in Italia il Gregoriano e il Campana a Roma, il Borbonico a Napoli, le collezioni Buccelli a Montepulciano, Ruggeri a Viterbo, Venuti a Cortona, Ansidei, Oddi ed altri a Perugia, Guarnacci e Franceschini a Volterra, Jatta e Santangelo a Napoli.

[84]

Eversosque focos antiquæ gentis hetruscæ.

Properzio, ii. 28.