[85] Quanto era stato scritto intorno agli Etruschi prima del 1828, fu riassunto da Ottofredo Müller nei quattro libri intitolati Die Etrusker, editi a Breslavia in quell’anno. A quest’opera, buon tratto inferiore alla sua sui Dori, e pubblicata prima che s’aprissero i sepolcreti di Vulci, antepose una Vorerinnerung über die Quellen der etruskischen Alterthumskunde, ove ragiona le autorità greche, romane e tradizionali, e volge spesso la beffa contro la boria nostra del rifiutare l’origine greca della civiltà etrusca, assunto da lui sostenuto; eppure io non so se possa trovarsi un più pregiudicato ammiratore dei Greci che il nostro Luigi Lanzi. Questo trae molte etimologie dal greco, staccandone l’articolo t: così Turms si riduce a ὁ ὑρνῆς, Turan, ὁ ἄραν, Marte, Thalina, θ΄ἄλινα nata dal mare; Tarconte sarebbe ἄρχω coll’articolo; Tages, ταγὸς; capo; Tarquinia o Trachinia e Tarrachina, da τραχὺς; aspro, erto; Corneto da Corinthio; Faleria, Falisci da Ἁλοὼς; così Agylla, Pyrgos, Alsium Ἄλσος, Gravisca γραῖα, Volcium ἱόλκος o ὄλκος, Veji ἡρμῆον ecc. Argomentano pure dalle relazioni che l’Etruria mantenne continuamente colla Grecia; onde da Corinto venne una colonia con Damarato, quei di Cere tenevano il tesoro a Delfo, ecc.

Il Micali nell’Italia avanti il dominio dei Romani, 1810, suppone continuamente una gente di nascita e credenza indigena, cui sopravvennero altre con diversi riti; ma nella Storia degli antichi popoli italiani, 1832, mostrossi men risoluto nel negare l’influenza asiatica ed egizia sulla civiltà etrusca; e meno ancora nei Monumenti inediti a illustrazione della storia degli antichi popoli italiani, 1844.

Niebuhr fa identici i Pelasgi e i Tirreni, provenuti d’Occidente, dimorati in Etruria, e affatto diversi dagli Etruschi e dai Raseni. Millingen invece contende la parità di questi due nomi, come fa sempre Erodoto: da Τυῤῥηνοὶ o Τυρσηνοὶ egli trae Τυρησκοὶ, desinenza pelasgica che occorre in Drabesco, Bromisco, Dorisco, Mirgisco e altre città di Tracia; e qui in Volsci, Falisci, Gravisca. Da Τυρησκοὶ i Latini trassero Truschi, e prefiggendo l’e, Etruschi, poi Thusci, Tusci; al modo stesso Όπικοι fu cangiato in Opisci e Osci, Ποσειδονία in Pestunum e Pestum, Πομυδεύκης in Polluces e Pollux. Ma poichè nulla prova che in questi ultimi nomi la forma greca sia stata la primitiva, potendo anzi essere un’alterazione della pelasgica, l’analogia non soccorre a quella difficile etimologia.

Lepsius introdusse i Pelasgi-Tirreni. Giambattista Bruni, nelle Ricerche intorno all’origine dei Pelasgi-Tirreni, sostiene sieno Fenicj, al pari di Bochart, Mazzocchi, Dumont e altri.

Orioli, negli Opuscoli letterarj di Bologna (De’ popoli Raseni o Etruschi), fiancheggia l’origine lidia. Poletti, Dei popoli e delle arti primitive in Italia, ripudia le immigrazioni, e vuol anzi che i nostri, col nome di Pelasgi, portassero altrove la civiltà.

Fra i moltissimi che ne discussero in questi ultimi anni, citiamo:

G. J. Grotefend, Della geografia e storia dell’antica Italia fino alla dominazione romana. Annover, 1840.

W. Abeken, Mittelitalien vor den Zeiten römischer Herrschaft. Stuttgard, 1843. Riconosce egli nella prisca Italia quattro razze principali:

1º I Tirreni, forse Pelasgi, di cui sono i Siculi, i Sabini, i Latini;

2º I Raseni o Reti, che fondendosi coi vinti, formarono gli Etruschi; per lo che i Tirreni fra l’Arno e il Tevere si distinguono dagli altri;