Nam Venusinus arat finem sub utrumque colonus Missus ad hoc, pulsis (vetus est ut fama) Sabellis.
Satir. Lib. ii. i. 35.
[98] Pausania dice: Ὑπὸ δὲ Λιβύων τῶν ἐνοικούντων καλουμνη Κορσικὴ: Dai libici abitanti chiamata Corsica. Ottofredo Müller vorrebbe leggere Λιγύων, ma senza darne ragioni. Quanto propriamente alla Sardegna, la favola dice Sardo figlio del libico Ercole.
[99] Münter, nel libro sulla religione de’ Cartaginesi, ha un’appendice Ueber Sardische Idole. Polibio, nel libro i, ci mostra floridissima l’isola di Sardegna allorchè i Romani vi afferrarono; invece Aristotele, nel libro De mirabilibus, c. 105, dice che «i Cartaginesi avevano distrutto in Sardegna tutti gli alberi fruttiferi, e vietato agli abitanti, pena la vita, di darsi all’agricoltura». Beckmann, nell’edizione di quest’opera, dimostrò che tale asserzione non si appoggia che su qualche vaga tradizione, ed è smentita dall’accordo delle cose.
[100] Seneca, ivi relegato, dice che in Corsica la popolazione è iberica, ma la costoro lingua fu perduta per la ligure (Consolatio ad Helviam, cap. 8). Forse non significa se non la fratellanza di Liguri ed Iberi.
[101] Lib. v. § 13.
[102] Giano dovette essere il nome d’alcuno di quei primissimi savj, di cui rimase memoria fra popoli diversi. Pei Fenicj Jonn corrispondeva a Baal; in gallese vuol dire signore, dio, causa prima; Bacco fu detto janna, jon, jona, jain, jaungoicoa, dio, signore, padrone; gli Scandinavi chiamano jan il sole, che i Trojani pure adoravano col nome di jona (Jamesson’s, Hermes scyticus, pag. 60); javnaha chiamasi in persiano quell’astro, e jannan vuol dire capo (Pictet, Culto dei Cabiri in Irlanda, pag. 104). Raoul-Rochette in Joan, Jon, Janus vede il capo d’una colonia jonica, giunta in Italia 1431 anni avanti Cristo. In somma egli ci sembra il simbolo della gente pelasga, e tiene molte somiglianze col Brama indiano, quadrifronte anch’esso, qual faceasi a Falera, mentre a Ilo ma non conservò che due facce.
Si disse che Latium fu chiamato perchè cola latuit Saturno:
Is genus indocile, ac dispersum montibus altis
Composuit, legesque dedit, Latiumque vocari
Maluit, his quoniam latuisset tutus in oris.
Virgilio, Æn. viii. 321.