[178] Roma aveva promesso rispettare civitatem di Cartagine; onde risparmia i cittadini, ma distrugge urbem, la città. Così dopo il fatto delle Forche Caudine; così nelle tregue, conchiuse pei giorni e violate la notte.

[179] Dionigi, iv. 1. Cicerone (De legibus, iii. 3) dice tenevansi registri del preciso numero de’ cittadini, de’ loro figli, degli schiavi, degli armenti, e l’enumerazione dei beni, e l’età delle persone. Il numero degli abitanti lo argomento dai centrentamila capaci dell’armi, noverati nel censo di Publicola nel 245. Che l’ammissione de’ forestieri si rallentasse al principio del governo consolare, lo prova il censo del 279, che dà solo centremila cittadini puberi, e il triplo di donne, fanciulli, schiavi, mercanti, stranieri, operaj, «giacchè a Roma non è lecito sostentarsi col traffico e coll’industria manuale», dice Dionigi, ix. 383.

Censimento della popolazione romana in varj tempi:

Anno FamiglieCittadini
185Sotto Servio Tullo84,000420,000
245Allo stabilirsi della repubblica130,000650,000
261Dopo istituiti i tribuni110,000550,000
279Dopo le turbolenze della legge agraria103,000515,000
288Durante la guerra cogli Equi e Volsci124,215621,000
294Sotto la dittatura di Cincinnato132,409662,000
361Al bando di Camillo152,573762,000
410Durante la guerra dei Sanniti160,000800,000
460Al consolato di Fabio Massimo270,0001,350,000
464All’istituzione dei triumviri capitali273,0001,365,000
478All’invasione di Pirro271,2241,356,000
489Al rompersi della prima guerra punica292,2241,460,000
501Durante la guerra di Sicilia297,7971,485,000
532Al fine della prima guerra punica260,0001,300,000
533Quando i liberti furono compresi nelle tribù urbane270,2131,350,000
545Durante la seconda guerra punica237,1081,185,000
549Alla spedizione di Scipione in Africa214,0001,070,000
559Prima della guerra contro Antioco243,7041,218,000
564Nella guerra colla lega Etolia258,3281,291,000
574Prima della guerra di Perseo273,2241,366,000
579Nella guerra illirica269,0151,345,000
584Nella guerra macedonica312,8051,564,000
589Dopo conquistata la Macedonia337,5521,687,000
594Dopo la terza guerra punica328,3141,641,000
599All’alleanza con Massinissa324,0001,620,000
606Alla distruzione di Cartagine322,2001,611,000
611——————di Corinto328,3421,641,000
617Alla spedizione di Scipione in Ispagna323,0001,615,000
622Alla morte di Tiberio Gracco313,8231,569,000
629––.———di Scipione l’Africano390,7361,953,000
639Dopo la rotta degli Allobrogi394,3361,971,000
664Dopo la guerra Sociale e l’ammissione degli Alleati463,0002,315,000
683Dopo la guerra civile di Mario450,0002,250,000
703–———––.——––.di Cesare e Pompeo420,0002,100,000
725Dopo stabilito l’impero4,164,00020,820,000
IIª numerazione di Augusto4,233,00021,165,000
IIIª numerazione4,630,00023,150,000
800Sotto Claudio6,944,00034,720,000
Sotto Vespasiano??

[180] Cioè cinquanta are; sicchè tutto il territorio legale era di millecinquecento ettare.

[181] Nexa chiamavansi (secondo il Niebuhr) quelli che al plebeo, debitore d’un patrizio, stavano garanti colla propria roba, il che s’intende anche colla famiglia, promettendo soddisfare con fatiche personali; inoltre il plebeo che, non pagando, veniva fatto schiavo del patrizio creditore. Se alla scadenza il debito non si spegneva, accumulavasi il frutto al capitale.

Forse con più ragione il Vico crede che da principio i patrizj dessero in feudo ai plebei le terre per un annuo canone: non pagandolo, poteano questi ripeterlo col braccio governativo e farsi aggiudicare schiavi i debitori morosi. I prepotenti facilmente allargarono questa feudale prerogativa ad ogni altro debito.

[182] Il testo, riferito da A. Gellio, è preciso: Tertiis nundinis capite pœnas dabant: si plures forent quibus reus esset judicatus, secare si vellent atque partiri corpus addicti sibi hominis permiserunt. Tertiis nundinis, partes secanto: si plus minusve secuerunt, se fraude esto. Questa previsione del tagliar più o meno impedisce d’intendervi soltanto divisione dei beni dell’oberato, sectio bonorum: anzi se fra’ creditori un solo restava inesorabile, eragli conservato il suo diritto, potendo egli uccidere o mutilare il debitore. È a credere che di rado o non mai la legge fosse applicata, poichè il debitore si sarà riscattato consentendo al nexum, o parenti e amici avranno offerto ai creditori più di quello che potessero ritrarre dal venderlo; i tribuni si saranno opposti al furioso che ricusasse ogni patto al debitore.

Una legge del dittatore Petilio (o Petizio o Popilio) del 433 di Roma abolì il nexo, vietando per l’avvenire l’ipoteca sulla persona, e facendola cessare per qualunque debitore giurasse possedere abbastanza per redimersi: Omnes qui bonam copiam jurarent, ne essent nexi, dissoluti, dice Varrone. Gli addicti erano garantiti contro i ferri, eccetto il caso che fossero condannati per delitto. In Plauto, il modo più terribile per farsi pagare da un cattivo debitore è l’addizione o carcere privato. Anche durante la guerra d’Annibale vediamo in Tito Livio i condannati a restituzione di danaro essere gettati in carcere come criminali.

[183] Furono Giunio Bruto e Sicinio Belluto. Ecco ricomparire Bruto, cioè il servo ribelle della rivoluzione contro i Tarquinj: e un Bruto ritornerà all’altro tentativo di rivoluzione contro l’impero iniziato.