Chi visiti San Pietro d’Alba nei Marsi, riconosce tre gradini di costruzione pelasgica, sormontati da un tempio romano, al quale i Goti aggiunsero una tribuna ad abside, e il medioevo una facciata, mentre l’interno è ornato da sei colonne di marmo corintio. Questa mescolanza non è il simbolo perpetuo della storia degli Italiani? e sarà mai sperabile che altri pianti un sistema, il quale valga unico a spiegare le mille varietà? Sanno d’alchimia più che di chimica cedeste manipolazioni della storia, per cui a cinquemila anni di lontananza si pretende dar la formola delle affinità, indicare la separazione dei popoli, ridurre a calcolo il caos. Ogni ipotesi troppo generale soccombe alla sincera indagine; e se è sconfortante che i dotti rimangano ambigui, ed i migliori sforzi riescano soltanto ad un forse, è umiliante che per quel forse si palleggi dall’uno all’altro il titolo d’ignorante o di presuntuoso.
Nota del 1874.
ANTICHITÀ PREISTORICHE
Le recenti scoperte di oggetti antichissimi, di rozzissimi arnesi, d’armi di silice, d’ossa rosicchiate o intagliate, di teschi umani entro grotte o ne’ paduli o nelle torbiere, e fin sotto a terreni di altra età geologica, portarono a un nuovo studio, che chiamarono antichità preistoriche. Ergendo ipotesi arditissime sovra fatti ancora indeterminati, si negò l’unica derivazione dell’uomo, si volle perfino crederlo null’altro che la trasformazione graduale di scimie antropomorfe, avvenuta in diverse parti del globo, e nel volgere di milioni d’anni.
Tutto ciò non ha a fare colla storia, la quale non può prender le mosse che dalle tradizioni nostre, dai nostri monumenti. I quali in verità attestarono uno stato quasi selvaggio delle popolazioni indigene, che, non possedendo ancora i metalli, si valeano delle pietre; poi usarono il rame, che più facilmente si trova puro; tardi approfittarono del ferro, divenuto poi principale stromento di civiltà. Giancarlo Conestabile assevera all’età del rame fosse contemporaneo l’uso del ferro, che trova spessissimo presente e mescolato all’altro metallo ne’ lavori artistici e industriali; donde induce che l’uso del ferro cominciò qui assai prima che nel Settentrione. Questi uomini preistorici sarebbero o brachicefali nell’Italia superiore, o dolicocefali nella inferiore: misti nella centrale.
Accordando colle scoperte recenti le tradizioni, abbiamo che, dopo il periodo pliocenico, l’Italia era occupata dal mare, donde sporgeano come isole le vette dei monti. Fra le selve d’alto fusto viveano genti selvagge con elefanti, rinoceronti, ippopotami, cervi da enormi corna, bovi primigeni ed altre specie perite. Da queste difendeansi con arme di selce: albergavano entro grotte, ovvero su palafitte in mezzo alle acque, dove rimasero gli avanzi de’ loro cibi. Così passarono l’età dei ghiacci: allo squagliarsi de’ quali la pianura andava asciugandosi, e le genti vi scendevano, perfezionando il vivere, gli utensili, le armi.
Testimonj di questi progressi dalla pietra al bronzo poi al ferro non sono scarsi in Italia, massime nella settentrionale, in abitazioni lacustri dei laghi di Lombardia, in necropoli dell’Emilia, in capanne, in terramare; ma segnarne la successione e l’età comparativa è troppo difficile.
Accontentandoci di esaminare le popolazioni storiche, pare dimostrato che la stirpe Aria o Indo-europea, partendo dalle terre traversate dall’Oxo, di là del Caspio e della Scizia, venisse in Europa in quattro rami, il Celtico, il Germanico, il Greco italico o Pelasgo, il Lituano slavo. Forse trenta secoli avanti Cristo avvenne la prima emigrazione di Celti, quasi contemporanea a quella dei Pelasgi, che stabilitisi nell’Asia Minore e sull’Ellesponto, spinsero ramificazioni in Italia, dove occuparono le creste degli Appennini, respingendo gli Aborigeni, dei quali son forse avanzi gli Japigi della Messapia, gli Opsci, gli Ausonj della Lucania, e i Liguri, che pajono i più antichi abitatori, nell’età detta della pietra.
Dell’istesso ramo Ario erano gli Umbri e Latini, quelli di dominio più esteso, questi limitati al paese del basso Tevere.
Viene terza un’immigrazione greco-pelasgica dall’Arcadia, dalla Tessaglia, dall’Epiro, per mare sbarcando nell’Italia propriamente detta, ch’è la Calabria, denominata da Enotro e Peucezio, e alle foci del Po, dove fondarono Spina.