Ma i Tirreni erano poi tutt’una cosa cogli Etruschi? Certamente gli Etruschi non usano linguaggio analogo al greco, come i Pelasgi; hanno lucumonie, e federazioni, e religione di genj, e vaticinj, al differente dei Tirreni-Pelasgi. Le tribù che abitavano attorno ad Adria forse si strinsero cogli Oschi in una lega chiamata degli Atr-Oschi, donde il nome d’Etruschi. Alcuno suppone che un popolo nuovo, detto i Raseni, scendesse dalla Rezia sopra l’Italia, la conquistasse, piantandosi fra le città pelasgiche dell’interno e della costa, e fosse chiamato degli Etruschi, come furono detti Britanni gli Angli, Messicani e Peruviani i creoli di Spagna, e Longobardi noi. Niuna traccia per altro fra gli antichi di tale conquista rasena.
A negare che gli Etruschi fossero greci varrebbe, oltre il loro parlare affatto distinto, il vedere che i Latini applicarono il nome di Pelasgi ai Greci[46] ed anche agli schiavi; dal che noi inducemmo che gli avanzi de’ Pelasgi rimanessero al nord soggiogati dagli Umbri-Galli, come al sud gli Enotrj e i Peucezj da’ Pelasgi-Elleni, formando il vulgo servile. Al tempo di Catone chiamavansi Etruria il paese, Tuschi gli abitanti; e possiamo credere che quel nome vivesse nelle bocche, donde, sotto gli ultimi imperatori, fu fatto il nome di Tuscia, non prima scritto.
L’accertare l’origine degli Etruschi, e quanta parte di civiltà qui recassero, riesce viepiù difficile perchè i sacerdoti, in cui mano stavano gli annali, poterono alterarli a loro talento: poi micidiali guerre li distrussero, ed i Romani affettarono disprezzarli, benchè alle famiglie illustri fosse vanto il derivare da quel popolo[47].
CITTÀ E COLONIE ETRUSCHE
Per raccogliere il poco che possiamo, gli Etruschi, o entrati allora in Italia, o ridestatisi dal servaggio, si trovarono incontro gli Umbri, ai quali tolsero trecento città[48], confinandoli in una sola provincia, che serbò il nome di Umbria, sebbene poi li ricevessero in alleanza e in comunione di sacrifizj[49]; si distesero nelle campagne che or sono il Bolognese, il Ferrarese e il Polesine, e nelle pianure fra l’Alpi e l’Appennino. Il Po difese da loro i Veneti, gente illirica: i Liguri ricovrarono fra i monti, cedendo il pian paese e il golfo della Spezia, dove essi Etruschi fondarono Luni, possedendo così tutta la costa.
Dappertutto gli Etruschi collocarono colonie; fondarono sul Po una nuova Etruria che, come l’interiore, contava dodici città, fra cui Adria sul mare allo sbocco del Po e dell’Adige, Fèlsina, Melpo (Melzo?), Mantova, così detta forse da Mantus, loro Bacco infernale, e divenuta poi capo della confederazione circumpadana. Nel Piceno fabbricarono Capra montana e Capra marittima, e l’Adria picena. Piombali sui Casci, prischi abitatori del Lazio, stabilirono per confine l’Albula, assoggettarono le terre dei Volsci, passarono il Liri, e nella felice Campania piantarono altre dodici colonie, tra cui Nola, Ercolano, Pompej, Marcina, e prima fra tutte Vulturnio: pure sembra che il grosso della popolazione osca vi rimanesse in qualche luogo, in altri i Sanniti rivalessero alla loro conquista.
Centro di questo dominio era l’Etruria propria fra l’Arno e il Tevere, dove fabbricarono altre città, cinte con solide mura di pietroni, o si valsero di quelle già fortificate dai Pelasgi. Primeggiavano tra esse Clusio, Volterra, Cortona, Arezzo, Perugia, Volsinia, Vetulonia, Cere, Tarquinia, Vejo[50], oltre una schiera di terre lungo il mare, e nel paese or infamato dalla mal’aria. Rimpetto all’Elba, Populonia occupava la cima occidentale del promontorio di Piombino. Rusella in forte postura sovra uno sprone del monte, dominava la maremma grossetana. Vejo circuiva sette miglia, s’un dirupo a dodici miglia da Roma, ricca di territorio ubertoso in poggio e in piano sulla destra del Tevere, abbracciando fin i colli del Gianicolo e del Vaticano. Tarquinia consideravasi come cuna del popolo etrusco, e fondata da Tarconte, l’eroe divino in cui di questo sono personificate le imprese, e da cui diceansi pure fondate Pisa e Mantova. Cere, che i Pelasgi nominavano Agilla, fu loro metropoli religiosa, e teneva a Delfo l’erario comune, indizio, se non di derivazione, almeno di parentela ellenica. Nelle tradizioni di questa ricordavasi un tiranno crudelissimo, Masenzio, simbolo dell’oppressione etrusca sopra que’ paesi; e forse a lor dominio stettero anche i Volsci e i Rutuli: Tusculo ne conserva il nome; anzi sin il monte Celio, uno dei sette di Roma, la qual Roma forse non era che la fortezza più meridionale della confederazione etrusca.
Parve un momento che gli Etruschi potessero congiungere tutta Italia: ma sconfitti da Gerone di Siracusa, si trovarono costretti a limitare all’Etruria il loro imperio, rinserrato più sempre dalla riazione di Liguri, Galli, Sanniti, infine distrutto dai Romani.
E scarsissime memorie ci rimasero della stupenda loro civiltà, in parte greca od asiatica, in parte originale, non senza influssi dell’aborigena e della pelasga. Chi però dall’estensione di quella volesse indurre una grande antichità degli Etruschi, mostrerebbe dimenticare come la civiltà, in quante storie conosciamo, appaja sempre dativa, cioè o importata di fuori o rivelata dal cielo: nè diversamente va il caso per gli Etruschi.
RELIGIONE DEGLI ETRUSCHI