LORO FORMA ED ETÀ
Le iscrizioni esprimono o augurj, o eccitamenti al bere, o versi, e spesso il nome del dipintore. Ma pittore di lècyti sonava come da noi pittore di boccali; e da siffatti doveano esser dipinti i vasi, sui quali riproducevano forse le composizioni di artisti, alla buona ma con molta libertà e colla spigliatezza che vuolsi nel lavorare a fresco. Laonde questi dipinti ci conserverebbero almeno un ricordo de’ migliori quadri perduti. Chè del resto la pittura in Toscana non era ancora un’indipendente imitazione della natura; ma o serviva all’architettura, o contentavasi di richiamare all’intelletto alcuni segni caratteristici mediante forme convenzionali. Pertanto valeasi di soli quattro colori, nè rifuggiva dal fare uccelli e alberi cerulei o rossi, un cavallo con testa bruna, criniera e coda gialla, collo rosso picchiettato di giallo, gialle, rosse, nere le gambe, una coscia gialla, una bruna; e negli uomini il nudo rosso, bianco nelle donne.
Si pretese assegnare una cronologia almeno comparativa tra que’ vasi, e dicono più antichi quelli di fondo giallastro con figure ranciate o brune non lucenti, mentre le figure rosse su fondo nero erano da principio inusate. Questo primo periodo, dal xvi al x secolo, offre linee dure, attitudini inusate, persone esili, teste ovali, allungate indietro, finite in menti acuti, cogli occhi tirati in su, le braccia spenzoloni, i piedi paralleli, le pieghe agli abiti indicate appena con un frego, e grossieri gli ornamenti. Dal secolo x al v appare un secondo stile, con contorni meglio decisi, ma esagerate le espressioni, la musculatura, l’atteggiamento, dita intirizzite, profili risentiti, ignorante attaccatura di membri. Contemporanei al fiore dell’arte greca sarebbero i migliori, con ornati gentili, ma le figure sempre peccanti d’eccessivo e manierato. Via via si sbizzarrì nelle forme, ne’ meandri, dal delicato si passò all’aggraziato, e si cadde nel negletto e nel convenzionale.
ORIGINE DEI VASI ETRUSCHI
Anche dalle scene può argomentarsi la maggiore o minore antichità; e d’altissima vorrebbero quelli che imitano disegni egizj ed orientali, con persone di duplice natura, sfingi alate, mostri bizzarri, genj a due o quattro ali, scarabei.
Cronologia convenzionale, perocchè muove dal supposto d’un progresso regolare, nè tiene conto della diversa abilità degli operaj. Bensì d’alcuni vasi può il tempo argomentarsi dai luoghi ove si trovano: Vetulonia antichissima darebbe i primi; i vasi vulcenti sarebbero anteriori ad ogni anticaglia greca e romana; i neri di Albano, spesso a campana, tengonsi dovuti ad aborigeni; i più recenti sembrano quelli d’Ercolano e Pompej, neri e verniciati ma non dipinti.
Gli scrittori d’arti belle aveano asserito che queste derivassero tutte dalla Grecia; greci eransi detti i primi e pochi vasi etruschi, e altrettanto volle sostenersi anche quando a migliaja furono resi dalle terre nostre. Vi dava appoggio il portare alcuni di essi il nome del pittore o del vasajo, od altra iscrizione greca e principalmente Τῶν ἀθηνήθεν ἄθλων, cioè premj dati in Atene; onde supposero fosser di que’ vasi che in Atene si distribuivano ai vincitori dei giuochi, e che qui portati, si deponessero nella tomba del premiato. Molti soggetti delle pitture si riferiscono a greca mitologia, e recano i noti simboli delle divinità olimpiche; lo stile poi de’ vasi stessi tiene del greco, e corrisponde alle varie età delle arti elleniche. Damarato, migrando da Corinto a Tarquinia, menò seco i vasaj Euchiri ed Eugramo[81]: linguaggio mitico, che esprimerebbe avere i Toscani imparato dai Greci il disegnare grazioso e il modellar bene. Pertanto il dire arte etrusca disconviene quanto il dire americane le opere fabbricate su l’altro continente da Europei. Perchè i primi lavori in Roma vennero di Toscana, etrusco chiamarono i Romani lo stile duro e arcaico, ignorando che questo era proprio anche dei Greci; e viepiù si confermarono in tale distinzione quando acquistarono in Grecia lavori di squisita perfezione, al cui confronto credettero proprio degli Etruschi quello stile, che non era in realtà se non il greco antico.
ORIGINE DEI VASI ETRUSCHI
Così argomentano i grecanici: ma d’altra parte, mentre scarsi s’incontrano altrove, abbondanti e bellissimi si trovano i vasi in Italia; e sembra si possa drittamente indurre che là si fabbricassero ove si adoperavano; e poichè non valeano ad altro uso, giacchè i più mancano di fondo, ed hanno la superficie nè fusa nè vetrificata come si vorrebbe per servire al modo delle nostre stoviglie, e trovatisi affatto nuovi, dobbiamo crederli destinati o interamente o specialmente ai sepolcri. Ora chi vorrà credere andassero i nostri a cercare dagli stranieri ciò che serviva ai riti patrj? Certo alla Grecia era insueto questo deporre i vasi nelle tombe. I somiglianti che si rinvengono nell’Attica, sono pochi e meno eleganti; quelli della Sicilia, legatissima colla Grecia, non vincono i veramente etruschi e nolani. Ben potè qualche Etrusco aver riportato un premio panatenaico: ma riflettendo alla difficoltà di comunicazione degli antichi, e alla fragilità dei vasi stessi, chi s’adagerà a credere che questi a migliaja fossero trasportati, e non per altro che per sepellirli? Le leggende e i soggetti greci mostrerebbero soltanto come antico sia l’andazzo dell’imitare, e quanto forte l’influenza greca ed estesi i poemi omerici, i quali del resto raccolsero rapsodie vocali, che poteano esser divulgate fra Pelasgi e Tirreni, o fra quelli comunque nominati, che antichissimamente popolarono e la Grecia e l’Italia, senza che si possa asserire qual prima. La scritta che riferimmo, potrebbe anche esprimere uno dei certami provenienti da Atene, che cioè fossero distribuiti nei giuochi che Italia imitava dall’Attica. Sappiamo che i vasi etruschi di bronzo erano cerchi in Grecia[82]; poi dai sepolcreti uscirono e statue e arredi e fregi e pitture, più che non n’abbia dati la Grecia. Almeno le pitture murali sarà forza dirle eseguite in luogo: or bene, esse vanno sull’identico stile dei vasi.
In questi poi non mancano soggetti originali e riferibili alla mitologia etrusca, con genj ignoti alla ellenica: le stesse scene greche vi appajono ritratte con qualche originalità; ne’ panatenaici più belli, lo scudo di Menerva porta gli stemmi delle città etrusche; soggetti greci sono accompagnati da caratteri e da cifre all’etrusca. La superbia ellenica sarebbesi piegata a blandire la nazionalità straniera? Le figure qui sono sempre di profilo, coll’occhio rotondo e di prospetto a guisa degli uccelli, naso prominentissimo, elmi chiusi, abiti attaccati alle corazze e aderenti alle gambe. V’ha poi particolarità di paese, per le quali gli esperti discernono i vasi vulcenti dai nolani e dagli apuli: circostanza che basterebbe ad attestare operaj locali, se pure i grecanici non si schermissero col dire che greci artisti venissero a lavorarli qui.