ORIGINE DI ROMA

Su quei colli, meno insalubri che la pianura, al punto ove confinavano753 Latini, Sabini, Etruschi, fondarono una città, e la chiamarono Roma cioè forza nel linguaggio comune, Flora nel linguaggio sacerdotale, oltre un terzo nome arcano, che si pronunziava soltanto nelle cerimonie più secrete[150].

Romolo, ucciso il fratello Remo, domina senza competitore, e cresce la sua città pubblicando:—Chiunque vi venga, avrà asilo e mercato franco»; i primi coloni col titolo di patrizj sono il tutto della terra; rimangono plebe gl’indigeni soggiogati, o i ricoverativi da poi, ma a quelli si collegano in qualità di clienti, non potendo se non per mezzo di questi patroni ottenere giustizia, la quale venendo resa con forme rituali, non potea spettare che ai patrizj, unici possessori della religione e del diritto.

749Romolo sparte i cittadini in tre tribù, e da ciascuna sceglie cento cavalieri per la guerra, cento senatori per l’amministrazione. Onde aver matrimonj rapisce fanciulle dai Sabini, i quali, venuti per vendicarle, non pure sono pacificati, ma formano un popolo solo col romano, prendendo stanza sul Quirinale coi proprj Dei, nettando dagli stagni e dalle foreste la valle fra il Palatino e il Campidoglio perchè servisse di piazza ai due popoli, che aveano accomunato l’acqua e il fuoco, e stabilito un tempio a Vulcano pei parlamenti. Cameria, Fidene, Vejo, altre vicine città sono conquistate, trasferendone a Roma gli abitanti, e di romane colonie popolando que’ paesi. Romolo, morto o ucciso, è annoverato fra gli Dei.

714All’eroe succede il legislatore, al romano il sabino Numa Pompilio, che ispirato dalla ninfa Egeria, istituisce, o introduce dalla Etruria le vergini vestali, i sacerdoti feciali, e preci e festività e cerimonie religiose; a lui cadono dal cielo gli Ancili, scudi che rimasero un altro dei pegni sacri della fortuna di Roma; riforma il calendario, consacra le proprietà col culto del dio Termine, distribuisce il popolo in maestranze d’arti, fonda il tempio di Giano nell’Argileto. Secolo d’oro, tutto quiete e concordia, sicchè il tempo di Numa restò perennemente desiderabile.

I RE DI ROMA

671Ma presto il sereno sparisce. Il bellicoso re Tullo Ostilio apre guerra contro Alba, capitale dei Latini e madre di Roma; e vien definita col duello di tre fratelli Orazj con tre Curiazj; Alba è a suon di trombe distrutta, i cittadini trasferiti a Roma sul monte Celio, e la guerra continua per sottoporre le città che a quella avevano obbedito. Ma mentre vuole, coi riti insegnati da Numa, placare le divinità adirate, Tullo rimane colpito dal fulmine.

639Anco Marzio, suo nipote e successore, vince Fidenati, Volsci, Vejenti, Sabini, Latini; prepara il porto di Ostia, le saline e il carcere Mamertino a piedi del Tarpeo; fortifica l’Aventino e il Gianicolo per assicurare dagli Etruschi la navigazione del Tevere; fa scolpire le leggi sacre, delle quali rinnova il cessato vigore.

614Tarquinio Prisco, oriundo di Corinto e lucumone d’Etruria, ottiene lo scettro romano, favorito da augurj; aggrega cento nuovi senatori, due nuove vestali; fabbrica acquedotti, cloache, i portici del fôro, il Circo Massimo tra il colle Palatino e l’Aventino, il tempio di Giove sul Campidoglio; vince Sabini, Latini, Etruschi, coi quali ultimi fa pace: pace generosa, dove nè tampoco esige tributo, ma solo vuole riconoscano la sua supremazia mandandogli la corona, lo scettro, i fasci, le scuri, il trono d’avorio. Al fine è assassinato dai figli d’Anco Marzio, pretendenti al trono paterno.