Magna Grecia.—Pitagora.—I legislatori.
Qui la storia stessa di Roma ci porta a considerare i paesi meridionali della penisola, e nuove civiltà; perocchè alla pelasga, o greca antica se si voglia, ed alla rasena degli Etruschi, terza si unì la ellenica delle colonie, più splendida e decantata.
COLONIE
Il genio del popolo greco, il quale eminentemente seppe congiungere l’istinto del bello colla sapienza dell’ordine, sicchè creò i capolavori della poesia e della scultura, e al tempo stesso i veri sistemi delle scienze positive e delle noologiche, manifestò quel suo potente bisogno di movimento e di azione col disporre colonie innumerevoli dall’Asia Minore fino ai più riposti seni del Ponto Eusino, dall’Jonio fino al Nilo, alle coste settentrionali dell’Africa ed alle meridionali della Spagna e della Gallia. In quelle la gioventù correva in cerca d’avventure e libertà, di ricchezza i negozianti, di requie i vinti; le repubbliche vi mandavano i turbolenti e i soverchi; e l’incivilimento e l’opulenza della madrepatria vantaggiavano di tale innesto. Nel nuovo paese i fondatori erano venerati, e spesso per gratitudine eretti a signori; il territorio spartivasi fra i coloni, che vi rinnovavano i nomi e le consuetudini delle contrade natìe, e sull’indole e i bisogni locali modificavano la greca civiltà. Le colonie formate da persone obbligate dalle fazioni a fuoriuscire dalla patria, trovavansi indipendenti fin dall’origine; quelle spedite dalla metropoli mantenevano le patrie leggi; sacerdoti e magistrati riceveano da essa; ad essa spedivano tributi, derrate, annui sagrifizj religiosi; poi il nodo lentavasi a segno, da non costituire che una federazione, unita dalla comune origine e da divinità comuni, a’ cui tempj antichi seguivano a recare omaggi e chiedere oracoli. Collocate nelle regioni più opportune alla vita, all’industria e al commercio, prosperavano, e la metropoli vi godeva immunità di asportazioni e importazioni; costituite di gente operosa e vivace come sogliono essere i migrati, abbondavano d’arti, d’industria, di sapere, di libertà.
Di colonie siffatte circondarono i Greci quasi tutto il lembo dell’Italia[200], e meglio le coste a occidente, meno scabre delle orientali. Le più considerevoli stettero sul golfo di Táranto, nella parte occidentale della Japigia e di là fin a Napoli e in Sicilia: nè altro paese mai su così breve spazio radunò tante città, e ciascuna importante quanto un popolo, e degna di vivere nella posterità, più che i grandi imperi ove un despoto regna su milioni di servi.
COLONIE DORICHE E ACHEE
In quattro genti era suddivisa la famiglia greca; Eolj, Dori, Jonj, Achei, distinti per dialetti, per costituzioni, per usanze particolari; e fra noi prevalsero i Dori nella Sicilia, nella Magna Grecia[201] gli Achei. Ai Dori dovette quell’isola le colonie di Ibla, Tapso, Gela, Agrigento, Messina, Taranto. Gli Achei piantarono Crotone, Síbari, Turio a lei succeduta, le quali figliarono le altre di Laus, Scidro, Posidonia, Terina, Caulonia, Pandosia. Dagli Jonj di Calcide vennero Cuma e Napoli, Zancle da cui Iméra e Mile, Nasso da cui Gallipoli, Leontini e Catania con Eubea, Taormina e Reggio. Di stirpe jonica furono anche Elèa e Scillezio: oltrechè i Cretesi condussero colonie a Brindisi, Iria, Salenzia ed Eraclea Minoa in Sicilia; i Tessali a Crimisa ed Egesta; gli Etolj a Temesa; i Focesi a Lagaria.
MIGRATI DA TROJA
Una delle prime imprese che dei Greci si ricordino, fu l’assedio di Troja, immortalato nei poemi d’Omero e di Virgilio: ma veruna storica certezza rimane nè del suo tempo, nè del luogo, nè dell’esito: il fatto medesimo è controverso; eppure a quella guerra, che suole collocarsi dodici secoli avanti Cristo e sulle rive dell’Ellesponto, voleano gli antichi far risalire la loro nobiltà, come le nostre Chiese agli apostoli, e i nostri signori alle crociate. Ed appunto da eroi della guerra iliaca prende le mosse la genealogia di molti Stati dell’Italia meridionale. Dicevasi che alcuni, campati dalla distrutta Troja, avessero cerco una nuova patria sovra suolo straniero; altri de’ vincitori stessi, agitati dall’ira divina o dalle procelle nel ritorno, fossero stati spinti coi loro seguaci in lontani paesi, ove presero stanza. Petilia credevasi cinta da nuovo muro da Filottete, greco abbandonato per astuzia d’Ulisse; Metaponto, fondata da Epeo compagno del pilio Nestore, il più prudente fra i Greci; Tràpani, Agatino, da altri di quella schiera. Nuove colonie innominate dovettero certo arrivare poco dopo.
MAGNA GRECIA