1260?Di Metaponto, una delle più segnalate colonie nel seno di Táranto, sappiamo poc’altro, se non che i seguaci di Néstore, tornando dalla guerra trojana, la fabbricarono; la crebbero Achei e Sibariti; Annibale cartaginese ne costrinse gli abitanti a migrare nel Bruzio; al fine la crescente insalubrità dei piani marittimi la spopolò, come fece di Pesto e delle vicine colonie sull’altro littorale. Plinio vi ricorda un tempio di Giunone, con colonne fatte di tronco di vite; e quelle che ancor si chiamano la chiesa di Sansone e la tavola dei Paladini sono reliquie di due tempj antichi, d’architettura policromatica.

LOCRESI EPIZEFIRJ

Durante una lunga guerra, le femmine dei Locresi Ozolj s’erano mescolate cogli schiavi; onde al tornare dei mariti, paventando il castigo,683 fuggirono e piantaronsi coi figli nel ridente paese all’estremità dell’Appennino, formando la colonia de’ Locresi Epizefirj. Arrivando, giurarono ai Siculi:—Finchè calcheremo questa terra, e porteremo questi capi sulle spalle, possederemo il paese in comune con voi»; ma eransi posta della terra nelle scarpe, e capi d’aglio sulle spalle; scossi i quali, si credettero sciolti dall’obbligazione, e arrogaronsi il primato sovra i natii. Ebbero battaglie coi Crotoniati per gelosia; ed assaliti da questi in casa propria, vinsero alla Sagra una battaglia con forze tanto sproporzionate, che la fama, divulgandola anche in Grecia, l’attribuiva a intervento de’ semidei Castore e Polluce, i quali dagli antichi credeansi vedere ne’ fuochi fatui, vaganti sul mare. D’un’altra vittoria sui Crotoniati fu dato merito ad Ajace, eroe greco della guerra trojana, il cui spettro si diceva combattesse pei Locresi. Dalle cento famiglie dominanti si cernivano un cosmopoli, magistrato supremo, e mille senatori con autorità legislativa: alcuni ispettori vigilavano che le leggi non fossero violate. Se non grandigia di ricchezze, Locri ebbe lode di corretti costumi e di pacifica inclinazione, fin quando Dionigi II,356 espulso da Siracusa, venuto a cercarvi asilo, introdusse d’ogni maniera disordini. Locri però si tenne indipendente fino ai tempi di Pirro.

LOCRI. TARANTO

Messene nel Peloponneso maneggiò sì lunga guerra con Sparta, che i magistrati spartani, temendo non finisse la razza nell’assenza de’ mariti, autorizzarono le donne a farsi fecondare da schiavi. I figliuoli nati da questo adulterio legale, col nome di Partenj migrarono al tornar de’ mariti delle madri, e istituirono la colonia di Taranto707 nel golfo dell’estrema Italia che guarda alla lor patria, con porto eccellente in costa inospita. Cominciarono, come gli altri coloni siffatti, a uccider gli uomini del paese invaso, sposarne le donne; poi dandosi ordinamento e leggi, domarono i Messapi, i Lucani ed altri popoli del contorno, e divennero una delle primarie potenze marittime fra il v e il iv secolo avanti Cristo, potendo armare ventimila fanti e duemila cavalli: ebbero fabbriche e tintorie di panni, industria tanto favorevole alla popolazione; e sebbene corrotti dall’opulenza, serbarono anch’essi l’autonomia fino a Pirro.272 Dalla città patria avevano recato il culto di Apollo Giacintio e il governo aristocratico temperato; ma dopo che, nella guerra contro i Messapi, perirono i nobili, si piegò a moderata democrazia. I magistrati si eleggevano metà a sorte, gli altri a pluralità di voci; nè senza il consenso del senato si dichiarava guerra. Ammetteansi alla cittadinanza non Greci soltanto, ma anche indigeni, talchè i molti elementi italici ravvicinavano Taranto all’Italia più che alla Magna Grecia. Quell’angolo meglio d’ogni altro della terra arrideva al poeta Orazio[203] per naturali bellezze e tepido spiro: gli cresceano pregio fumosi vini, generosi puledri, finissime lane.

SIBARI

725Achei, uniti co’ Locresi, fondarono Sibari; la malsana pianura fra il Crati e il Sibari emendarono con canali, divenuti comodità e abbellimento, e che ora negletti, tornarono pestilente quel paese. A taccia della sua mollezza, è vulgatissimo che i cittadini solevano fare gl’inviti un anno prima, onde mettere a contributo l’aria, l’acqua e la terra, e preparare vesti gemmate; ai convitati porgevasi per norma la lista sì delle persone, sì delle vivande: mestieri rumorosi non doveano turbare i sonni o i silenziosi piaceri; sbandivansi perfino i vigili galli: un Sibarito non si potè addormentare per esserglisi piegata sotto una foglia di rosa; un altro prese la febbre al vedere un contadino affaticarsi. Diffamazioni forse fuor di proposito, certo fuor di misura; dalle quali solo raccogliamo la grande ricchezza venuta al paese dal commercio che faceva con Cartagine, massime di vini e d’olj. Quest’agiatezza, il suolo ferace, la facilità di concedere la cittadinanza, moltiplicarono i Sibariti a segno, che, se crediamo a Strabone, potevano armare trecentomila uomini[204].550 Dominavano sopra sette genti limitrofe e venticinque città; governavansi a democrazia temperata, fino a che Teli se ne fece tiranno, cacciando cinquecento primarj cittadini. Questi ricoverarono nella vicina Crotone, donde furono spediti messi a Sibari per praticarne il richiamo: 510ma Sibari trucidò gli inviati, onde Crotone assalse l’emula con centomila guerrieri, e la sfasciò.

TURIO

441Sulle rovine di Sibari fu stabilita la città di Turio, con tanta mescolanza di popoli, che si disputò quali avessero a tenersene i fondatori: del che interrogato, l’oracolo la dichiarò colonia d’Apollo. L’origine stessa vi produceva la democrazia; ma gli antichi Sibariti usurpando le migliori terre e l’autorità, restrinsero il governo in pochi. Ne furono poi espulsi; nuove genti sopravvennero di Grecia, e presero leggi da Caronda. I Lucani, perpetui nemici, li vinsero, nè cessarono di molestarli286 finchè non si posero in protezione dei Romani. Di quest’atto si tennero offesi i Tarantini, che gli assalsero e sconfissero: più tardi i Romani ridussero Turio a colonia.

ERACLEA