La città d’Eraclea, posta dai Tarantini sulle rive dell’Aciri presso Metaponto, ci tramandò nelle famose Tavole un documento del suo governo;433 donde appare che v’avea culto principale il dio da cui traeva nome, poi Bacco e Pallade, le cui effigie appajono nelle bellissime sue monete. Efori annui reggeano la repubblica, e polianomi o prefetti della città; un segretario, un geometra ed altri minori uffiziali attendeano all’amministrazione: il popolo divideasi in molte tribù, ciascuna con insegne particolari, e in assemblea comune risolveano de’ comuni interessi.272 I Romani la soggiogarono l’anno stesso della presa di Taranto.

CROTONE

735Miscello ed Archia condussero una colonia achea a Crotone, la quale crebbe a sì subita potenza che, nel primo secolo d’esistenza sua, armò contro di Locri cenventimila uomini; e benchè sconfitta, con quasi altrettanti la vedemmo assalire e distruggere Sibari. La città misurava il perimetro di dodici miglia; con un senato di trecento o di mille membri[205]; bella, illustre, ricca, saluberrima, beata la predicano gli antichi, e diceasi non vi fosse mai gittata la peste.

Parte suprema nell’antica educazione tenea la ginnastica e sfoggio se ne faceva in feste solenni, celebrate a tempi prefissi; principalmente ne’ giuochi olimpici, pei quali ogni quattro anni i Greci concorrevano in Elide ove assistere alle gare di lotta, di corsa, di tiro, e insieme udir recitare tragedie, odi, pezzi di storia. Sibari, nel maggior suo fiore, meditava di rapire quest’affluenza ad Elide, coll’istituire giuochi più splendidi e di premj più appetiti. Agli olimpici, ben tredici volte in ventisei olimpiadi riportarono il gran premio gli atleti di Crotone, così rinomati che correva in proverbio, l’ultimo dei Crotoniati valere quanto il primo dei Greci[206]. L’atleta Milone combattè un toro, e levatoselo di peso sulle spalle, il recò in giro per tutto lo stadio, poi ammazzatolo d’un pugno, in un giorno lo mangiò; rovinando il tetto d’una scuola, egli il sorresse col dorso finchè tutti camparono; alfine volendo squarciare un tronco, restò colle mani prese nello spacco, e quivi fu divorato dai lupi.

Anche per bellezza erano insigni i Crotoniati: a un tal Filippo, come al bellissimo dell’età sua, gli Egestani, tuttochè nemici, resero dopo morte un culto divino; e il gran pittore Zeusi, dal vedere i garzoni lottanti nel ginnasio, argomentò quanta dovess’essere la leggiadrìa delle loro sorelle, e le scelse per modello di quella Venere, che fu tenuta il capolavoro dell’antichità.

Alla democrazia temperata di Crotone diede origine Pitagora. A costui tutte le città della Magna Grecia attribuivano il merito delle loro costituzioni, ond’è difficile lo sceverare in esso il personaggio vero dall’ideale, a cui, come a tipo de’ primi filosofi civili, si ascrivono le invenzioni più disparate e le più dissonanti avventure. Non è paese del mondo ove non abbia egli viaggiato; dimostrò il teorema del quadrato dell’ipotenusa; diede la prima teorica degl’isoperimetri dei corpi regolari, gli elementi delle matematiche, l’algoritmo, del quale ancora non si conosce il senso; trovò i ragguagli fra la lunghezza della corda armonica e i suoni che n’escono; insegnò che l’acqua si converte in aria e d’aria torna in acqua; sostenne essere opaca la luna, identica la stella del mattino con quella della sera, sferico il sole; per armonia de’ corpi celesti intendeva probabilmente i rapporti delle loro masse e delle distanze; indicò il vero sistema mondiale, cioè l’obliquità dell’eclittica e la versatilità della terra, con equa distribuzione di luce, di ombre, di calore sull’intera superficie, tutta perciò abitabile; e conoscendo che due opposte forze impresse nei corpi celesti li spingono per un’orbita, anticipò di tanti secoli quell’attrazione newtoniana che Herschel considera come la verità più universale cui sia pervenuta l’umana ragione[207].

PITAGORA

Nell’assoluta deficienza di documenti, e perduta la chiave del linguaggio matematico e de’ simboli in cui i Pitagorici avvolgevano la loro dottrina, come asserire qual sia e quanta la verità intorno a ciò che si racconta di quegli insegnamenti? Sembra che il vero Pitagora nascesse a Samo d’Italia nel 584, viaggiasse l’Asia, l’Egitto, forse l’India, a540 Crotone aprisse una scuola, la quale proponevasi di perfezionare i sentimenti, non solo religiosi e morali, ma anche politici: ond’egli ci si manifesta in triplice aspetto, filosofante, fondatore d’una società, e legislatore. Come filosofo sta in mezzo fra l’Oriente e l’Occidente, non abolendo i miti in cui quello avvolgeva le dottrine, eppure accettando la realità e il ragionamento di questo; traendo la scienza dagli arcani del santuario, ma avviluppandola nei simboli di una società secreta; togliendola dall’essere sacerdotale, ma conservandola aristocratica; repudiando le favole vulgari che degradavano la verità, ma non osando porgere nella nuda semplicità i sublimi concetti che egli aveva intorno a Dio e alle relazioni sue coll’uomo e col mondo.

DOTTRINA PITAGORICA

Per quanto si può scoprire di sotto alle espressioni ora mitiche ora aritmetiche, egli fissavasi in un idealismo puro, ma accessibile al senso comune. Ogni bene ha fondamento nell’unità che è Dio, e nell’ordine, nell’armonia, nella proporzione, che sono l’unità manifestata nelle cose, applicata al governo dell’universo. Ogni male nasce dalla dualità, ossia dalla dissonanza e sproporzione, e dalla materia che è il complesso di queste qualità rese sensibili. Cominciamento reale e materiale di tutte le cose è l’unità assoluta (monade), da cui derivano la limitazione dell’imperfetto, la dualità e l’indefinito. Lo svolgimento della creazione tende appunto a svincolare gli spiriti dalla dualità, cioè dalla materia, il che si ottiene rimovendo la falsa scienza del variabile, per attingere alla scienza vera dell’ente immutabile, e imparando a ricondurre la moltiplicità delle cose all’unità del principio.