Nell’arcipelago Circeo emergono la trachitica Ponza, Palmarola, Ventotene; nel partenopeo Capri, Prócida, Ischia, che gli Eretrj dovettero abbandonare pei tremuoti e per le eruzioni del terribile Epoméo. E tutte plutoniche sono le isole dell’arcipelago eolio, Salìna, Vulcana, Stròmboli, Villamica, Astica, e maggiore di tutte Lìpari, da cui si tira tutta la pietra pomice. Dall’Adriatico sporgono le isole Diomedee (Trémiti) e le cento su cui sorge Venezia. Alcuno v’aggiunge le otto Égadi, di cui la più vasta è Favignana; le tre Pelagie, in cui Lampedusa; e il gruppo di Calipso, cioè Malta, Gozo, Comìno, che le recenti classificazioni ascriverebbero al mare africano, e che forse sono frammenti d’una grand’isola aderente alla Sicilia.

ETÀ GEOLOGICA

La storia geologica dell’Italia concorda colla generale dei continenti, dallo stato embrionale svolgendosi per forze naturali, operanti in un’infinità di secoli. Il primo comparire della vita coincide colla prima fisionomia de’ suoi terreni: e le reliquie fossili servono alla storia primitiva del globo come le medaglie a quella della società. Già il Boccaccio poneva mente alle conchiglie petrificate dei colli di Certaldo; ma quella che era vaghezza di curiosità, divenne rivelazione d’arcane meraviglie dacchè il Soldani, fin dal 1780 prevenendo le sottilissime indagini di Ehrenberg, in ducentottantotto grani d’una pietra delle colline di Perlascio numerò diecimila e ducenventiquattro nautili e ducentrenta ammoniti, pesanti centottantun grano; il resto frantumi di conchiglie e spine di echini. Appena col microscopio si riconoscono i testacei dei colli di Siena e Volterra e della Lombardia; intantochè iguanodonti si dissotterrano dal cretaceo inferiore degli Abruzzi e del Gran Sasso, ossami di mastodonti, tapiri, daini, rinoceronti, ippopòtami e zanne elefantine nel val d’Arno, massime dal renaccio a Montanino, con frutti oggi maturanti soltanto nella Luigiana, e con bestie della Siberia; enormi rettili sauroidi, impronte di lepidoti e semionoti ed ammoniti appajono fra gli strati di schisto intorno al lago di Como; di pesci fossili sono impastati Pietra Roja nel Napoletano e il monte Bolca nel Veronese; il colle miocenico di Superga è un cimitero di specie perdute; cetacei e lamantini scopronsi in cento luoghi, e caverne rinzeppate d’ossa ferine, ed erti banchi di denti, di cui alcuni fin di venti metri di lunghezza e di uno e mezzo d’ampiezza. La grotta di San Ciro presso Palermo, colma di avanzi fossili, a sessanta metri sopra il mare è traforata e incrostata di serpule e litodomi che vivono solo alla superficie delle acque. Un migliajo di metri sopra il mare ad Ascoli nel Piceno tu incontri potenti strati di marmo tufaceo, il quale non potè formarsi che in fondo a un lago scomparso; e così in cima alla montagnuola di Civitella del Tronto, e alla sorgente del Volturno in Terra di Lavoro.

Su queste reliquie, fra questi accidenti i geologi or creano, or impugnano ipotesi, fra le quali fortunatamente non è obbligato invilupparsi lo storico. Esaminando i fondi calcari coperti di conchiglie siluriane, le effimere terre coperte di intatte foreste nell’età carbonifera, l’avvicendato inondare e ritirarsi del mare, le piante terrestri conservate nel trias nell’epoca giurassica, essi argomentano che i fondi del mare oscillavano di continuo, sicchè talvolta si ebbero mari interni chiusi, tal altra il libero mare portava fin sulle maggiori alture le spugne e i coralli. Poi all’età della creta il fondo dell’Italia si parte in due regioni; a settentrione una formazione littorale di gneis e calcari marnosi, con alghe, conchiglie, puddinghe quali vedonsi nelle Alpi, nelle colline della Brianza e del Varesotto, nell’Appennino settentrionale e nella Toscana; a mezzodì i lidi della Dalmazia, il Capo Gargano, la Sicilia.

ALTERAZIONI GEOLOGICHE

Nè l’Italia era ancora conformata, nè avria potuto resistere agli urti di quelle onde immense; essa appare solo nell’età terziaria, quando in seno al libero mare si formano gli Appennini. Quali cause portarono l’età dei ghiacci? come essi spiegano i nostri laghi, le smisurate morene, i giganteschi trovanti? come comparvero le grandi isole ed ultimo il gigantesco bastione granitico delle Alpi? Avanzavano ancora grandi laghi dolci in quelle che l’uomo (allora non per anche nato) denominò val d’Arno superiore, val d’Elsa, val di Chiana, ed in altre della Toscana, dell’Umbria, dell’Abruzzo, sulle cui rive pascevano quelle strane specie d’animali, di cui perì la razza. Dalle correnti furono dati al terreno italico la configurazione fisica e il rilievo presente a un bel presso; e concentrato il fuoco sotto una crosta di terra sempre più solida, ridotte le acque a comune livello, l’atmosfera si disnebbiò, il suolo venne asciugandosi così, da potere appropriarsi a stanza dell’uomo.

Chi questi fenomeni sgranati saprà con potente sintesi riunire così, che rivelino le rivoluzioni del nostro suolo prima che l’uomo vi venisse a lavorare, soffrire, meritare?

TRADIZIONI MITICHE

Neppure dopo che la parola sonò vi mancarono grandi sovvertimenti, che troviamo talvolta adombrati in favole e tradizioni. Forse quando, rotte le dighe dei Dardanelli e di Calpe (evento fisico, personeggiato nel mito di Ercole), si congiunsero l’Oceano, il Mediterraneo, il mar Nero, l’acqua coperse contrade già fiorenti d’agricoltura e di città al lembo dei nostri monti, dei quali non soprastettero che le vette. Tradizione più recente e il nome di Reggio[4] farebbero indurre che dall’Italia abbiano con improvviso strappo divelta la Sicilia le correnti, favolosamente pericolose nel Faro. Fors’anche le isole Eolie aderivano alla Calabria lungo la costa dal Pizzo al capo Vaticano; e fra i due golfi di Squillace e Sant’Eufemia s’imboccava un canale traverso all’Italia, in modo che restasse isola la Calabria meridionale[5]. Da Camporeale a Monteforte potè fluttuare per quaranta miglia un lago, donde ergevasi la Serra negli Irpini, ed isola era il monte Soratte.

MUTAMENTI POSTERIORI