Allora in Cartagine i negozianti prevalsero, e chiesero la pace; e Scipione, conoscendo la difficoltà di espugnar la nemica, o non volendo che un console successore finisse l’impresa da lui sì bene avanzata,201 la concedette, ma a duri patti: Cartagine conserverà il territorio e il governo suo, consegnando i prigionieri e i disertori, gli elefanti e le navi, eccetto le triremi; pagherà fra cinquant’anni diecimila talenti; non imprenderà guerra nè solderà mercenarj senza il consentimento di Roma; restituirà a Massinissa quanto gli avi di lui avevano posseduto, e lo terrà alleato; darà cento statichi.

PACE

I disertori latini furono decapitati, crocifissi i romani; l’erario di Roma risanguato con cenventitremila libbre d’argento. Cartagine si vide rapiti e incendiati i cinquecento vascelli, con cui non avea saputo impedire lo sbarco di Scipione; e collocato alle porte Massinissa, che incessantemente sarebbesi maneggiato a suo danno, mentr’essa non potrebbe chiarirgli guerra. Quando l’ambasciatore cartaginese andò a Roma a chiedere la sanzione del concordato, qualche senatore gli domandò:—Or quali Dei chiamerete in testimonio, voi che tutti li spergiuraste?» e il Cartaginese:—Chiameremo quelli che ci hanno punito con tanta severità». A tal punto Cartagine si sentiva abbassata! Ma paci che violano la sovranità d’un popolo, allettano a violarle.

CONSEGUENZE DELLA PACE

Quando Scipione di ritorno traversò l’Italia, fu un tripudio inesprimibile sui passi del giovane salvatore; ma egli potè vedere dappertutto la desolazione e lo spopolamento. E Roma gli accrebbe col voler castigare quelli che l’aveano disfavorita; i Bruzj furono condannati a non esser più combattenti, ma servi ai magistrati che andavano nelle provincie; del Sannio e della Puglia si confiscarono i terreni, per farne cortesia a quei che aveano fatto la campagna d’Africa.

INSURREZIONE DELLA GALLIA CISALPINA

Magone partendo per Cartagine avea lasciato nella Gallia Cisalpina un Amilcare cartaginese, guerriero sperimentato, che preferiva il vivere irrequieto fra i nemici di Roma all’indecorosa pace della patria. Costui infervorò tanto i Cisalpini,200 che Boj, Insubri, Cenomani, Liguri si collegarono, arsero la colonia di Piacenza, minacciarono quella di Cremona; ma sotto questa furono vinti da Lucio Furio, ed Amilcare stesso perì combattendo.

Chi non conoscesse la storia de’ nostri giorni, stupirebbe che i Galli si tenessero quieti allorchè sì formidabilmente avrebbero potuto unirsi ad Annibale, poi, vinto questo, insorgessero senza riposo. Per molti anni la fortuna variò, sinchè Roma,197 determinata di venirne ad un fine, mandò ad invadere quinci la Liguria, quindi l’Insubria; e che più valse, riguadagnò i venali Cenomani, che nel vivo della mischia disertando ai Romani, fecero intera la sconfitta dei Galli. Nè però Boj ed Insubri si tennero per domati; e solo dopo dure battaglie Claudio Marcello console prese Como196 e ventotto castelli là intorno, portando immense spoglie a Roma. Gl’Insubri più non appajono tra i nemici di Roma, ma i Liguri incessantemente correvano or contro Piacenza, or in Etruria e sulla marina pisana. Gli anni successivi tre eserciti furono mandati nella Gallia Cisalpina, i quali con accanimento nazionale tal guasto menavano, che alcuni de’ più ricchi chiedevano rifugio presso gli stessi Romani, e sovente vi trovavano orrendi oltraggi. Un bardasso di Lucio Quinzio Flaminino, fratello del vincitore de’ Macedoni, querelavasi di avere, per seguirlo, abbandonato Roma la vigilia di un combattimento di gladiatori, spettacolo a lui curiosissimo. Or mentre a tavola gareggiavano di stravizzo, annunziasi a Flaminino un capo de’ Boj colla sua famiglia;194 il quale, introdotto, espone i proprj infortunj, ed invoca protezione ed ospitalità. Un orribile pensiero balena a Flaminino, e voltosi al suo mignone:—Tu mi hai sacrificato il piacere d’un combattimento di gladiatori; io te ne compenserò col farti vedere la morte di questi Galli». Detto, brandisce la spada, e fiede sul Gallo, che, indarno invocando la fede divina e l’umana, è colla famiglia trucidato. Solo dopo otto anni, nella censura del severo Catone, a Flaminino fu chiesta ragione di tal nefandità.

Se così operava il console, pensate che doveva la soldatesca; e vedete a qual delle due parti convenisse il titolo di barbara. Scipione Nasica pretore, in un giorno uccise ventimila Boj, tremila ne prese;193 chiedendo il trionfo, in senato si vantò di non aver lasciato vivi in quel paese che fanciulli e vecchi, e nella pompa fe marciare misti coi cavalli i più nobili prigionieri galli; egli che era stato premiato per virtuoso. Allora recò al tesoro mille quattrocensettanta collane auree, ducenquarantacinque libbre d’oro, duemila trecenquaranta d’argento in verghe e in vasi di fattura gallica, e ducentrentamila monete. Spedito poi come console a compiere l’opera sua,191 occupò armatamano il territorio confiscato: ma le insegne romane destavano tale ribrezzo, che i pochi avanzi di centododici tribù boje preferirono migrare, postandosi al confluente del Danubio e della Sava; e il nome de’ Boj, Lingoni, Anamani restò cancellato dall’Italia.

GALLIA CISALPINA