Più incalzanti argomenti proponevano i triumviri; l'alternativa di morire di ferro o di fame. Si diè dentro colla rabbia d'una guerra civile e i repubblicani soccombettero; l'esercito andò a macello; i primarj uffiziali caddero al posto assegnato, tra cui il figlio di Catone con generoso fine riparò una vita obbrobriosa.

Bruto fu salvato da Lucilio Lucino cavalier romano, che fintosi lui, si lasciò menare prigioniero. Fuggendo, arrivò in una valle, e ringraziato alquanti amici che non l'avessero abbandonato, gli esortò a tornare al campo, ove credeva non disperate le cose. Allora pregò uno schiavo ad ucciderlo; ma l'epirota Stratone, suo intimo, esclamò, — Non sia mai detto che Bruto, in mancanza d'amici, è perito per mano d'uno schiavo», e gli presentò la punta della spada: Bruto vi si confisse, esclamando, — O virtù, io t'aveva creduto qualcosa di reale, ma vedo non sei altro che un sogno».

E un sogno era stata la vita sua, dietro a un fantasma senza realtà: adesso giudicava la virtù dall'esito, com'è ridotto a fare chi a quest'ordine di cose limita la vista. Compiva i trentasette anni, e da quanti il conoscevano erasi fatto ammirare ed amare, e dal popolo venerare per umanità, per carattere leale, pel costante proposito di giustizia e di virtù, favorendo sempre non la parte cui lo inclinava l'affetto o l'interesse, ma quella che credeva più giusta e più utile alla patria. Dal turbolento ed ambizioso Cassio lasciossi indurre all'uccisione di Cesare, che partorì la guerra civile, tanti anni di desolazione, e il dominio di crudeli e di vili, in luogo del temperato e generoso dittatore. Di quest'assassinio lo può scagionare il vederlo conforme alle idee del suo tempo e del suo paese. Per legge di Roma l'uccisione d'un usurpatore era esente da colpa[275]; le dottrine greche faceano eroici simili atti, e inneggiavano Armodio e Timoteo; lo stoicismo esaltava ciò che mostrasse forza: solo sarebbe a stupire di veder oggi lodato Bruto da quei che si chiamano liberali, qualora fossero meno conosciuti la storia delle opinioni e il pregiudizio dell'imitazione[276].

Dallo stoicismo era pure suggerito il suicidio a lui ed a Cassio: ma la loro fazione può incolparli d'aver deserto il posto mentre ancora integre le forze, e quando avrebber dovuto adoperarsi a ristabilire la repubblica che credevano a sè confidata. Gli avversarj stessi compiansero Bruto, come si fa de' nemici sinceri; Antonio gettò un ricco mantello sul cadavere di lui, ne ordinò magnifici funerali, e volle amico quel Lucilio che l'avea salvato; Messala presentò ad Ottaviano il retore Stratone, dicendo: — È lui che rese l'estremo uffizio al mio generale». Esso Ottaviano, che nella sua viltà insultò dapprima al cadavere di quello dinanzi al quale era poc'anzi fuggito, avendo poi veduta la statua erettagli in Milano dai Cisalpini, li lodò per questa memore riconoscenza.

Il campo di Bruto fornì di viveri i soldati de' triumviri, e di tesori per regalare i veterani e congedarli, da che s'erano resi insubordinati. Antonio mandò a morte altri suoi nemici: Livio Druso, suocero di Ottaviano, gli si sottrasse uccidendosi. Ottaviano, più fiero perchè più vile, aggiungeva l'oltraggio al supplizio; a chi gli chiese almeno la sepoltura: — La provvederanno gli avoltoj»; costrinse un figlio ad immergere la spada nel seno del padre, indi ritorcerla contro se stesso. Perciò i prigionieri il caricavano d'imprecazioni, e boccheggiando nella morte rinfacciavangli la codardia sua atroce.

Non era terminata la guerra: e Sesto Pompeo (41) raggomitolava in Sicilia i fuggiaschi proscritti; Domizio Enobarbo e Stazio Macro comandavano le flotte vincitrici sulle coste della Macedonia e dell'Jonia; Cassio Parmense ne conduceva un'altra in Asia, ingrossata dai Rodiani. Pertanto Ottaviano mosse contro Pompeo, Antonio contro l'Oriente; e ambendo gli applausi della Grecia, la attraversò, assistendo a giuochi e dispute, e largheggiando; in Asia ebbe accoglienze adulatorie da re e regine; ad Efeso la pompa usata nelle solennità di Bacco. Egli, che erasi mostrato eroe nel pericolo e vero autore delle vittorie, ora straripava ai vizj della prosperità; quelle orgie e le laute piacenterie ripagava con generosità, e talora con pazza prodigalità, come allorchè, trovando squisito il pranzo, regalò al cuoco la casa d'un primario cittadino di Magnesia.

Nè per ciò rimetteva del sanguinario rigore. Trovando indocili le legioni di Macedonia, chiama nel padiglione trecento principali, e li fa scannare; persegue a morte chi cospirò contro Cesare; confisca ricchezze per darle a mimi e adulatori. Gli faceano gola i tesori che il commercio procacciava a Palmira, la quale, sorgente in un'oasi del deserto di Siria, serviva di stazione alle carovane; ma gli abitanti le trasferirono di là dell'Eufrate, e coi Siri e coi Palestini esausti dalle imposizioni, e cogli Aradiani che avevano trucidato gli esattori, invocarono i Parti, rinnovando così a Roma le costoro terribili nimicizie.

Bisognava che i triumviri compensassero i soldati; e Ottaviano s'incaricò di distribuir loro terreni, Antonio denari, per aver i quali si era vôlto all'Oriente. La bella Cleopatra, regina d'Egitto, avea sposato la parte de' triumviri; ma perchè qualche generale di lei era stato costretto a favorire Crasso, Antonio, giunto in Cilicia, la chiamò a giustificarsi. Ella comparve a Tarso, montata sopra una galea guarnita con quanto lusso l'Oriente sapesse; dorata la poppa, di porpora le vele, argentati i remi, che batteano a suon di flauti e di lire; amorini e nereidi faceano corteggio ad essa, che in abito di dea sedeva tra i profumi, onde il popolo cantava: — Venere trae a visitar Bacco». Portando somme ingenti e una bellezza rara, cresciuta dai raffinamenti della galanteria e dalla coltura dell'ingegno, potea dubitare di soggettarsi Antonio? Da quel punto egli le fu schiavo; non era ingiustizia che per lei negasse commettere; uccideva signori onde confiscar beni per essa; mandò soldati a trucidare Arsinoe sorella di lei, che privatamente viveva in Asia; poi seguitatala in Egitto, vi svernò fra delizie.

La bella, congiungendo l'accortezza di Mitradate e l'ardimento di Cesare, favellava diverse lingue; spargea di leggiadre vivezze la conversazione; compariva or da guerriera, or da cacciatrice, or da pescatrice; se accorgevasi che Antonio si faceva attaccar pesci all'amo per vanità di mostrarsi fortunato pescatore, mandava palombari che glie ne attaccassero di cotti, e celiando gli diceva: — Va, e piglia città e regni, fatiche da te; a noi lascia l'insidiare ai pesci». Poi con esso giocava, beveva, usciva notturna per le vie a far burle ai passeggeri e mescolarsi sconosciuta ai beoni nelle taverne, esponendosi a ingiurie e busse, per isfoggiare grazia nel narrarle poi alla Corte. A gara s'imbandivano desinari, e Cleopatra vinceva lui in ricchezza e gusto. Ammirando una volta Antonio la quantità di vasi preziosi, disposti sul buffetto, ella disse — Sono a tua disposizione», e glieli mandò, pregandolo che il domani tornasse a lei con maggior compagnia. Tornato, ritrovò più riccamente guernite le credenze, e al fine del pasto il vasellame fu scompartito fra i convivi. Ornava essa le orecchie con due perle, stimate ciascuna un tesoro: ne staccò una, stemprolla e la bevve; e accingeasi a far lo stesso dell'altra, ma rattenuta, la regalò. Filota medico d'Amfrissa, invitato da un cuoco a vedere i preparativi della cucina d'Antonio, meravigliossi della varietà dei cibi, ma soprattutto il colpì la vista di otto cinghiali, allestiti sugli spiedi, e domandò che folla di commensali s'aspettasse. Ma il cuoco: — Dodici soli; però potendo Antonio voler cenare all'istante, fra un'ora, fra due o più tardi, conviene per ogni momento tener lesto un compiuto desinare».

Uom di passioni, Antonio doveva soccombere a Ottaviano uom di calcolo. Il quale, profittando di que' lubrici riposi, dell'Italia fece sua preda; giusta l'accordo tolse a donare ai veterani i beni di tutti quelli che non avessero preso le armi per loro; onde Antonio disse: — Ottaviano va in Italia per distribuire le città e le ville, o, a dir più giusto, per tramutare tutte le proprietà dell'Italia in altre mani». Così fece di fatto: e i miseri, respinti dal fondo avito, accorrevano a Roma a fiotti, esclamando all'ingiustizia di far pagare al popolo una guerra, vantaggiosa unicamente ai triumviri; e di ripartire anche ingiustamente l'aggravio, colpendo le città migliori e i terreni più pingui. Ottaviano vi dava ipocrito ascolto, nè però cessava dalla spropriazione; eppure l'ingordo esercito, che colla fantasia esagerava i tesori tocchi ai fedeli di Silla, imperversava contro il triumviro, incapace di saziarlo; e giudicava rubato a sè tutto ciò ch'era lasciato ai legittimi possessori.