[85]. Poi al contrario negli Uffizj: Tiberius enim Gracchus tamdiu laudabitur dum memoria rerum romanarum manebit; at ejus filii nec vivi probantur bonis, et mortui numerum obtinent jure cæsorum. E nell'orazione De harusp. resp.: Tiberius Gracchus convellit statum civitatis: qua gravitate vir? qua eloquentia? qua dignitate? nihil ut a patris avique Africani præstabili insignique virtute, præterquamquod a Senatu desciverat, deflexisset. Secutus est Cajus Gracchus: quo ingenio? quanta vi? quanta gravitate dicendi? ut dolerent boni omnes, non illa tanta ornamenta ad meliorem mentem voluntatemque essent conversa.
[86]. «Vi fanno vendere i campi di Attalo e degli Olimpeni, aggiunti al popolo romano dalle vittorie di Servilio, fortissimo uomo: poi i regj campi di Macedonia, acquistati dal valore di Flaminino e di Paolo Emilio: poi la ricca e ubertosissima campagna corintia, unita alle rendite del popolo romano dalla fortuna di Lucio Mummio; quindi i terreni della Spagna, posseduti per l'esimia virtù dei due Scipioni; poi la stessa Cartagine vecchia, che spogliata di tetti e di mura, o por notare la sciagura de' Cartaginesi, o per testimonio della nostra vittoria, o per qualche religioso motivo, fu da Scipione Africano ad eterna memoria degli uomini consacrata. Vendute queste insegne, ornata delle quali i padri vi trasmisero la repubblica, vi faranno vendere i campi che re Mitradate possedette nella Paflagonia, nel Ponto, nella Cappadocia; e non pare che inseguano l'esercito di Pompeo coll'asta del banditore, costoro che propongono di vendere i campi stessi dov'egli or agita la guerra?» De lege agraria, I.
[87]. Macrobio, Saturn., II. 10. Vedi le orazioni contro Rullo e Pisone.
[88]. Se ne vantò molti anni dipoi, Ego adolescentes fortes et bonos, sed usos ea conditione fortunæ, ut, si essent magistratus adepti, reipublicæ statum convulsuri viderentur ... comitiorum ratione privavi. In Pisonem, II. Quel Cicerone che aveva rinfacciato a Rullo di ratificare le usurpazioni di Silla, tre anni dopo sosteneva la legge portata dal senato che confermava i possessi sillani, e che autorizzava a vendere le gabelle per comprare possessi a nuovi coloni (ad Attico, I. 19); e per far grato a Pompeo, sostenne la rogazione di Flavio.
[89]. Quicumque aliarum ac senatus partium erant, conturbari rempublicam, quam minus valere ipsi volebant. Sallustio, Catil., 57.
[90]. Sergestusque, domus tenet a quo Sergia nomen. Virgilio, Æn., V. 121.
[91]. Plinio, lib. VII. c. 28.
[92]. Tum enim dixit, duo corpora esse reipublicæ, unum debile infirmo capite, alterum firmum sine capite; huic, cum ita de se meritum esset, caput se vivo non defuturum. Cicerone, pro Murena, 25.
[93]. Così lo fa parlare Cicerone, pro Murena, 25.
[94]. Sallustio attribuisce quest'accusa all'astuzia degli amici di Cicerone. Nonnulli ficta hæc et multa præterea ab iis existimabant, qui Ciceronis invidiam leniri credebant atrocitate sceleris eorum qui pœnas dederant. Pure Dione Cassio pone espresso che si scannò uno schiavo, e proferita la formola del giuramento, Catilina la confermò prendendone in mano le viscere, e dopo lui i complici: παῖδα γάρ τινα καταθύσας, καὶ ἐπὶ τῶν σπλάγχνων αὐτοῦ τὰ ὄρκια ποιήσας, ἔπειτα ἐσπλάγχνευσεν αὐτὰ μετὰ τῶν ἄλλον: XXVII. 30. Niente di strano in quest'atto, derivante dalla comune credenza del potere misterioso del sacrifizj umani.