[95]. Credo a Sallustio e a Cicerone più che a Plutarco, il quale (in Cicer., 16) gli dà trecento seguaci armati e i fasci consolari.
[96]. Illa lata insignisque lorica. Pro Murena, 25.
[97]. Ξίφη δὲ, καὶ στυππεῖα, καὶ θεῖον, dice Plutarco: ma Cicerone non parla che di armi.
[98]. Catilinaria, I, 2.
[99]. Ab omni judicio pœnaque provocare licere, indicant XII Tabulæ compluribus legibus, dice Cicerone, De rep., II. 31.
[100]. Livio, iii. 55.
[101]. Leges præclarissimæ de XII Tabulis translatæ, quarum altera de capite civis rogari nisi maximo comitatu vetat. Cicerone, De legibus, III. 29.
[102]. In Pisonem. Il racconto nostro deve aver mostrato le incertezze che rimangono sopra la natura e l'estensione di quella congiura. Ne abbiamo testimonianze incidenti di molti; più estese, sebbene tarde, di Appiano, Dione Cassio, Plutarco e Svetonio, che tutti danno qualche particolari; contemporanee quelle di Sallustio nella Catilinaria, e di Cicerone nelle famose arringhe. Sallustio era devoto a Cesare, e scriveva per arte più che per istudio di verità; e come avverso a Cicerone, non disfavorisce troppo Catilina, sebbene ostenti morale col disapprovarne i vizj. Cicerone è un regio procuratore, che vuole mostrar rei gli accusati. Se ci restassero la storia del suo consolato e le lettere sue di quel tempo, ne trarremmo certo maggior lume che da passionate arringhe. Delle Catilinarie moderni filologi impugnano l'autenticità, or di alcuna, or di tutto, scoprendone cattiva la latinità, infelice l'arte, e dichiarandole opera di retore. Gli eccessi della critica ci movono a sdegno collo strapparci quelle ammirazioni che nutriamo fin dalle prime scuole: pure è forse vero che le da noi possedute non sono proprio le recitate da Tullio, sebbene si sappia ch'egli medesimo aveva introdotto nel senato gli stenografi. Ad ogni modo, tanta vi appare la cognizione de' fatti speciali, degli usi, delle leggi, tanta la corrispondenza con altri passi di Tullio e nelle orazioni e nelle lettere, che sarebbe assurdo l'attribuirle a qualche frate del medioevo, o a qualche retore posteriore; il farne merito a Tirone, il celebre liberto e secretario di Tullio, se pregiudicherebbe al concetto artistico, non diminuirebbe la loro validità storica.
Esso Cicerone dà Catilina come un mostro nelle Catilinarie; ma nell'orazione pro Rufo lo imbellisce: — Voi non avete dimentico come egli avesse, se non la realtà, l'apparenza delle maggiori virtù. Circonda vasi d'una banda di perversi, ma affettavasi devoto alle più stimabili persone. Avido della dissolutezza, con non minor ardore si conduceva al lavoro ed agli affari. Il fuoco delle passioni struggeva il suo cuore, ma piacevasi altrettanto delle fatiche guerresche. No, mai cred'io sia esistita al mondo una mescolanza di passioni e gusti tanto differenti e contrarj. Chi meglio di lui seppe rendersi gradito a' personaggi più illustri? qual cittadino sostenne talvolta una parte più onorevole? Roma ebbe mai nemico più crudele? chi si mostrò più dissoluto nei piaceri, più paziente nelle fatiche, più avido nelle rapine, più prodigo nel largheggiare? Ma il più mirabile in costui era il suo talento d'attirarsi una turba d'amici, d'allacciarseli con compiacenze, di partecipar loro quanto possedeva, di fare a tutti servizio col proprio denaro, col credito, colle fatiche, fin col delitto e coll'audacia; di padroneggiare il suo naturale, acconciarlo a tutte le circostanze, piegarlo, raffazzonarlo in tutti i sensi; serio cogli austeri, gajo cogli allegri, grave coi vecchi, amabile coi giovani, audace cogli scellerati, dissoluto coi libertini. Mercè di questo carattere flessibile e accomodante, erasi attorniato d'uomini perversi e arditi, come anche di cittadini virtuosi e fermi, colle sembianze d'una virtù affettata.... La colpa d'essergli stata amico è comune a troppi, ed anche ad onestissimi. Io stesso fui ad un punto di restare ingannato da costui, credendolo buon cittadino, zelante degli uomini onorevoli, amico devoto e fedele».
Sulla congiura di Catilina fecero riflessioni in senso diverso, oltre gli storici, Saint-Evremond, Saint-Réal, Mably, Gordon, Montesquieu, La Harpe, Vauvenargues, Napoleone (Mém. de Ste-Hélène, 22 marzo 1816). Una buona storia tessè Sérant de la Tour: e a tacere quella debole di un anonimo, una completa ne pubblicò pur ora Prospero Mérimée, Études sur l'histoire romaine. Crébillon e Voltaire in Francia, Ben Johnson in Inghilterra, ne trassero soggetto di tragedia: oltre il dramma giocoso di Giambattista Casti. Gomont, traducendo poc'anzi in francese la Catilinaria di Sallustio, si credette in dovere di protestare che non faceva allusione a fatti odierni.