[115]. Χρηματοποιὸς ἀνὴρ ἐγένετο, δύο τε εῖναι λέγον τὰ τὰς δυναστείας παρασκευάζοντα καὶ φυλάσσοντα καὶ ἐπαύξοντα, στρατιώτας καὶ χρήματα. Dione, XLII. 49.
[116]. Tullio lo colloca fra i migliori storici di Roma, ed aveva descritto la guerra degli Alleati e il consolato di esso Tullio. Dione (XXXIII. 1. 7) descrive meglio d'ogni altro il consolato di Cesare.
Questi tempi sono bene illustrati dal tedesco Drumann, Storia di Roma nel passaggio dalla repubblica alla monarchia: ossia Pompeo, Cicerone, Cesare, e i loro contemporanei per ordine di genti, 1830-38.
[117]. Con quella erudizione passionata e quella ostinata logica, con cui i Tedeschi acconciano ad ogni caso un sistema che abbiano prefisso, testè Holtzmann volle mostrare che Celti e Germani sono un popolo solo (Kelten und Germanen. Stuttgard 1855). La quistione si annette alla storia nostra in quanto concerne le popolazioni galle o celtiche, da cui fu abitata la contrada settentrionale d'Italia. Ora Holtzmann, analizzando le poche voci e i nomi proprj trasmessici dagli storici antichi, li trova tutti germanici, nè in verun modo bretoni o gallesi; come ambacti, bracca, druido, gesum, sparus, Vercingetorix, Brennus, Sigomarus, Bojorix, Critognatus, ecc.; e le terminazioni di paesi in dunum e durum derivanti da tun siepe, villa, e tor rôcca. Nell'Italia settentrionale non si trovano traccie di voci celtiche, fino per confessione di Diez, autor recente del Dizionario delle lingue romancie. Avvertenza a coloro che facilmente si buscano fama d'eruditi coll'asserire alcuni veri, dissimulando o ignorando quelli che vi contraddicono.
[118]. Cicerone, ad fam., VII. 7, 8, 9. Lucano (Phars., II. 572) cantò: Territa quæsitis ostendit terga Britannis. Dione narra che tutta la fanteria fu rotta, e sarebbe andata a sterminio se non accorreva la cavalleria. Orazio e Tibullo in molti passi riguardano la Gran Bretagna come indomita. Non fu dunque tale spedizione tanto gloriosa come la fa Cesare ne' suoi Commentarj.
Quasi ad appoggiare la possibilità dell'antichissima trasmissione orale delle poesie d'Ossian, ultimamente si scopersero altre poesie di bardi gallesi, mentosto della Scozia e dell'Irlanda che del principato di Galles; ove, tra altre cose, allo sbarco di Cesare in Bretagna si dà per motivo il suo amore per la figlia d'un re, ch'egli avea veduta nelle Gallie.
[119]. Quum suam lenitatem cognitam omnibus sciret, neque vereretur ne quid crudelitate naturæ videretur asperius fecisse. Irzio, 44.
[120]. Plutarco in Cesare, 15: Πόλεις μὲν ὐπὲρ ὀκτακόσιας κατὰ κράτος εἷλεν, ἔθνη δὲ ἑχειρώσατο τριακόσια μυριάσι δὲ παραταξάμενος κατὰ μέρος τριακοσίαις, ἑκατὸν μὲν ἐν χερσὶ διέφθειρεν, ἄλλας δὲ τοσαύτας ἐζώγρησε.
[121]. De provinciis consularibus.
[122]. Epistola non erubescit. Ardeo cupiditate incredibili, neque, ut ego arbitror, reprehendenda, nomen ut nostrum scriptis illustretur et celebretur tuis: quod etsi mihi sæpe ostendis te esse facturum, tamen ignoscas velim huic festinationi meæ... Non enim me solum commemoratio posteritatis ad spem immortalitatis rapit, sed etiam illa cupiditas, ut vel auctoritate testimonii tui, vel indicio benevolentiæ, vel suavitate ingenii vivi perfruamur.... Nos cupiditas incendit festinationis, ut et ceteri, viventibus nobis, ex literis tuis nos cognoscant, et nosmetipsi vivi gloriola nostra perfruamur. Ad fam., v.