Tigris et Euphrates sub tua jura fluent.
Seres et ausoniis venient provincia virgis...
Ite agite; expertæ bello date lintea proræ.
[258]. Orosio, vii. 16.
[259]. Tacito lo rammenta più volte, e così Filostrato, IV. 12, V. 1; Plinio Cecilio, Epist. III. 11; Origene, contra Celsum, III. 66; san Giustino, Apolog. II. 8. — Vedi Burigny, Mémoires de l'Académie des Inscriptions, tom. XXXI.
[260]. La prima edizione certa di Plinio fu fatta da Giovanni di Spira in Venezia il 1469: fino al 1480 se n'erano fatte sei ristampe, ma tutte scorrette in modo, che Erasmo diceva, chi pigliasse a restituire Plinio, si torrebbe sulle braccia tanta briga, quanta chi prende una nave o una moglie. Le edizioni di Plinio finiscono alla parola Hispania quacumque ambitur mari. Nel 1831, in un manoscritto di Bamberga, Luigi De Jan professore a Schweinfurt trovò la fine dell'opera, che dà un quadro comparativo della storia naturale nei paesi posti sotto zone diverse, loda l'Europa meridionale e specialmente la Spagna, «ove la dolcezza di un clima temperato dovette, giusta il dogma dei primi Pitagorici, ajutar di buon'ora la stirpe umana a spogliare la rozzezza selvaggia». A Gotha nel 1855 si fece un'edizione sopra un codice che dà il titolo vero dell'opera: Caji Plinii Secundi naturæ historiarum, lib. XI. XII. XIII. XIV. XV, fragmenta edidit e codice rescripto sæculi quarti D.r Fridegarius Mone.
Pel paragone che facciamo qui sotto, potrebbero contrapporsi il gonfio elogio che di Plinio fece Buffon nel secolo passato, e il severo giudizio che nel nostro ne portò Isidoro Geoffroy Saint-Hilaire (Essai de Zoologie générale, par. I. I. 5) dicendo: — Passare da Aristotele a Plinio è un ricadere da tutta l'altezza che separa l'invenzione e il genio dalla compilazione fiorita e dal discorso spiritoso... Plinio è un mero compilatore, forse più elegante, ma altrettanto meno scrupoloso... Aristotele quattro secoli prima avea ridotte al giusto valore queste inezie vulgari».
[261]. Nat. hist., III. 7; VIII. 55; II. 7.
[262]. Nat. hist., VII. 2. 3. 6. 46; VIII. 66. 67; XXVIII. 2. 3. 4; V. 30.
[263]. Terra solida et globosa undique in sese nutibus suis conglobata. — Omnes ejus partes medium capescentes nituntur æqualiter. De nat. Deorum, II. 39 e 45.