[264]. II. 5 e 1.
[265]. XXXIII. 1. 3. 4. 13. XIX. 1. 4.
[266]. VII. 1. 7; II. 13. 1.
[267]. XXX. 4; III. 6. 2.
[268]. I classici riboccano d'inesattezze geografiche. Cicerone, nel Sogno di Scipione, mostrossi ben addietro di quel che già si conosceva. Orazio dà per estremi della terra la Bretagna e il Tanai. Virgilio fa scorrere il Nilo per l'India (Georg., IV. 293; e vedi pure Lucano, X. 292). La Bretagna fu appuntino descritta da Giulio Cesare; eppure Tacito dice che Agricola scoperse ch'era isola, le dà la forma d'uno scudo o di un'ascia, e soggiunge che all'oriente ha la Germania, a mezzodì la Gallia, ad occidente la Spagna, a mezza strada incontrando l'Irlanda. Per Plinio la Scandinavia è un'isola, e comunque raccoglitore appassionato, sembra ch'e' non abbia conosciuto Strabone, osservatore tanto più arguto di lui. Tolomeo è inesattissimo nella geografia dell'Italia; colpa sua o degli scrivani: nel solo breve tratto riferibile all'alta Italia, pone fra i Cenomani Bergamo, Mantova, Trento, Verona, appartenenti agli Euganei, ai Levi, ai Reti, ai Veneti; fa nascere il Po presso il lago di Como; la Dora presso il lago Penino, poi piegare verso quel di Garda; dopo le foci del Po colloca quelle dell'Atriano (il Tartaro?), dimenticando l'Adige; pone come città mediterranee nei Carni Aquileja e Concordia, e nei Veneti Altino e Adria che erano a mare; a occidente della Venezia colloca i Becuni, nome ignoto, che forse accenna i Camuni o i Breuni, genti ad ogni modo di poca importanza, ecc. Floro dà Capua per città marittima, e fa due monti diversi il Massico ed il Falerno. Plinio critica Dicearco d'aver detto che il più alto dei monti sia il Pelio di mille ducencinquanta passi, mentre «non s'ignora che alcune cime delle Alpi si elevano fin a cinquantamila passi».
... Disco, qua parte fluat vincendus Araxes,
Quot sine aqua Parthus millia currat eques.
Cogor et e tabula pictos ediscere mundos;
Qualis et hæc docti sit positura Dei;