Ecce duas tibi, Daphni, duas altaria Phœbo.

Su questo passo di Virgilio pretesero che gli altari si consacrassero agli dei, a' semidei ed eroi le are; ma non sembra provato, nè soddisfa la distinzione che ne fece Raoul-Rochette nei Monuments inédits d'antiquité figurée, tav. XXVI. 2.

[363]. «Benchè inferiore in semplicità ed armonia all'architettura greca (dice Hosking), la romana è evidentemente della stessa famiglia, distinta per esecuzione più ardita, ed elaborata profusione d'ornamenti. Il gusto delle due nazioni è espresso dal dorico pel primo, dal corintio per l'altro: uno è modello di semplice grandezza, perfetto nelle particolari convenienze, e inapplicabile ad oggetto diverso; l'altro è men raffinato, ma molto adorno; sfoggia nell'esterno la bellezza di cui manca nell'interno; imperfetto in ciascuna combinazione, ma applicabile ad ogni proposito. In Grecia come a Roma il maggiore sfoggio d'architettura e colonne faceasi ne' tempj; ma i Romani non aveano abitudine di costruirli peripteri, siccome i Greci. Da alcune ruine pare che in qualche età fabbricassero tempj dipteri; ma i più usitati erano i pseudo-dipteri, cioè colle colonne affisse al muro, gli apteri e prostili: di amfi-prostili non abbiamo esempj. Gran proiezione i Romani davano ai loro portici pel maggior effetto. I tempj circolari non erano comuni ai Romani. Insomma il tempio romano era distinto dal greco per aspetto più grande, colonne più sottili, generalmente corintie, e costruzione sopra un podio o basamento».

[364]. Pausania, x.

[365]. Ecco il paragone d'alcuni di tali edifizj:

lunghezza larghezza spettatori
Coliseo metri 207 171 87,000
Anfiteatro di Caracalla » 226 146 20,000
Anfiteatro di Marcello » 132 132 30,000
Anfiteatro di Verona » 154 122 23,000
Circo Massimo » 660 190 254,000

[366]. Non è vero che le figure crescano regolarmente di grandezza nell'elevarsi. Il 1588 alla statua dell'imperatore fu surrogata quella di san Pietro; due anni dipoi, Sisto V sterrò il piedistallo; Napoleone fece demolire le umili costruzioni che ne ingombravano il contorno, e i papi successivi restituirono la grande piazza. Lo spagnuolo Ciacono nel 1616 scriveva che ancora vedevansi i piedi della statua di Trajano, e che dagli scavi fatti uscì la testa di bronzo, la quale conservavasi dal cardinale Della Valle: or s'ignora che ne sia avvenuto.

[367]. Lampridio, in Alexandro, 27. 28.

[368]. Rossini. Degli archi trionfali onorarj e funebri degli antichi Romani, sparsi per tutta Italia. Roma 1736.

Ecco un parallelo: