Chi avesse annunziato tali verità, sarebbe parso poco meno che mentecatto al romano orgoglio e all'universale corruttela. Eppure in fatto erano state predicate in una delle più piccole e sprezzate dipendenze dell'impero romano, la Palestina, diffamata per credulità; e non già da un guerriero che attirasse il rispetto de' guerrieri romani, non da un filosofo che ne eccitasse la curiosità, ma dal figlio d'un artigiano, nato in una grotta in occasione che sua madre era ita a Betlemme, montuosa cittadina della Giudea, per farsi iscrivere nel ruolo della sua tribù, allorquando Augusto ordinò il censo generale (Anno di Roma 754? 25 xbre) affine di conoscere quanta gente gli dovesse obbedienza e tributi. Questo uomo, che si chiamava Gesù, era figlio di Maria, fanciulla ebrea, stirpe di Davide ma in povera fortuna, e sposata a Giuseppe fabbro di Nazaret. Egli crebbe nell'oscurità e nell'obbedienza fin verso i trent'anni; allora cominciò a predicare a pescatori e simil vulgo, e diceva: — Beati i poveri di spirito; beati i miti; beati i misericordiosi; beati i mondi di cuore; beati i pacifici, perchè saranno chiamati figliuoli di Dio; beati quelli che soffrono persecuzioni per la giustizia, perchè il regno de' cieli è per essi. Imparate da me che sono mite ed umile di cuore, e troverete requie alle anime vostre. Chi si corruccia col proprio fratello, è reo di giudizio. Misericordia io voglio, non sacrifizj. Finora v'hanno detto, Occhio per occhio, dente per dente: io vi dico che a chi vi percuote una guancia, anche l'altra presentiate. Finora vi fu imposto d'amare il fratello, e odiare il nemico: io v'ingiungo d'amare il nemico, beneficare chi vi nuoce, pregare per chi vi persegue, imitando Dio che fa nascere il sole sui buoni e sui malvagi. Io vi do un precetto nuovo, che vi amiate un l'altro come io ho amato voi: vi conosceranno miei discepoli se vi amerete a vicenda. Chi ha due tuniche, ne porga una a chi n'è sprovvisto. Fate l'elemosina, ma in secreto, e che la vostra mano sinistra non sappia ciò che fa la destra. Date a prestito senza speranza di ricambio, e largo sarà il vostro frutto. Alla fine de' secoli poi verrà il Figliuol dell'uomo a giudicare, e dirà: Io ebbi fame, e mi saziaste; ebbi sete, e mi deste a bere; pellegrino mi albergaste, nudo mi vestiste, mi visitaste infermo e carcerato; venite, o benedetti del Padre mio, al gaudio che vi è preparato».
Chi così diceva, camminava come un peccatore fra i peccatori, confabulava col bestemmiatore, sedeva a banchetto coi pubblicani; rimandava assolta l'adultera, lasciavasi lavare i piedi dalla meretrice; intingeva il dito nel piattello stesso col traditore, e gli dava il bacio; prometteva il paradiso a un ladrone: oh! ben doveva egli sentire i dolori dell'umanità, se così la compativa.
Gli Ebrei perdettero l'indipendenza allorchè il magno Pompeo li sottopose alle aquile latine; e, pur conservando un re proprio, stavano soggetti a un preside o procuratore romano, che allora era Ponzio Pilato (28). Allo spettacolo delle assidue vicende d'allora, alla caduta di tanti regni, allo sterminio di tante città, i Gentili si approfondavano in quel sentimento d'un progressivo deteriorare del mondo, che era stato ad essi lasciato dalla tradizione primitiva; e perfino coloro che idolatravano Roma e «l'eternità dell'ingente Campidoglio», a cui pareva aggiungere solidità ogni re che incatenato ascendesse per la via Sacra, pure vedevano ogni generazione peggiorare, e il mondo avviarsi a rovina inevitabile. Gli Ebrei invece, fra gravissimi disastri esteriori ed interni, perdute le armi e l'indipendenza, insieme col dogma della caduta teneano vivo quel della rigenerazione; unici fra i popoli antichi che conoscessero quella dottrina del progresso, ch'è carattere e vanto della moderna civiltà.
Nei loro libri profetici, da antico scritti nella più sublime poesia, leggevano la promessa che verrebbe un salvatore, e appunto intorno a questi tempi: ma accecati da angusto amor di patria, e nel dispetto dell'oltraggiata nazionalità, nell'aspettato non presagivano altro che un eroe, secondo la carne non secondo la fede, il quale spezzasse le catene del suo popolo come avea fatto Mosè liberandoli dall'Egitto, o Ciro mentre stavano schiavi in Babilonia, e tornasse i gloriosi tempi di Davide e di Salomone in quella Gerusalemme che restava sempre la più insigne città dell'Oriente[200]; un messia insomma trionfante degli stranieri, anzichè il Figlio dell'uomo, proclamatore dell'universale fratellanza, e d'una legge d'amore indipendente da tempi, da luoghi, da condizione.
Questo orgoglio carnale fece che non fosse conosciuto il Dio umanato, anzi si disprezzasse un Cristo mansueto ed umile, il quale parlava di rassegnazione, di benevolenza, d'un regno che non è di questo mondo; consigliava a pagare ancora il tributo, e dare a Cesare quel ch'era di Cesare: ma al tempo stesso egli imponeva si desse a Dio quel ch'era di Dio, purgava la legge patria dalle frivole osservanze, e mentre flagellava coloro che faceano traffico nel tempio, chiamava superbi e ipocriti i sacerdoti e i dottori, i quali riponevano ogni moralità nella foggia del vestire, nello astenersi da certi cibi, e gonfiavano i cuori nella persuasione di loro virtù.
Costoro dunque cospirarono contro di lui, ed ai tribunali patrj l'accusarono di bestemmiare contro la religione, di corrompere la gioventù; ai tribunali romani, di turbare la dominazione straniera col parlare d'un altro regno e di glorie diverse. I principi dei sacerdoti, gli anziani del popolo e i giudici, cui i Romani ne lasciavano l'autorità, dichiarano Cristo degno di morte, e chiedono a Pilato che lo condanni. Questi esamina l'imputato, e gli domanda: — Sei tu il re de' Giudei?» e Cristo risponde: — Il mio regno non è di questo mondo; altrimenti i miei ministri non soffrirebbero ch'io fossi consegnato a' Giudei. — Ma dunque sei re?» ripiglia Pilato; e Cristo: — Tu il dici; e venni al mondo per rendere testimonianza della verità; e chi è dalla verità, ascolta la mia voce».
In tempo che altro legame non credeasi poter frenare il mondo, fuor quello della forza, qual mai timore poteva incutere al governatore romano un regno non di questo mondo, un re che altro impero non aveva fuorchè la verità, altri sudditi che quelli dalla verità assoggettatigli? Pilato avea inteso che il precursore di Cristo intimava: — Fate penitenza, preparate le vie del Signore», che Cristo diceva ai poveri: — Voi siete beati», ai ricchi: — Siate misericordiosi con tutti; chi vuoi essere mio discepolo, lasci ogni cosa, prenda la croce e mi segua», e che il popolo lo amava perchè scioglieva gli occhi ai ciechi, la lingua ai muti. Nulla affatto restava dunque minacciata la potenza ch'egli rappresentava, nè l'immortalità di Cesare: che cosa aveva mai a fare la religione colla politica? Costui non potea dunque sembrargli meglio che un lunatico, un paradossale.
Ma quei primati divennero zelanti del poter temporale quando occorreva di opporlo allo spirituale: astiosi allo straniero che comprimeva le loro passioni, ora per passione s'accorsero che una novità religiosa porterebbe novità politica, e minacciarono di denunziare Pilato a Roma se non condannasse il riottoso. Il popolo, come chiamavansi pochi scioperati schiamazzanti in piazza, chiede ch'egli condanni costui, il quale mette a repentaglio il dominio di Tiberio; e Pilato, che nell'egoismo personale e governativo non vuol porre a repentaglio la pubblica quiete per nulla meglio che per un uomo, nè pericolare il proprio impiego per salvare un innocente, condiscende che l'uccidano, protestandosi però mondo del sangue di lui. E Cristo è crocifisso (35) dal popolo tra cui era passato beneficando; — vittima della legalità romana, acciocchè questa sia in perpetuo condannata.
Fra le imprecazioni egli morì, non imperterrito come Trasea o Seneca, ma confessando il dolore, ma desiderando fossegli risparmiato quel calice, ma gemendo di sentirsi abbandonato dal Padre, e perdonando a quelli che l'uccidevano: e tutto fu consumato, come da secoli era stato simboleggiato e predetto. Lo sgomento invade i discepoli suoi, i quali mondanamente giudicano le cose dalla riuscita; talchè nascosti non fidano che nell'essere o sprezzati o dimentichi, e piangono sull'estinto maestro, finchè questi, come avea promesso, risorge, e salito al Padre, manda lo Spirito divino che tramuta i timidi ed ignoranti pescatori di Galilea in dottori intrepidi, i quali, vestiti della forza di lassù ed obbedendo al maestro che avea detto — Andate e insegnate a tutte le nazioni», spargonsi per le vie di Gerusalemme, annunziando compita la legge, cessate le figure, cominciata la nuova alleanza, venuto il lume dal lume, il Dio da Dio, e spiegano quella dottrina che doveva essere salvezza del mondo. Così il più stupendo miracolo del cristianesimo, qual è il potere di trasformazione, comincia ad operarsi negli Apostoli per estendersi a tutta la società.
Pilato ragguagliò il senato romano del caso; e Tiberio, udendo che Cristo avea fatto miracoli ed era risorto, disse — Ebbene, ponetelo fra gli Dei». Sì poco importava l'aggiungerne un altro alla caterva affluita di Grecia, di Siria, d'Egitto! Cristo però non era un dio, ma il Dio; e la sua dottrina e l'esempio suo repugnavano talmente ai dominanti, che il trionfo di quelli doveva portare la rovina di questi; e raccogliendo i pensieri di tutte le generazioni, di tutti i secoli, avvincere il mondo in un legame di fede, di speranza, d'amore, il cui nodo è in cielo.