L'adorazione dell'uomo è l'adorazione del male; il culto dei Cesari è l'infimo grado dell'idolatria; i costumi dell'età loro sono la cloaca dell'impurità, dell'inumanità e della divisione, le tre grandi conseguenze dell'idolatria. Da un lato dunque «opere della carne, dimenticanza di Dio, incostanza di matrimonj, avvelenamenti, sangue ed omicidj, furti ed inganni, orgie, sacrifizj tenebrosi, uomini uccisi per gelosia, o contristati coll'adulterio, tutte le cose confuse, e una gran guerra d'ignoranza che la follia degli uomini chiama pace»; dall'altro lato «tutti i frutti dello Spirito, carità, gioja, pace, pazienza, benignità, bontà, longanimità, dolcezza, fede, modestia, temperanza, castità»[207]; ai quattro caratteri dell'antichità se ne oppongono quattro nuovi, fede pura all'idolatria, carità allo spirito di malevolenza, giustizia al disprezzo delle vite, castità alla corruzione. Siffatta guerra cominciava col Vangelo.

Nella Roma incestuosa e micidiale, anime che il mondo non era degno di possedere viveano nelle caverne, aspettando intrepide, ma non accelerando l'ora di fecondare del loro sangue la pianta della rigenerazione. Attorno alle città d'Ostia, di Velletri, di Tivoli, di Preneste e Palestrina, e nelle valli che con cento flessuosità sboccano nella pianura del Lazio; accanto alle tane, ove i padroni chiudevano la sera centinaja di schiavi alla bestemmia ed agli indistinti concubiti, trovi altre caverne, scavate nel tufo di cui si fabbricavano le voluttuose ville: e dentro quelle nei gemiti e nella preghiera si rigenerava l'umanità. Colà i Cristiani sepellivano i morti entro nicchie che poi muravano, chiudendovi insieme gli strumenti del supplizio, un'ampolla del sangue, le insegne della dignità o dello stato; e questi asili della morte denominavano cimiterj, cioè dormitorj, espressione d'una coscienza pura, consolata nella certezza di svegliarsi ad altra vita; e colà venivano ad orare. Ivi nessun altro ornamento che l'avello d'un martire, pochi fiori, alcuni vasi di legno, qualche cero o lampada, al cui lume leggere il Vangelo, cioè i libri nei quali i compagni di Cristo o i loro discepoli aveano esposto semplicemente la vita e gl'insegnamenti di lui, i precetti e l'esempio; ed invocavano la grazia di adempirli e d'imitarlo. E in quel leggere e in quel pregare consisteva la loro cospirazione.

Uniti nella credenza stessa, nella stessa morale, nella stessa speranza, davano bando alle inumane distinzioni del secolo: il ricco sedeva presso al povero cui sostentava coll'aver suo: le vergini del vulgo, coperte di bianco lino, con al collo gli amuleti dell'agnello di Dio che toglie i peccati, alternavano litanie colle matrone e colle vedove de' senatori e dei proconsoli, che avevano data ogni ricchezza all'assemblea de' fedeli, e spargevano i ristori della carità: e mentre l'egoismo rodeva a morte la società antica, qual sovrabbondanza di vigore in quella nuova, dove l'amore nasceva dall'inesausta fonte della fede, e dove convincendosi della debolezza dell'uomo, acquistavano la forza che viene da Dio! Il vescovo, il prete, il diacono, cioè a dire l'ispettore, il vecchio, il servo, presedevano all'adunanza, non distinti se non per maggior virtù, carità e dottrina nel soffrire, nel rimetter pace, nel compatire e consolare, nello spezzare il pane della parola, e per lo stupendo privilegio d'immolare il Figlio al Padre, vittima incessante per le colpe, e di legare o sciogliere i peccatori tra l'effusione della Grazia.

Quivi entro, la vigilia delle solennità i sacerdoti davansi lo scambio per cantar tutta notte inni al loro Signore; e quella melodìa serviva di guida ai fedeli, che sbucati di piatto dalla città o dall'ergastolo degli atroci padroni, venivano a trovarvi gli anziani mutili nel martirio, i vescovi rapiti miracolosamente al rogo, i filosofi che, mutati in apostoli, avevano finalmente rinvenuto il nodo delle agitate quistioni, e che s'accingevano a recare il vero alle genti assise nell'ombra della morte, e a confermarlo col proprio sangue.

Le feste dell'idolatria erano allusioni a fenomeni naturali, ovvero patriotiche rimembranze, spesso contaminate da impurità e bagordi: nelle cristiane, l'esultanza era espressione del rinascimento spirituale. Là interrogavasi con ansietà il futuro; qui si confidava nell'onniscienza divina; e lo spirito, sgombro dal timore di sinistri presagi, trovava la spiegazione della vita in ciò che dee venire dopo di essa. Chi potesse, recava qualche denaro ogni mese onde nodrire e sotterrare i poveri, sostentare gli orfani, i naufraghi, gli esuli, gl'imprigionati. Come fratelli, erano disposti a morire gli uni per gli altri: tutto avevano in comune, eccetto le donne: nel loro mangiare insieme, che chiamavasi far carità (agape), libavano il calice del sacrosanto sangue; poi i cibi, ricevuti a gloria di Colui che li dà, rallegravano la sacra accolta nella fratellanza dell'affetto e nella gioja del perdono e del sagrifizio.

La società periva per l'egoismo e l'isolamento? eccola salvata dallo spirito d'associazione e da quell'amore che mancò sempre al gentilesimo, perchè Dio solo poteva insegnarlo. Il cristianesimo è dottrina di redenzione, sicchè primo merito pone il praticare la carità fino a dar la vita. Per accrescere il bene del prossimo, ognuno ha l'obbligo d'esercitare l'industria, scoprire, progredire; è pertanto anche dottrina d'attività e d'avanzamento, mentre gli antichi, fondati sopra l'idea del decadimento, vedevano il male e la disuguaglianza fra gli uomini come una necessità, soffrivano e lasciavano soffrire. Colla parola «Siate perfetti come il Padre mio celeste», è imposta alle età nuove la missione di procedere, di lottare; e se il verbo di Dio non mente, andrà svolgendosi ed effettuandosi ognor meglio la legge di giustizia e d'amore; e poichè in questa consiste il perfezionamento anche dell'ordine temporale, indefettibile ne sarà il progresso, divenuto legge naturale dell'umanità. Ne conseguiva anche la libertà[208], la quale, sbandita d'ogni luogo pel deleterico influsso dell'egoismo, ricovera nel santuario, protetta dalla fede di Colui pel quale regnano i re.

Veramente Cristo, la cui riforma era morale e non politica, non mutò l'ordinamento materiale del mondo visibile: ma la scienza delle intime relazioni della terra col cielo, del tempo coll'eternità, del contingente col necessario, riesce ad innovarlo, porgendo un canone di eterna giustizia; e coll'impedire che mai più gli uomini si considerino altri come fine, altri come mezzi, pianta la libertà vera, generata dalla fede, dalla pratica della virtù e dalla cognizione della verità.

— Chi vorrà esser primo, si farà servo degli altri, come il Figliuol dell'uomo che venne non per essere servito ma per servire, e dar la vita ad altrui redenzione». Queste parole segnano il rigeneramento della società, sostituendo alla tirannide, ove pochi godono e molti patiscono, il governo per vantaggio di tutti; e rendendo un dovere non un piacere il diriger gli uomini. Il superiore sa d'essere obbligato a servire alla grande società umana, nè quindi inorgoglisce della sua posizione; l'inferiore vede nel magistrato l'uomo costituito a vantaggio di lui, e quindi lo ama e seconda: i potenti riconoscono i diritti dei sudditi, questi la soggezione, dovuta per riguardo a Colui che è unica fonte della podestà: e gli uni e gli altri s'accordano nel volere soltanto ciò che è volontà del comun padrone.

Cristo designò l'uomo che, lui morto, dovea farsi servo dei servi; e così fondò l'unità del governo visibile, che non avendo il suo regno in questo mondo, avvicinasse più sempre gli uomini al regno di Dio, il quale consisterà nell'unità di credenze e d'affetti. A tal uopo è stabilito un potere sulle coscienze, al quale appartenga il risolvere ogni dubbio e determinare le credenze. Nulla esso possiede di violento; uniche armi sue la persuasione, e la Grazia invocata, e la infallibilità promessa da Colui, che prega in cielo affinchè la fede di Pietro non venga meno.

A prima vista parrebbe dispotico cotesto governo della Chiesa, che impone quanto s'ha da credere, estende l'imperio sulla coscienza, e proscrive il dissenso: ma l'infallibilità sua esso trae da un principio superiore all'uomo, e tale da acquetar la ragione; tutto fa pubblicamente per lettere, dibattimenti, concilj, tanto che non si prende alcuna determinazione se non per deliberazioni comuni: le assemblee diocesane, provinciali, nazionali, ecumeniche adombrano quel governo rappresentativo, che divisavasi testè come il più alto punto del politico progresso.