Dilagamenti, incendj, tremuoti che avevano afflitto l'impero e dato esercizio alla liberalità di Antonino, si rinnovarono per le provincie, aggiuntavi l'epidemia; poi uno strano caro in Roma: talchè Marc'Aurelio ebbe a faticare in sollievo di tanti guaj. Anche i Catti sbucarono nella Germania, i Britanni calcitravano, l'Armenia si agitò, Vologeso III re de' Parti ruppe guerra con formidabili preparativi. A combatterlo, Marc'Aurelio mandò Lucio Vero (162), sperando strapparlo all'indecorosa mollezza; ma costui, appena mosso da Roma, fu dalle dissolutezze gettato in violenta malattia a Capua. Guarito da questa non da quelle, passa il mare; e l'Asia lo alletta a godimenti, ne' quali logora il tempo. Frontone[232], scrivendogli, deplorava il decadimento della militare disciplina: — Guerrieri abituati ogni giorno nell'applaudire alle infami voluttà, anzichè nelle insegne e negli esercizj, cavalli ispidi per mancanza di cura, cavalieri sbarbate fin le coscie e le gambe, uomini piuttosto vestiti che armati, talmente che Leliano Ponzio, educato nell'antica disciplina, colla punta delle dita sfondava le costoro corazze, e osservava perfin de' cuscini posti sui loro cavalli. Pochi soldati lanciavansi d'un salto sul cavallo; altri sosteneansi a fatica sui garretti o sui ginocchi; pochi sapevano palleggiare il giavellotto, e senza vigore lo gettavano come fosse lana. Al campo, tutto pieno di giuochi: un sonno lungo quanto la notte, e la veglia in mezzo al vino». Eppure l'esercito era ancora la parte più sana dell'impero, e i luogotenenti di Lucio Vero lo condussero più volte alla vittoria: finalmente Avidio Cassio, proceduto sino a Ctesifonte, arse la reggia de' Parti (163), prese Edessa, Babilonia e tutta la Media. Vero, indegnamente proclamato vincitore dei Parti, distribuì i regni, e assegnò il governo delle provincie ai senatori che l'accompagnavano.

Vedendo occupati i migliori eserciti in Oriente, i Germani insorsero dalle Gallie all'Illiria. Marc'Aurelio, accorsovi col fratello, parte respinse oltre il Danubio, parte sottomise; e diffidando a ragione, si fermò a piantare nuovi fortilizj, corroborò Aquileja minacciata dai Marcomanni, e provvide alla sicurezza dell'Illiria e dell'Italia. Nè invano, chè ben presto l'incendio sopito divampò, e i due augusti dovettero accorrere di nuovo. Ma Vero morì ad Altino di trentanove anni (169); Aurelio lo fece ascrivere fra gl'Iddii, e procedette più risoluto nella via del bene.

La guerra ai Germani seguitò con varia fortuna: i Marcomanni videro più volte le spalle dei Romani (170), li inseguirono fin sotto Aquileja, e in Italia recarono fuoco e guasto. Roma, più atterrita perchè la peste menava strazio, arrolò schiavi, gladiatori, disertori, Germani mercenarj; e l'imperatore vendette gli arredi del proprio palazzo, ori, statue, quadri, le vesti di sua moglie, e una preziosissima copia di perle, adunate da Adriano ne' suoi viaggi; e coll'ingente somma ritrattane provvide alla fame d'allora, pagò le spese d'una guerra quinquenne, e avanzò tanto da ricuperar parte delle cose vendute. I Barbari combattè in ogni parte da eroe, ma eroe umano, risparmiando il sangue ove potea, reprimendo la indisciplina militare, e coll'esempio animando i nemici. Ma inseguendoli di là dal Danubio, rimpetto all'antica Strigonia nell'alta Ungheria, si trovò preso in mezzo dai Marcomanni; e sebbene i suoi con valore si riparassero da quella serra, vedeansi all'estremo per mancanza di acqua. Quand'ecco in un subito il cielo si rabbuja, e versa dirotta pioggia; il nembo stesso, avventando gragnuola e fulmini contro i nemici, che in quella confusione gli avevano assaliti, ajuta i Romani a disperderli.

È uno degli accidenti più clamorosi di quel tempo, gridato per miracolo da Gentili e da Cristiani: quelli l'attribuiscono ad Arnufi, mago egiziano, od a preghiere dell'imperatore[233]; i nostri ne fanno merito ai battezzati della legione Melitina. L'imperatore, colla circospezione richiesta dal tempo, scrisse al senato di dover queste vittorie ai Cristiani; e contro chi li calunniasse decretò l'ultima severità.

La restituzione di centomila prigionieri attestò quanto i Romani avessero sofferto. Quadi e Marcomanni, che rinnovarono i movimenti, furono rinserrati per modo, che la fame li costrinse implorar pace dall'imperatore (174); e venuti con doni, coi disertori e con tredicimila prigionieri, la ottennero a patto di non più trafficare sulle terre romane, e stanziare almeno sei miglia dal Danubio. Gli altri Germani furono pure repressi, com'anche i Mori che aveano invaso la Spagna.

Avidio Cassio, vincitore dei Parti, più col seminare discordie che non colle armi domò i sollevati Egiziani; ed anche in Armenia e in Arabia fece mostra di prudenza e valore. Costui, quanto sicuro nelle armi, era rigoroso co' soldati; qualunque di essi rapisse nulla ai paesani, era ivi stesso crocifisso; alcuni arsi vivi, altri incatenati insieme e gettati al mare; ai disertori faceva mozzar piedi e mani, dicendo la vista di que' moncherini produrre maggior effetto che non un supplizio. Mentre accampava presso il Danubio, alcuni de' suoi ajuti passarono il fiume, ed assaliti i Sàrmati improvvisti, ne uccisero tremila e tornarono carichi di preda: ma quando i centurioni, che a ciò gli avevano eccitati, aspettavano lode e ricompensa da Cassio, e' li fece crocifiggere per esempio di disciplina. Al rigore eccessivo destasi in rivolta l'esercito; ma Cassio, comparendo senz'armi fra i tumultuanti, esclama: — Uccidetemi pure, e alla dimenticanza del dover vostro aggiungete l'assassinio del generale». Quell'intrepidezza colpì; l'ordine fu ricomposto, e i nemici disperando di vincere un tal capo, chiesero una pace di cento anni.

Compiuta la guerra de' Marcomanni, Marc'Aurelio deputò Cassio a governare la Siria, ove in sei mesi riparò allo scompiglio e all'immoralità delle legioni; ogni otto giorni ne passava in rassegna l'abito, le armi, l'equipaggio; frequentemente le addestrava, e malgrado quel rigore, sapea farsi ben volere. Ma il nome che portava, rammentavagli un altro che avea tentato impedire la monarchia in Roma; ed egli pure chimerizzava una romana repubblica. Antonino il seppe e tollerò; Marc'Aurelio rispose con filosofia fatalista: — A che stare in pena? se la sorte destina l'impero a Cassio, niuno uccide il proprio successore; se no, rimarrà preso al proprio laccio. Non conviene diffidare d'uomo non accusato e di tanti meriti: se devo perdere la vita pel bene dello Stato, poco mi cale se ne verrà scapito a' miei figliuoli».

Durante la guerra in Germania, si sparse voce, o Cassio la divulgò, che l'imperatore fosse morto; e Faustina imperatrice, temendo l'impero non venisse occupato chi sa da chi, e in pericolo sè ed i figli, sollecitò Cassio ad assumerlo e sposar lei. Cassio si fece proclamare (175), e ben tosto il paese di là dal Tauro e l'Egitto gli obbedirono; principi e popoli stranieri abbracciarono la sua causa. Marc'Aurelio, quando più nol potè tener celato, ne informò egli medesimo il suo esercito, movendo pacata querela dell'ingratitudine; indi prese il cammino dell'Illiria per farsi incontro a Cassio, e cedergli l'impero, quando tale paresse il volere degli Dei; — Giacchè (soggiungeva) se tante fatiche io duro, non è interesse o ambizione, ma desiderio del bene del mio popolo».

Cassio non era un usurpator volgare, e pensava o simulava d'intendere soltanto al pubblico bene: — Infelice la repubblica in preda d'avoltoj, che dopo il pasto han più fame di prima! Marc'Aurelio è buono, ma per farsi lodare di clemenza lascia viver uomini che sa meritevoli di morte. Dov'è l'antico Cassio? dove l'austero Catone? a che è ridotta la disciplina de' nostri vecchi? or non si sa tampoco ribramarla. L'imperatore fa il mestiere del filosofo, disserta sul giusto e l'ingiusto, sulla natura dell'anime, sulla clemenza; e non piglia a cuore gl'interessi dello Stato. Buoni esempj di severità bisogna dare, molte teste abbattere se vogliasi ripristinar il governo nell'antico splendore. Di che non sono meritevoli cotesti rettori di provincie, che credonsi posti là unicamente per deliziarsi e arricchire? Il prefetto al pretorio del nostro filosofo tre giorni prima d'entrar in carica non avea pane; e poco poi possiede milioni: e come gli ebbe, se non col sangue dello Stato e collo spoglio delle provincie? Le confische su costoro rifioriranno il tesoro, se gli Dei favoriscono la buona causa: io opererò da vero Cassio, e restituirò alla repubblica il prisco splendore».

Ma ben tosto il pugnale del centurione Antonio lo tolse dalla vita e da un regno di tre mesi e sei giorni. Marco Vero, ch'era stato spedito contro di lui, trovate le lettere de' suoi partigiani, le bruciò dicendo: — Questo atto piacerà a Marc'Aurelio: gli dispiacesse anche, avrò, col perder la mia, salvato molte vite». Il capitano delle guardie di Cassio e suo figlio Muziano, governator dell'Egitto, perirono, e così qualc'altro senza saputa dell'imperatore, il quale agli sbanditi rese la patria e i beni; e rimessa al senato l'indagine, soggiunse: — I senatori e cavalieri, partecipi della congiura, sieno per autorità vostra esenti da morte e da ogni castigo e nota; e dicasi per onor vostro e mio, che quest'insurrezione costò la vita a quelli soli che perirono nel primo tumulto. Così anche a loro potessi renderla! La vendetta è indegna d'un regnante».