[3]. Lib. VII, cap. 2.
[4]. Plauto nel prologo del Trinummo dice: Plautus vortit barbare; e barbarica lex chiama la romana nei Captivi; e Barbaria l'Italia nel Penulo.
[5]. Vates da fari, come Fauni; ed è comune alle genti il chiamare sè parlanti, e muti gli stranieri.
[6]. Orazio, Ep. II. 1; Tacito, Ann., XIV. 21.
[7]. Singolarmente un Rintone da Taranto, modello di Lucilio, e inventore d'una non sappiamo quale specie di commedia (Lydus, De magistratibus rom., I. 41). Forse era quella che a Roma dicevasi Rintonica.
[8]. Ciò risulta da Diomede, III. 488, nella collezione di Putsch.
[9]. Munck, De atellanis fabulis, pag. 52, crede Strabone s'ingannasse sull'osce loqui, volendo questo dire non che si servissero della lingua osca, ma che parlavano oscamente, cioè rusticamente.
[10]. Martino Hertz, in una memoria stampata a Berlino il 1854, sostiene che deva dirsi Tito Maccio Plauto, nè altrimenti pensano l'editore di Plauto Ritschl e Lachmann; così trovando in un palinsesto. Non pare abbiano ragione.
[11]. Per esempio:
Obsequium amicos, veritas odium parit.