[41]. Multi jam esse latini libri dicuntur, scripti inconsiderate ab optimis illis quidem viris, sed non satis eruditis. Fieri autem potest ut recte quis sentiat, sed id quod sentit, polite eloqui non possit... Philosophiam multis locis inchoasti (o Varro) ad impellendum satis, ad edocendum parum. Lo stesso, Acad., I.
Tra i filosofi latini non vogliamo preterire Corellia, lodata da Cicerone come mirifice studio philosophiæ flagrans, e da lui amata troppo, se crediamo a Dione, lib. XLVI.
[42]. Sic parati ut... nullum philosophiæ locum esse pateremur, qui non latinis literis illustratus pateret. De divin., II. 2. Nel proemio delle Tusculane professa dolergli che molte opere latine siano scritte neglettamente da valenti uomini, e che molti i quali pensano bene, non sappiano poi disporre elegantemente, il che è un abusare del tempo e della parola. Negli Uffizj raccomanda a suo figlio di leggere le sue filosofiche discussioni. — Quanto al fondo pensa quel che ne vuoi: ma tal lettura non potrà che darti uno stile più fluido e ricco. Umiltà a parte, io la cedo a molti in fatto di scienza filosofica, ma per quel che sia d'oratore, cioè la nettezza e l'eleganza dello stile, io consumai la vita intorno a quest'abilità, onde non fo che usare un mio diritto col reclamarne l'onore».
[43]. Ἀπόγραφα sunt, minore labore fiunt; verba tantum affero, quibus abundo. Ad Attico, XII. 52.
[44]. Platone quanto allo Stato non andava pensando a riforme, non ad esaminare se il diritto sovrano stia in alto o in basso, e come applicarlo; ma crede necessario educar l'uomo, e dargli le virtù cardinali, che sono prudenza, fortezza, temperanza, giustizia. Con queste, più non importa stillarsi a far regolamenti; senza queste, i regolamenti saranno violati o elusi. — Fan da ridere davvero i nostri politici che tornano ogni tratto sulle loro ordinanze, persuasi di trovare un fine agli abusi, senza accorgersi ch'è un tagliar le teste dell'idra». De repub., lib. IV. Queste parole dell'insigne Greco dopa duemila anni non perdettero l'opportunità.
[45]. Turbatricem omnium rerum Academiam... Si invaserit in hæc, nimias edet ruinas, quam ego placare cupio, submovere non audeo. De leg., I. 13.
[46]. La conchiusione del trattato sulla natura degli Dei è: Ita discessimus ut Vellejo Cottæ disputatio verior, mihi Balbi ad veritatis similitudinem videretur esse propensior.
[47]. Tuscul., v. 7.
[48]. Natura propensi sumus ad diligendos homines, quod fundamentum juris est. De leg., I. 13. — Studiis officiisque scientiæ præponenda, sunt officia justitiæ, quæ pertinent ad hominum caritatem, qua nihil homini debet esse antiquius. De off., I. 43. Quid est melius aut quid præstantius bonitate et beneficentia? De nat. Deorum, I. 43.
[49]. De off., II. 18. 16.