Finis nella bassa latinità voleva dire pagamento, come τέλος in greco, e Ziel in tedesco. Da ciò il nome di finanza, venuto a significar l'arte di procurarsi denaro con modi raffinati e dotti. La voce taglia viene dalla tacca, che l'esattore dell'imposta e il riscontratore facevano sopra un pezzo di legno per indicare le somme pagate, e che divideasi, restando espressa la somma sulle due metà.
[70]. Da una novella di Magioriano raccogliesi che ciascun capo pagava all'anno due soldi d'imposta, e mezzo soldo per le spese di percezione; vale a dire che queste si valutavano un quarto dell'entrata totale.
[71]. Libanio, Or. contro Flor.; Zosimo, ii. 24.
[72]. Cod. Teod., lib. XII. XIII. ecc.; Nazario, Paneg. vet., X. 35; Zosimo, II. 38.
[73]. Oblatio auri. Simmaco, Ep. 10. 26. — Universi, guos senatorii nominis dignitas non tuetur, ad auri coronarii præstationem vocentur. Cod. Teod., lib. XII, tit. 13.
[74]. Nov. Valent. VII.
[75]. Vedi Gotofredo al lib. VII. De re militari del codice Teodosiano; e questo codice nei titoli De tyronibus, De desertoribus, De decurionibus, De veteranis, De filiis veteranorum.
[76]. Giustiniano li portò poi a cinquemila cinquecento; e il comes domesticorum divenne carica importantissima.
[77]. Alcuni moderni, come Raynouard, Hist. du droit municipal en France. Parigi 1836, tom. I. c. 17, e Fauriel, Hist. de la Gaule méridionale. Ivi, tom. I. c. 10, pensano costituissero in ogni città un senato superiore alla curia. A me non occorse mai menzione di senati provinciali.
[78]. Codice Giustinianeo, Communia utr. jud.