[97]. Svetonio, in Augusto, 40.
[98]. Ap. Baronio, ad annum 324, num. 58. 65. 70. 71. E vedi indietro, a pag. 123.
[99]. A ciascun vescovo era lecito farvi cambiamenti; e Rufino ci reca il simbolo qual recitavasi dalla Chiesa romana, più incontaminato, e quale dall'aquilejese, a cui esso prete apparteneva. Eccoli a confronto:
| Romano | Credo in Deum patrem omnipotentem. |
| Aquilejese | Credo in Deo patre omnipotente invisibili et impassibili. |
| Rom. | Et in Christum Jesum unicum filium ejus, dominum nostrum. |
| Aquil. | Et in Christo Jesu, unico filio ejus, domino nostro. |
| Rom. e Aquil. | Qui natus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine. |
| Rom. | Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, tertia die resurrexit a mortuis. |
| Aquil. | Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, descendit ad inferna, tertia die resurrexit a mortuis. |
| Rom. e Aquil. | Ascendit in cælos, sedet ad dexteram Patris; inde venturus est judicare vivos et mortuos. |
| Rom. | Et in Spiritum Sanctum. Sanctam Ecclesiam. Remissionem peccatorum. Carnis resurrectionem. |
| Aquil. | Et in Spiritu Sancto. Sancta Ecclesia. Remissione peccatorum. Hujus carnis resurrectione. |
Dalle catechesi di Massimo vescovo di Torino (Homil. in traditione Symboli), di san Pier Crisologo vescovo di Ravenna (in Symb. apost.), e da altri raccogliamo i simboli delle diverse Chiese, dove trovansi introdotte le parole conceptus, passus, mortuus, catholicam, sanctorum communionem, vitam æternam, dappoi adottate nel Simbolo comune, qual già si trova ne' sermoni 240, 241, 242, posti in appendice ai sermoni genuini di sant'Agostino nell'edizione de' Padri Maurini.
Alcune di quelle aggiunte pajono arbitrarie e sin futili; ma tendevano a confutare alcuni errori divulgati. Così nel surriferito simbolo aquilejese il descendit ad inferna si oppone agli Apollinaristi ed Ariani, che negavano l'anima a Cristo, quasi ne facesse vece la divinità: l'invisibili et impassibili è contro i Novaziani e Sabelliani, che diceano esser nato e aver patito il Padre Eterno; l'hujus carnis contrasta a chi teneva che dovessimo risorgere con un corpo aereo e celeste.
[100]. Nel concilio Niceno fu pure decisa la quistione delle pasque, importante sotto l'apparente frivolezza, giacchè suggellava il distacco del cristianesimo dagli Ebrei, e la supremazia della Chiesa di Roma; secondo la cui pratica, fu convenuto di festeggiare la resurrezione di Cristo la domenica in cui cade o che segue immediatamente il plenilunio più vicino all'equinozio di primavera. Questa deferenza alla Chiesa romana è un fatto rilevantissimo nella storia ecclesiastica.
[101]. È il fallo di Liberio, ridetto a sazietà dagli avversarj dell'infallibilità del papa. Ma quand'anche si accetti per vero, il che da alcuni s'impugna, nulla conchiude contro di quella, non avendo egli sentenziato dalla cattedra, non con libera volontà, e, appena rimesso nel suo seggio, si disdisse.
[102]. Cod. Teod., lib. XVI. tit. 10. l. 2.
[103]. Ivi, IV del 353; e V del 356.