[130]. Ep. IV ad Fabiol. del 401.

[131]. San Paolo, i ad Corinth., II. 4.

[132]. Il migliore per avventura de' suoi discorsi è quello in morte del fratello Satiro, tutto spirante affetti di famiglia. — A nulla mi valse l'aver raccolto il moribondo tuo respiro, appoggiata la bocca mia sulle estinte tue labbra. Io sperava far passare la tua morte nel mio seno, e comunicare a te la vita mia. Pegni crudeli e soavi, sventurati abbracci, fra i quali io sentii il suo corpo farsi gelato e rigido, e l'ultimo fiato esalare. Lo stringea fra le braccia, ma avevo già perduto colui che ancora io serravo. Quel soffio di morte divenne per me soffio di vita. Voglia il Cielo almeno ch'esso purifichi il cuor mio, e ponga nella mia anima l'innocenza e la dolcezza tua».

Dall'affetto domestico sa elevarsi ai pubblici danni, come nel bell'esordio: — Fratelli carissimi, abbiam condotto innanzi all'ara del sacrifizio la vittima che fu richiesta, vittima pura, accetta a Dio, Satiro, mia scorta e mio fratello. Io non aveva dimenticato ch'ei fosse mortale, nè mi lasciai illudere da vana speranza; ma la grazia oltrepassò la speranza, e non che lamentarmi a Dio, devo ringraziarlo, come quegli che sempre desiderai, in caso che alla Chiesa o a me sovrastassero calamità, si sfogasse la tempesta sopra di me e sopra la mia famiglia. Grazie al Signore, che nell'universale sovvertimento prodotto dai Barbari che d'ogni parte recano guerra, abbia soddisfatto all'afflizione comune co' miei particolari dispiaceri, e sia stato percosso io solo quando temea per tutti. Sì, o fratello, avventuroso in quanto rende florida la vita, nol fosti meno per opportunità della morte. Non a noi fosti rapito, ma ai disastri; non hai perduto la vita, ma fosti campato dalla minaccia delle calamità sospese sul nostro capo. Affezionato com'eri a tutti i tuoi, oh quanto avresti gemuto nel sapere che l'Italia è incalzata da un nemico già alle porte! quale afflizione per te in pensare che ogni nostra speranza di salute sta nel baluardo delle Alpi, e che alcuni tronchi d'albero sono l'unica barriera che difende il pudore! quanto l'anima tua si sarebbe contristata nel vedere che sì piccola distanza ci separa dal nemico, nemico feroce e brutale, che nè la vita risparmia nè il pudore».

Nulla di così bello egli dice o nella consolazione per la morte di Valentiniano o nel panegirico di Teodosio.

[133]. Simmaco, lib. X. ep. 54. Il testo proprio della legge ci manca; ma in una d'Onorio del 415 (Cod. Teod., lib. XVI. tit. 10. l. 20) è detto: — Conforme ai decreti del divo Graziano, ordiniamo di applicare al nostro dominio tutte le proprietà (omnia loca) che l'errore degli antichi destinò alle sacre cose».

[134]. Simmaco, lib. I. ep. 46.

[135]. Cod. Teod., lib. XVI, tit. 7. l. 11. 12. 16.

[136]. Ivi, I. 1. 4. 5.

[137].