[10]. Lampridio trasse dagli archivj della città questo processo verbale della elezione di lui:

— Il giorno avanti le none di marzo, essendosi in folla raccolto il senato nella curia, cioè nel tempio sacro alla Concordia, e avendo pregato Aurelio Alessandro Cesare Augusto a intervenirvi, ed avendo egli ricusato perchè sapeva trattarsi di onori suoi, poscia essendo venuto, si acclamò: «O augusto innocente, gli Dei ti conservino. Alessandro imperatore, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti hanno dato a noi, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti tolsero dalle impure mani, gli Dei ti perpetuino. Tu pure soffristi l'impuro tiranno, tu pure ti dolesti di vedere quell'impuro ed osceno; gli Dei lo svelsero, gli Dei ti conservino. Infame imperatore, giustamente dannato! Felici noi dell'imperio tuo, felice la repubblica! L'infame fu trascinato coll'uncino ad esempio spaventevole; il lussurioso imperatore fu a ragione punito. Dei immortali, ad Alessandro vita; di qui appajano i giudizj degli Dei».

E avendo Alessandro ringraziato, si acclamò: «Antonino Alessandro, gli Dei ti conservino. Ti preghiamo ad assumere il nome d'Antonino. Vendica tu l'ingiuria di Marco; vendica tu l'ingiuria di Vero; vendica tu l'ingiuria di Bassiano. Peggior di Comodo fu il solo Elagabalo, nè imperatore, nè Antonino, nè cittadino, nè senatore, nè nobile, nè romano. I tempj degli Antonini un Antonino dedichi; il casto riceva il sacro nome, il nome di Antonino, il nome degli Antonini».

E dopo le acclamazioni, Aurelio Alessandro Cesare Augusto proferì: «Vi ringrazio, o padri coscritti, non ora primamente, ma e pel titolo di Cesare, e per la vita salvata, e per l'aggiunto nome d'Augusto, pel pontificato massimo, per la podestà tribunizia, pel comando proconsolare, cose tutte che, con nuovo esempio, in un sol giorno mi conferiste». E come ebbe parlato, si acclamò: «Queste accettasti; accetta ora il nome di Antonino». Ed egli: «Non vogliate, vi prego, o padri coscritti, costringermi ad accettare un nome cui mi sarebbe difficile soddisfare, già gravi essendo questi insigni nomi. Chi intitolerebbe Cicerone un muto? chi un ignorante Varrone? Marcello un empio?»

Di nuovo fu acclamato come sopra, e l'imperatore disse: «Qual sia stato il nome degli Antonini, ricordi la clemenza vostra. Se pietà, chi più santo del Pio? se dottrina, chi più prudente di Marco? se forza, chi più robusto di Bassiano?» Di nuovo si acclamò come sopra, e l'imperatore soggiunse: «Certo vi ricorda come testè quel più laido di tutti i bipedi non solo ma e de' quadrupedi, portasse il nome di Antonino, e in turpitudine e lussuria superasse i Neroni, i Vitellj, i Comodi, e quali erano i gemiti di tutti: e pei circoli del popolo e dei nobili una sola voce fosse, che sconvenientemente e' si chiamava Antonino, e che da tale obbrobrio era violato tanto nome».

Mentre parlava si acclamò: «Gli Dei allontanino i mali; te imperante, di ciò non temiamo; ne siamo sicuri te duce. Vincesti i vizj, vincesti i disonori, ornasti il nome d'Antonino. Certi siamo, ben presumiamo; noi te fin dalla puerizia approvammo ed oggi approviamo». Allora l'imperatore: «Nè io esito ad assumer questo nome a tutti venerabile, perchè tema che ne' vizj risolvasi la mia vita, o abbia a vergognarmene; ma mi spiace prima il prendere il nome d'altra famiglia, poi credo di gravare me stesso».

E di nuovo gli fu acclamato, ed egli proseguì: «Perocchè, se accetto il nome di Antonino, posso anche quello assumere di Trajano, di Tito, di Vespasiano». E gli fu gridato: «Come Augusto, così anche Antonino». Allora l'imperatore: «Vedo che cosa vi spinga a tale aggiunta. Augusto è il primo fondatore dell'impero, e nel nome di lui tutti succediamo quasi per adozione e per dritto ereditario: anche gli Antonini furono detti Augusti. Ma il nome fu ereditario in Comodo, affettato in Bassiano, ridicolo in Aurelio».

E gli fu acclamato: «Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino. Alla verecondia tua, alla prudenza, all'innocenza, alla tua castità. Di qui comprendiamo qual diverrai; tu farai che il senato ben elegga i principi. Sii vincitore! sii sano! regna per molti anni». Alessandro soggiunse: «Vedo, o padri coscritti, d'aver ottenuto quel che desideravo, e ve ne ringrazio, e procurerò che questo nome che porto nell'impero sia tale che da altri si desideri, ed offrasi ai buoni uffizj della vostra pietà». E avendolo più volte ripetuto, e' disse: «Più facile mi sarebbe stato accettare il nome degli Antonini; poichè condiscenderei in parte alla parentela od alla comunanza del titolo imperiale. Ma il cognome di Magno perchè si adopra? che cosa ho fatto di grande? e sol dopo belle imprese l'ebbe Alessandro, dopo grandi trionfi Pompeo. Cheti dunque, e voi stessi, magnifici, contate me per uno di voi, anzi che darmi il nome di Magno».

Dopo di che fu acclamato: «Aurelio Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino».

Tali erano le discussioni del glorioso senato; in tali atti si sfogava la manìa delle mozioni, triviale occupazione degli inetti.