[11]. Il vescovo Eusebio la chiama religiosissima e di gran pietà (VI. 21), lo che da alcuni la fece credere cristiana. La vita d'Alessandro, nella Storia Augusta, è piuttosto un romanzo sul fare della Ciropedia. Erodiano sembra più attendibile, e s'accorda coi frammenti di Dione.
[12]. Vedi Manso, I Trenta Tiranni (ted.), dietro alla sua Vita di Costantino.
[13]. Delle minutezze cui scendeva Aureliano in fatto di disciplina militare sia argomento questa lettera a un suo luogotenente: — Se vuoi essere tribuno, anzi se t'è caro di vivere, tieni in freno le mani dei soldati. Niun d'essi rapisca i polli altrui, niuno tocchi le altrui pecore. Sia proibito il rubar uve, il far danno ai seminati, l'esigere dalla gente olio, sale, legna, dovendo ognuno contentarsi della provvisione del principe. Hanno i soldati a rallegrarsi del bottino fatto sopra i nemici, non delle lagrime de' sudditi romani. Ognuno abbia l'armi sue ben terse, le spade ben aguzze ed affilate, e le scarpe ben cucite. Alle vesti logore succedano le nuove. Mettano la paga nella tasca, e non nella taverna. Ognuno porti la sua collana, il suo anello, il suo bracciale, e nol venda o biscazzi. Si governi e strigli il cavallo e il giumento per le bagaglie, e così ancora il mulo comune della compagnia, e non si venda la biada lor destinata. L'uno all'altro presti ajuto, come se fosse un servo. Hanno il medico senza spesa; non gettino denaro in consultare indovini. Vivano costantemente negli alloggi; e se attaccheranno lite, non manchi loro una mancia di buone bastonate».
[14]. Absit ut auro fila pensentur; libra enim auri tunc libra serici fuit. Vopisco, in Aureliano.
[15]. Se pure va inteso così il publicavit di Vopisco.
[16]. Da Claudio II a Diocleziano non si batterono più monete d'argento, ma di rame argentato. Quelle d'oro continuarono ad essere di titolo fino, perchè il tributo era pagato in oro.
[17]. Vopisco soggiunge che i discendenti di Probo andarono ad abitare nelle vicinanze dei laghi di Garda e di Como.
[18]. Edda Sæmundar. Rigsmal.
[19]. Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt. Tacito, cap. VII.
[20]. Il Muratori talvolta scrive: — Gli Sciti, o vogliam dire i Goti», al 267, 271 ecc.; e tal altra: — Gli Sciti, cioè i Tartari», al 261.