[40]. Sant'Ambrogio, per mostrarsi indegno dell'episcopato, assistè ad un giudizio capitale.

[41].

Pone Tigillinum; tæda lucebis in illa,

Qua stantes ardent, qui fixo gutture fumant,

Et latum media sulcum deducit arena. Sat. I. 155.

Allude ai fanali degli orti di Nerone.

[42]. Annal., XV. 44.

[43]. È tradizione antica; e i santi Girolamo ed Agostino non metteano dubbio sull'autenticità di quattordici lettere fra Seneca e san Paolo, che ora la critica rifiuta. Altri andarono a cercarne prove nelle opere stesse di Seneca, riscontrandovi passi analoghi a quei dell'apostolo delle genti. Questi nella IIª ai Corintj, 11, chiama angelo di Satana un falso profeta; e Seneca: Nec ego, Epicuri angelus, scio... (Ep. 20). Così progenitura di Dio per uom dabbene: così somigliata la vita allo stato di guerra (Epp. 51. 96). Altre maniere Seneca usa nel senso del Nuovo Testamento; come caro (Animo cum hac carne grave certamen est, ne abstrahatur. De cons. ad Marciam, 240). E molto maggiore vi è la quantità di idee cristiane. Che se alcuno dica che un uomo, meditando sulla natura umana e sui rapporti fra l'uomo e Dio, può arrivarvi di per sè, noi chiederemo perchè nulla se ne trovi o nei Dialoghi di Platone, o nella Morale d'Aristotele, o nei Memorabili di Senofonte, o nelle opere di Cicerone, anzi neppure in Marc'Aurelio e in Epitteto, della scuola stessa di Seneca?

Se riflettiamo che Seneca si astenne dalla dieta pitagorica soltanto per non parere un ebreo nè dispiacere a Tiberio, se osserviamo le sue colpevoli condiscendenze verso Nerone, siam poco inclinati a farne un santo. Ma storicamente nulla si oppone all'amicizia tra questo e l'Apostolo delle genti; il quale arrivato, come credesi, a Roma nel 61, cortese prigionia ottenne da Burro prefetto del pretorio, amico di Seneca: fors'anche Seneca n'avea già contezza da suo fratello Anneo Novato Gallione, governatore dell'Acaja, al cui tribunale Paolo era stato tradotto mentre dimorava in Corinto. Che se la maggior parte delle opere sue si mostrano scritte prima della venuta di Paolo, quella sulla Vita beata e sui Benefizj, ove più abbondano le espressioni cristiane, e massimamente molte Lettere, sono posteriori. Del resto le somiglianze potrebbero indicare soltanto che Seneca conobbe i libri de' Cristiani.

Vedi in proposito Fr. Ch. Gelpke, Tractatiuncula de familiaritate, quæ Paulo apostolo cum Seneca philosopho intercessisse traditur verisimillima. Lipsia 1813; il Seneca del sig. Durosoir nella collezione di Panckouke; Amédée Fleury, Saint Paul et Sénéque. Parigi 1853. E tratto tratto il tema si ripiglia, e il dotto vulgo lo crede nuovo.