[25]. Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a 18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri. Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni, al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste: Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco, confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione, diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i vindici.

Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo, fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi: non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria.

Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace; ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse; d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che avesse, non era possibile resistergli.

Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua. Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue ambizioni.

Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio, come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la stima.

[26].

Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,

Qua natale solum est mihi...

Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ

Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,