Cujus et in templis petiit sua membra jacere,
Hæc loca post mortem bustis habere juvat.
Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,
His reddit terris cujus amore pio.
[53]. Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis fuerant civitatibus commendatæ. Paolo Diac., lib. III. c. 26.
[54]. Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla signoria de' Romani». Vic. della costit. in Italia, § 10, parte 1ª. Che Rotari fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento pubblicato negli Hist. patriæ monumenta, Chart. tom. I. p. 7. Di Agilulfo dice Paolo, lib. VI. c. 6, che multas possessiones Ecclesiæ largitus est; e sappiamo che regalò beni al monastero di San Colombano a Bobbio. Liberalità de' re successivi indicheremo a suo tempo, e le storie ne son piene.
[55]. Porta scritto in giro, AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX TOTIUS ITAL. OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA. Se l'iscrizione potesse credersi contemporanea del dono, sarebbe la prima volta che trovasi la formola per la grazia di Dio, poi dal franco Pepino introdotta ne' diplomi; e così pare quel re di tutta Italia, che, non senza maggior ragione, fu quindi adoperato da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che i Longobardi non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter loro in mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona.
[56]. Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter. philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis Domini, et lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ quoque meæ, sorori ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis et unum cum albula: quæ eis per vos peto dari. Non si usava ancora mandare ossa di santi: e Gregorio Magno lo disapprova assai.
[57]. Jonas, in Vita s. Bertulfi, ap. Mabillon, Ord. s. Benedict.
[58]. Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum multitudinem habuit. Paolo Diac., lib. V. c. 36.