[223]. Vi volle una licenza di Leone III perchè il nome di Carlo Magno fosse posto avanti a quello del papa negli atti che si erigevano a Viterbo, Toscanella, e nelle altre città della primitiva donazione, ove prima mettevasi quel solo del papa. Il Patrimonio di San Pietro poi non ricadde più nel regno longobardo. Vedi Troya, Discorso ecc., CCXXI.

Da una lettera, che Champollion Figeac nel 1836 trovò alla Biblioteca nazionale di Parigi, appare il rispettoso modo con cui l'imperatore trattava il pontefice Adriano:

I. Salutat vos dominus noster filius vester Carolus, et filia vestra domina nostra Fastrada, filii et filie domini nostri, simul et omnis domus sua. — II. Salutant vos cuncti sacerdotes, episcopi et abbates, atque omnis congregatio illorum in Dei servitio constituta, etiam et universus generalis populus Francorum. — III. Gratias agit vobis dominus noster filius vester, quia dignati fuistis illi mandare per decorabiles missos et melliflua epistola vestra, de vestra a Deo conservata sanitate, quia tunc illi gaudium et salus ac prosperitas esse cernitur, quando de vestra sanitate vel populi vestri salute audire et certus esse meruerit. — IV. Similiter multas vobis agit gratias dominus noster filius vester de sacris sanctis orationibus vestris, quibus adsidue pro illo et fidelibus sancte Ecclesie et vestris atque suis decertatis, non solum pro vivis, sed etiam pro defunctis; et si Domino placuerit, vestrum bonum certamen dominus noster filius vester cum omni bonitate in omnibus retribuere desiderat. — V. Mandavit vobis filius vester, dominus videlicet noster, qui Deo gratias et vestras sanctas orationes, cum illo et filia vestra ejus conjuge et prole sibi a Deo datis, vel omni domo sua, sive cum omnibus fidelibus suis, prospera esse videntur. — VI. Postea vero danda est epistola dicentibus hoc modo: presentem epistolam misit vobis dominus noster filius vester, postulando scilicet sanctitati vestre, ut almitas vestra amando eam recipiat. — VII. Deinde dicendum est: misit vobis nunc dominus noster filius vester talia munera qualia in Saxonia preparare potuit, et quando placet sanctitati vestre offendamus ea. — VIII. Deinde dicendum erit: dominus noster filius vester hæc parva munuscula paternitati vestre destinavit, inducias postulans interim dum meliora sanctitati vestre preparare potuerit. — IX. Deinde.... Il resto manca.

[224]. Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi fondi, e Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, e metà del ragazzo Maurontone.

[225]. Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava una corte; una corte co' suoi campi e boschi dicevasi manso, villa della misura di dodici jugeri; molti mansi costituivano una marca; e molte marche un distretto, pagus.

[226]. Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea del 364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, detti così dal canone o catalogo su cui erano registrati. Nel secolo IV sant'Eusebio radunò il suo clero in casa e mensa comune, con regole di vita austera. Forse da queste dedusse la sua sant'Agostino. Il più antico esempio ch'io trovassi, è in Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San Giovanni di Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, quando si sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i nomi de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.

[227]. Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa non sapesse scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci sovra libri; ma allora la scarsezza di questi facea si preferisse l'insegnamento orale; e quantunque Carlo non fosse nel caso di mancare di libri, doveva però uniformarsi al sistema generale, che consisteva nel leggere, udire, disputare, abbandonando lo scrivere ad una classe più bassa e meccanica. Nè quest'uso fu solo d'allora, ma quattro secoli più tardi Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapea scrivere; nè Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco Giovanni di Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi XIV era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova di alcuno che non sa scrivere perchè gentiluomo. Forse per questo i principi aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, composte delle lettere del nome loro, e che probabilmente erano fatte dal segretario.

[228].

Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo

Dilecto fratri mittit honore pio.