Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di femmine, tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici.
[291]. Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et caput ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur. Ap. Baronio al 992.
[292]. La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre, mandò dei nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di Milano. Andò questo, e lo salutò colle parole e con chinar il capo, ma non volle prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore gli disse: — Tu fai come se fossi sant'Ambrogio»; e l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio, nè tu sei il signore Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal padre, si portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico Pio, uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno del nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel Vangelo, Amate i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male. — E se nol facessi?» ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la vita eterna, se morissi nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e lo invitò a sostenere questo asserto davanti ai sapienti. Radunati i quali, l'arcivescovo parlò: — Sapete che siam tutti fratelli, liberi o servi, padri o figli? Ebbene, san Giovanni scrisse, Chi odia il fratel suo è omicida, e nessun omicida ha in sè la vita eterna». Tutti dovettero assentirgli; e l'imperatore, posta la mano per terra, chiese perdono, e restituì la grazia al figliuolo. Presbyteri Andreæ Chronicon. Semplici ragioni, ma che non seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli della ostentata libertà.
[293]. Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo, come anche la storiella dell'avvelenamento.
[294]. Adelboldus, Vita s. Henrici. Quei che della storia fanno allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello di Carlalberto.
[295]. Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos. Arnulph., Hist. Med., lib. I. c. 16.
[296]. Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit. Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et in custodia ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post correctionem, ditatos muneribus dimisit. Chron. Noval.
[297]. Nelle Antichità Estensi, par. I, c. 13, è recato un bel documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte Oberto, il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote (Estensi li crede il Muratori) dopo che lo elessero re ed imperatore, e gli dieder le mani e prestarongli il giuramento, favorirono Arduino nemico suo, e fecero prede e devastazioni. Siccome essi vivevano a legge longobarda, e in questa è scritto che «se alcuno trama contro la vita del re, perda la propria e gli siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca i possessi di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia, in compenso de' guasti sofferti.
[298]. Monaci Weingart nelle Ant. Estensi, p. 6.
[299]. Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli pareva neque utile neque honestum, gens enim vestra infida est. Insidiæ graves contra nos orientur. Fulbert, ep. 58. E Ademaro monaco dice che in ducibus Italiæ fidem non reperiens, laudem et honorem eorum pro nihilo duxit.