[300]. L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera della cattedrale di Pisa tres partes integras de castello et rocca Plumbini (questa è la prima menzione di Piombino); e nel 1135 baratta coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti del castello e della rôcca di Piombino. Anno dom. Inc. MLXXVIII, ego Ermengarda... concedo ecclesiæ Sancti Donati integram partem, quod est quarta pars de sextadecima parte de castello de Polciano etc. Ant. Estensi, part. I. c. 18. Massa Marittima nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli del fu conte Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi altri; e vedansi nel Dizionario del Repetti le sminuzzate compre fatte da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi il castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di Volterra un quarto del castello e distretto di Montieri e sue argenterie. Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni disputava contro Gandolfo lucchese pel possesso di parte del castello d'Aghinolfo nella Versilia. Gli archivj sono pieni di queste vendite e donazioni parcellari.

[301]. Cibrario, Monarchia di Savoja, II. 6. La gradazione delle persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto antico presso Hallam, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi conti, visconti, baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in ultimo villano». Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso de' possedimenti veneziani in Levante, il suzerain, è detto caposignor; uomini degli uomini i valvassori; le corvée servizio di corpo, angheria, servizio personale, che in altri autori si dicono comandate o manopere; così far ligezza, chiamarsi di uno, ed altri modi che sarò obbligato ad usare, non essendovi o non conoscendo io libri classici per lingua, che di proposito trattino di cose feudali.

[302]. Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini si ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese doveano convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano i loro servi per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente Cività per Belluno; il qual nome trovasi primamente in un atto del 1144, riportato dal Piloni, lib. II, p. 76. e Cividade è in un documento del 1349, riferito dal Verci, vol. XII, p. 129; poi Cividale.

[303]. Antiq. M. Æ., I. 650.

[304]. Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj passò ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel concilio Romano del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese, scomunicarono chi ne usasse; Federico II il vietò per la Sicilia, altri il proibirono con leggi severissime; eppure iniquità siffatta si prolungò fino ai giorni nostri. Vedi avanti al Cap. CXXIV.

[305]. Diego Orlando, Feudi di Sicilia. Palermo 1847.

[306]. Constit. regni Siciliæ, lib. III. tit. 26. 27.

[307]. Vol. I. p. 115, ed. Morel.

[308]. Lib. VII. tit. 2.

[309]. Il Codice Giustin., lib. VII. tit. 6, la Novella XXII. c. 12 dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati infermi, mentre potea metterli in xenonem se non avesse mezzi di curarli.