Tollitur assiduo cum sublimatur honore.

Il Muratori, nella prefazione ad esso poema, crede che solo del 1184 cominciassero i consoli a Bergamo: ma già nel 1109 si trova nominato Ripaldo dei Capitani di Scalve console; poi altri in una carta del 1117. Una lite nel 1114 fu decisa da quindici consoli di Como: ma qui si tratta di consoli de’ placiti, come sono forse i diciotto nominati in un documento del Giulini al 1117. Più importante è un altro presso il Lupo, II, 945, dove sono annoverati tutti i consoli: Nomina quorum consulum sunt, Arialdus Vesconte, Arialdus Grasso, Lanfrancus Ferrarius, Lanfrancus de Corte, Arnaldus de Rode, Arnaldus de Sexto, Azofonte, Mainfredus de Setara, Albericus de la Turre, Anselmus Avocatus; capitanei istius civitatis. Joannes Mainerii, Ardericus de Palazzo, Guazzo Arrestaguida, Malastrena, Otto de Fenebiago, Ugo Crivello, Guibertus Cotta, valvassores jam dictæ civitatis. Ugo Zavetarius, Alexius Lavezarius, Paganus, Ingovartus, Azo, Martinoni, Maxaso; cives ipsius civitatis. Sono dunque sette cittadini, sette valvassori, e nove capitanei, forse perchè a questi vanno uniti il visconte, rappresentante dell’arcivescovo, e l’avvocato. Per Firenze vedi G. Villani, v. 32.

[72]. Pergamena nell’archivio diplomatico di Firenze.

[73]. Nei contratti, anche di chiese, trovasi tuttora menzione di aldj, di mundio, d’altre forme di legge longobarda. Nei Monum. Hist patriæ, Chart. II, p. 1170, trovo al 1195 la vendita d’un fondo fatta al capitolo di Santo Stefano di Biella dalla marchesa Guala, viro et mundualdo suo consentiente. Nell’istromento di nozze del beffato pittore Domenico Calandrini, al 24 febbrajo 1320 in Firenze, si stipulò consensu Benedicti mundualidi della sposa, quem eidem ad hoc in mundualdum constitui. Manni, Veglie piacevoli, II. Lo statuto di Benevento del 1207, approvato da Innocenzo III, vuole che secundum consuetudines approbatas et legem longobardam, et eis deficientibus, secundum legem romanam judicetur. Borgia, Mem. di Benev., II. 182. 413. Nel Liber consuetudinum Mediolani del 1216 è una rubrica Quando de crimine agitur criminaliter. Punitur in rebus et persona secundum legem municipalem nostræ civitatis, vel legem Langobardorum, vel legem Romanorum... Si is cui maleficium factum invenitur, jure Langobardorum vivebat, sicuti nonnulli nostræ jurisdictionis vivunt. Idemque erit si extraneus lege romana vivit. Nello statuto di Como del 1281: Lombarda non servetur nisi in pugnis et in illis casibus de quibus fit mentio in statutis. Lo statuto di Pisa del 1186 ha una rubrica De legibus seu titulis ex lege longobarda in nostro jure retentis et approbatis; e nel prologo di quello rifatto il 1281 si ha: Pisana civitas a multis retro temporibus vivendo lege romana, retentis quibusdam de lege longobarda, sub judicio legis etc. L’antichissimo statuto pistojese, alle rubriche 8 e 9, determina le varie multe per ferite fatte con ferro e legno, al modo longobardo.

La contessa Matilde ora professa vivere a legge salica, ora a longobarda; del che non seppero render ragione nè il Lupo, nè il Muratori, nè il Savigny. Noi pensiamo che tali professioni riguardassero non la persona, ma la natura de’ possessi pei quali si stipulava, o del feudo di cui si trattava. Potrebbe darsi anche oggi che un medesimo possedesse un feudo di ragione longobarda, cioè divisibile fra tutti i figli, e uno di salica, cioè trasmesso per primogenitura, e un benefizio ecclesiastico da conferirsi per voti.

Essa Matilde, nel documento del settembre 1079, professa ex natione mea legem vivere Langobardorum; pro parte suprascripti Gottifredi qui fuit viro meo, legem vivere videor salicam; poi in un documento del 9 dicembre 1080 dice: quæ professa sum ex natione mea lege vivere salica. Ap. Fiorentino, Documenti, pag. 128, e in un altro del Muratori, Ant. It., tom. II, pag. 277.

Anche nelle Antichità Estensi trovansi Bugiardo, Scotto e Buggeri che professano ex natione nostra lege vivere Langobardorum; eppure Ottone loro padre professava ex natione mea lege vivere romana.

A conferma di quanto altri asserì, che non è vero i preti vivessero a legge romana, qui mi vien in taglio di notare che nella splendida donazione che il vescovo Rozio di Padova faceva nell’871 all’ospedale di Santa Giustina da lui fabbricato, professa vivere secundum legem salicam; e nel suddetto II volume di Carte dei Monum. Hist. patriæ, pag. 161, al 1069 Alessandro prete di Biella fa testamento professando ex nacione mea legem vivere Langobardorum.

E nel vol. I Chartarum, col. 299, è nominato Adalbertus presbiter filius quondam Gorzano, qui professus sum ex nacione mea legem vivere Langobardorum.

[74]. Nel 1151: Nos Sirus archiepiscopus et consules Januæ præcipimus tibi, Philippo Lamberti, ut ab hac die in ante non sis consul Januæ, nec guida osti Januæ, nec conciliator Januæ, nec legatus Januæ, et præcipimus tibi ut, per sacramenta quæ homines Rassæ adversus te fecerunt, non reddas eis vel alicui eorum illum malum meritum.