L’arcivescovo di Pisa ebbe il pedaggio della dogana del sale e del ferro dell’isola d’Elba; un altro pedaggio a Castel del Bosco; e nel 1286 aveva già da gran tempo lite cogli Anziani per la giurisdizione temporale sopra i castelli di Meli, Riparbella, Beliora, Pomaja, Santa Luce, Lorenzana, Collalberti, Nugola, Filettole, Avane, Bientina, Usigliano, Collemontanino.
I vescovi di Fiesole mandavano il loro visdomino alla Rufina; ma gli uomini di questa doveano aver licenza dalla Signoria di Firenze prima di giurargli fedeltà.
Il vescovo di Torino, come quel di Luni, avea diritto a una parte di tutti i pesci che si pescassero. Nel 1170 Pipino vescovo di Luni consentiva ai Sarzanesi, i quali già si reggevano per consoli, di trasferire il loro borgo in riva alla Macra, ove dicesi Asiano, dando egli il terreno e i casamenti, e ricevendo tributo e giuramento e le antiche consuetudini quanto ai giudizj, ai bandi, ai macelli, ai cambisti, ai mercati, alle curatele, alle fosse, ai mulini, ai forni. Nel 1183 esso vescovo emancipò affatto i Sarzanesi. Monum. Hist. patriæ, Chart., II. 1021.
Il vescovo di Modena pretendeva dal Comune la giurisdizione e giudicatura nella città e per tre miglia in giro, tanto del civile come del criminale, e nelle emancipazioni, tutele, curatele, duelli, e nelle cause mercantili; inoltre l’acquedotto della Secchia e della Scultenna; la giurisdizione nel civile e nel criminale, e nell’elezione de’ consoli o del podestà, nelle emancipazioni e tutele e duelli in castel Razzano, Savignano, Vignola, Porcile, ecc., oltre alcuni possessi. I Modenesi rispondevano, tali diritti e giurisdizioni e possessi spettare a loro per concessione imperiale e per la pace fatta a Roncaglia (sic) tra l’imperatore e i Lombardi; inoltre posseduti da tempo immemorabile. Per molti anni se ne litigò, finchè, stanchi delle noje e delle spese, nel 1227 le parti vennero a transazione, concedendo al vescovo alquanti possessi e canali ed altri comodi, e duemila libbre imperiali, mediante le quali recedeva dalle restanti prestazioni. Solo restavagli di pronunziar le sentenze contro gli eretici, le quali poi il Comune obbligavasi di far eseguire. Antiq. M. Æ., VI. 254.
Del 1162 papa Alessandro III confermava i beni e le giurisdizioni dell’arcivescovo di Milano, tante che ne mostrano la potenza. Dipendevano da lui primieramente assai chiese, monasteri, pievi in commenda: cioè nel vescovado di Torino la badia di San Costanzo colle sue cappelle; in quello d’Asti la chiesa di San Pietro di Mazano; in Albenga la chiesa di Santa Maria; nel vescovado d’Alba la pieve di San Michele di Verduno; in Burgulio il monastero di San Pietro, le chiese di San Giovanni e di Santo Stefano; nel Vercellese la pieve di Sant’Ambrogio di Frassineto, sempre colle loro cappelle; nel Tortonese la badia di San Pietro di Mola; quella di San Salvadore nel Piacentino; nel Milanese il monastero di San Calocero di Civate; la Santissima Trinità di Buguzate (Codelago); il monastero dei Santi Felino e Gratiniano in Arona; il monastero di Cremella, quel di Bernaga, quel di San Salvadore in Monza. Nel vescovado d’Acqui il monastero di San Quintino di Spigno, e quel di Santa Cristina presso l’Olona nel Pavese. Seguono terre con giurisdizione e giuspatronato; Sesto Calende con molte cappelle; il marchesato di Genova, e un palazzo e cappelle in questa città; Pontecurone nel Tortonese, Coirana nel Pavese, Casale non so quale, Burgulio dove fu fabbricata Alessandria; Lecco e suo contado, Monza e suo distretto, le rive dell’Adda da Brivio a Cavanago, quelle del Ticino da Sesto a Fara, Palanzo sul lago di Como; cui potrebbero aggiugnersi, benchè non nominati, il castello d’Angera, quel di Brebia e sua Pieve, e Cassano d’Adda; inoltre la zecca (Vedi Giulini). Sotto il 1210, Galvano Fiamma stima l’entrata degli arcivescovi di Milano ottantamila fiorini d’oro, che il Giulini ragguaglia a dieci milioni.
[75]. Cibrario, Economia pol. del medio evo, pag. 135.
[76]. L’autore de’ Saturnali chiamavasi Teodosio Ambrosio Macrobio Sicetino; il consigliere di Teodorico, Flavio Anicio Manlio Torquato Severino Boezio.
[77]. Nel catalogo d’una confraternita troviamo sei Pietro, altrettante Marie, tre Andrea, due Cristine, due Ingelberghe, quattro Martini, dieci Giovanni, e così altri, senza verun criterio per discernere gli uni dagli altri. Antiq. M. Æ., diss. XLI.
[78]. Atela, Adela, Adeligia, Adeligida, Adalasia, Atelasia, Aidia, son varie forme del nome di Adelaide imperatrice: Adelchi, Aldechisio, Adelgiso, Algiso è il nome del figlio di re Desiderio: Obizo, Oberto, Adalberto, Alberto; Cuniza e Cunegonda; Adam e Amizone, ecc. sono identici.
[79]. In una carta dell’archivio casauriense: Ideo constat me Artaberto, qui supranomen fratello vocatur; in una presso l’Ughelli, tom. VIII. p. 43: Joannes qui supranomine Walterii vocatur; in un’altra del 954, lib. V. 1359; Petro viro magnifico, qui et supranomen vocatur Pazii, seu Gregorii. Così nelle Ant. ital., III. p. 747, a un atto dell’882 sottoscrivonsi Joannes qui vocatur Clario, Leo qui vocatur Pipino, Joannes qui vocatur Peloso, Joannes Russo, Urzulo qui Mazuco vocatur, Lupus qui dicitur Bonellus, Bonellus qui dicitur Magnano: e altrove Giovan Rosso, Giovan Peloso, maestro Guglielmo, Martin Diacono, Lupo da Via, Ugo da Porta Ravennate, ecc.