[137]. Secondo gli atti prodotti dal Muratori, Antiq. ital. medii ævi, diss. XLVIII, i luoghi e le persone del partito imperiale erano Cremona, Pavia, Genova, Tortona, Asti, Alba, Acqui, Torino, Ivrea, Ventimiglia, Savona, Albenga, Casale di Sant’Evasio, Montevelio, Castel Bolognese, Imola, Faenza, Ravenna, Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Rimini, Castrocaro, il marchese di Monferrato, i conti di Biandrate, i marchesi del Guasto e del Bosco, e i conti di Lomello. All’incontro nella Lega di Lombardia erano Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Brescia, Ferrara, Mantova, Bergamo, Lodi, Milano, Como (benchè da noi poco fa veduto aderente a Federico), Novara, Vercelli, Alessandria, Carsino e Belmonte, Piacenza, Bobbio, Obizo Malaspina marchese, Parma, Reggio, Modena, Bologna, Doccia, San Cassano, ed altri luoghi e persone dell’Esarcato e della Lombardia.

[138]. Romoaldo Salern., Rer. It. Scrip., VII. 220.

[139]. Gaufridi Vosiensis Chron. Il fatto del piede posto sul collo di Federico fu sostenuto in prima dal benedettino Fortunato Olmo nel 1629, Historia della venuta a Venetia occultamente nel 1177 di papa Alessandro III, e della vittoria ottenuta da Sebastiano Ziani doge; e ultimamente da Carlo Lodovico Ring, nel Saggio storico per illustrare un fatto finora messo in dubbio della vita di due contemporanei, aspiranti entrambi alla signoria del mondo (ted.); Stuttgard 1835. Nel Cicogna, Iscriz. venete, vol. IV. p. 574-93, è una dissertazione di Angelo Zon sulla venuta di Alessandro III a Venezia. A Venezia si trovavano già rifuggiti moltissimi vescovi di Lombardia, cacciati da altri scismatici; v’accorse poi grandissima folla di prelati e signori; ed è curioso documento una cronaca che riferisce uno per uno questi personaggi col loro seguito. Per dire solo d’alcuni Italiani, Girardo arcivescovo di Ravenna giunse con settanta uomini; Lodovico vescovo di Brescia con un abbate e trenta uomini; e così Salomone di Trento; Tebaldo di Piacenza con due preposti e venti uomini; Guala di Bergamo con dodici; Alberico di Lodi coll’abate di San Pietro, e il prevosto di San Geminiano e quattro consoli, con diciannove uomini; Offredo di Cremona con quaranta; Anselmo di Como col suo arcidiacono e quaranta uomini; Algiso arcivescovo di Milano con Milone vescovo di Torino, coll’arcidiacono e arciprete suo e l’abate di San Dionigi e uomini sessanta; e così gli altri vescovi. Seguono Corrado marchese di Monferrato con venti uomini, il marchese Moruello Malaspina con cenquindici, il podestà di Verona con sessanta uomini, e due avvocati de’ Veronesi con undici; il podestà di Bergamo con venti, di Vercelli con sedici; dieci consoli di Cremona con novantacinque uomini, quattro di Piacenza con trentacinque, quattro di Novara con sedici, quattro d’Alessandria con trentacinque; il podestà di Bologna con quindici uomini; quattro consoli di Milano con trenta; il conte di Biandrate con ventisette; Ezelino da Treviso con trenta; nove cattanei di Treviso con quarantacinque; i marchesi d’Este con centottanta; il conte Guido Guerra con cento; e lasciamo indietro altri; i Tedeschi aveano più numerosi accompagnamenti. Il cronista soggiunge: «De zascheduna zittade de Lombardia e de la Marca e de Toscana e de Romagna e de la Marca d’Ancona ve fò catanii e possenti homeni, lo nome e lo numero deli quali no savemo. Suma lo numero de le persone numerade e i so prinzipali nominadi per nome, in tutto homeni 6390». Olmo, op. cit.

[140]. Vedi Carlini, De pace Constantiæ disquisitio. Verona 1763; Giac. Durando, Saggio sulla Lega Lombarda e sulla pace di Costanza, nel vol. XL delle Memorie dell’Accademia di Torino.

Frà Jacopo d’Acqui aggiunge che i Veneziani voleano che il loro doge al banchetto sedesse a fianco del Barbarossa: ma questi pigliò il sedile preparatogli e lo pose sopra il suo, e si sedè così in alto, mentre quel villano, com’esso il chiamava, dovè sedere sulla panca.

[141].

Centum mille noto pro Christi tempore toto

Octaginta datis super his et quinque peractis,

Sub mense maji Federico cæsare stante

Septima lux mensis præerat factis gerendis,