[226]. Hist. Sicula, pag. 252 e seg.
[227]. Ruggero Hoveden cronista inglese racconta che il papa pose in testa all’imperatore e all’imperatrice la corona coi piedi, e subito pur coi piedi ne la sbalzò, per significare la sua autorità di dare e togliere i regni. Ha poco del probabile.
Il giuramento era: Ego N. futurus imperator, juro me servaturum Romanis bonas consuetudines, et firmo chartas totius generis et libelli sine fraude et malo ingenio. Sic me Deus adjuvet et hæc sancta Evangelia. Le cerimonie della coronazione sono descritte dal cardinale Cencio, che poi fu papa Onorio III, e ch’era stato presente alla coronazione di Enrico; e furono pubblicate da Pertz, Monum. germ. hist., tom. IV. p. 187.
[228]. Imperium in hoc non mediocriter dehonestavit. Otto de S. Blasio, pag. 889.
[229]. Imperator ipse regnum intrat, papa prohibente et contradicente. Ricardi S. Germani, pag. 972.
[230]. Il marco di Colonia pesa gramme 233.87. Il franco contiene gramme 4 1⁄2 di fino; sicchè il marco di Colonia vale fr. 51.97. Dunque centomila marchi fanno franchi 5,197,100. In Sicilia correvano gli schifati, moneta greca, detta così perchè formati a barca. Una col nome di Guglielmo II in arabo, pesa 16 grani d’oro fino, sicchè oggi varrebbe franchi 2.88. Altra moneta siciliana erano i tarì, dei quali, sul fine del XII secolo, si tagliavano 24 da un’oncia d’oro, cioè pesavano gramme 0.8792, valenti oggi franchi 2.63. Poco dopo se ne tagliavano 29 1⁄2, e spesso il peso variò; giacchè l’impronta garantiva il titolo, ma del resto si contrattavano a peso.
[231]. Omne aurum et argentum, quod de regno ad manus habere potuit, congregavit, et in Alemanniam misit. Chron. Fossæ Novæ, pag. 880. Vedi Otto de S. Blasio, pag. 897.
[232]. Le cronache raccontano le precauzioni con cui essa ne dimostrò ai popoli la realità: il papa stesso dovette intervenirvi, e le fece dar giuramento che quel figlio era procreato da Enrico.
[233]. Fazelli, Storia di Sicilia, lib. VIII. c. 1.
[234]. Nella rotta data in Sicilia a Markwaldo si trovò il testamento di Enrico VI, ove imponeva a Federico suo figlio di riconoscere dal papa il regno di Sicilia, il quale tornasse alla Chiesa qualora mancassero eredi; se il papa confermasse al figlio l’Impero, ne fosse ricompensato col restituirgli tutta l’eredità della contessa Matilde; Markwaldo riconosca dal papa e dalla Chiesa il ducato di Ravenna, la terra di Bertinoro, la marca d’Ancona, Medicina e Argelata sul Bolognese, i quali ricadano alla Chiesa s’egli muore senza eredi. Il testamento è stampato dal Muratori.