Giovanni da Ceccano esclama: — È pur morto quel leone feroce, quel lupo sterminatore delle agnelle, quell’orrido serpente che tanti immolò. Apuli, Calabri, Toscani, Liguri, tutti i popoli partecipano alla gioja del sommo pontefice, ed esultano di vedersi finalmente liberati dal tiranno che la mano di Dio colpì». E Ottone di San Biagio: — I Tedeschi devono eternamente deplorare il lamentabile fine dell’imperatore Enrico, perchè egli arricchì la Germania e la rese terror delle nazioni. Col coraggio e l’abilità avrebbe rimesso l’impero romano nel primitivo splendore se morte nol preveniva».

[235]. Ricardi S. Germani, pag. 978.

[236]. A Verona v’ha questo epitafio lambiccato:

Luca dedit lucem tibi Luci, pontificatum

Ostia, papatum Roma, Verona mori;

Immo Verona dedit lucis tibi gaudia, Roma

Exilium, curas Ostia, Luca mori.

[237]. In qua plus timebatur ipse quam papa. Gesta Innocentii III, § 8.

[238]. Scossa dal tremuoto del 1319, fu poi demolita sotto Urbano III.

[239]. Vedi il 2º e l’8º can. del IV concilio Lateranese de probatione.