onde i due valori
x = 2
x = 4.
L’autore indica solo quest’ultimo.
Se non isbaglio, ivi è un tentativo di rappresentare le quantità per lettere, come noi usiamo. Perocchè, dove cerca qualiter figurentur census radices et dragmæ, insegna: Numero censum litera c, numero radicum litera r; deorsum virgulas habentes, subterius apponantur. Dragmæ vero sine literis virgulas habeant, quotiens hæc sine diminutione proponuntur. Verbi gratia, duo census, tres radices, quatuor dragmæ sic figurentur
| 2 | 3 | 4 |
| c | r | d |
| Qui | 2 | equivale | al nostro | 2 x2 |
| c | ||||
| » | 3 | » | a | 3 x |
| r | ||||
| » | 4 | » | al numero | 4 |
| d |
Chasles aveva asserito che l’algebra numerica fu introdotta in Europa dai traduttori del XII secolo. Guglielmo Libri lo impugnò acerbamente. Ecco chi avesse ragione. (Questa nota è tolta dall’Ezelino da Romano, storia d’un ghibellino esumata da Cesare Cantù, Milano 1854).
[335]. Guido Bonatus de Forlivio, decem continens tractatus astronomiæ. Venezia 1506.
Questi anni si litigò sulla patria sua; titolo d’onore, direbbero i pedanti, senza ricordare che, vivi noi, si è disputato con tutto il calore ammoniacale delle gazzette, se una cantatrice, viva e nata nel paese ove se ne disputava, appartenesse a una provincia o alla sua vicina. Filippo Villani, nella vita del Bonatto, che sta inedita nella biblioteca Barberini di Roma, dice: Guido Bonatti iratus, cum esset florentinus origine, de Foro Livii se maluit appellari... Fuit sane, quidquid ipse iratus loquatur, de oppido Casciæ oriundus. Cascia è terra del Valdarno superiore.
Non è d’onor poco argomento l’essersi, ai cominciamenti della tipografia, fatte tre edizioni del Liber introductorius ad indicia stellarum del Bonatto: la prima ad Augusta il 1491; l’altra a Basilea il 1550; l’altra a Venezia il 1506, che io ho sott’occhio, col titolo Guido Bonattus de Forlivio decem continens tractatus Astronomiæ. È in carattere quadro in foglio di 191 carte, con incisionette. In fronte v’è Urania e l’astronomia coi dodici segni dello zodiaco, e in mezzo seduto Guido, avvolto in un vestone coll’ermellino arrovesciato sulle spalle, barbuto, in testa il berretto aguzzo, in mano un globo ed un quadrante. Il Mazzuchelli dice una copia manoscritta trovarsene nella biblioteca Ambrosiana, ma in fatto non è che la copia di 169 considerazioni de’ Giudizj dell’astronomia. Francesco Sirigatti (che nel 1500 fu astrologo della Signoria di Firenze) tradusse in italiano quest’opera, per conforti di quel valentuomo che fu Gino Capponi, e sta manoscritta nella Laurenziana. Il 1572 fu stampato in tedesco a Basilea col titolo di Auslegung des menschlichen Geburt-Stunden. Fu pur messo in francese, e certo anche in altre lingue, chi avesse voglia di cercarlo. Giacchè ho nominato il Sirigatti, aggiungerò che nel copia-lettere di monsignor Gore Gheri, conservato nella biblioteca Capponi, n’è una del 1º marzo 1516 al duca Lorenzo de’ Medici, siffatta: «El Sirigatto mi è venuto a trovare, et decto ch’io ricordi alla Ex. V. che non faccia fatto d’arme da V a XII di questo mese. Ma quando venisse uno bel tracto che con ragione si vedesse da vincere e’ nemici, io attenderei a quello che io vedessi in terra et non in cielo». (Questa nota è tolta anch’essa dall’Ezelino da Romano).
[336]. Savonarola, De laud. Patavii, pag. 1155.