Così il padre serafico seguì fino ai quarantaquattro anni, allorchè morì. Per la sua Porziuncola invocò dal cielo e dal pontefice un’indulgenza, a lucrar la quale non fosse mestieri di veruna offerta. E quando ogni 2 d’agosto essa è proclamata nell’ora solenne dell’apparizione di Maria, una folla sterminata accorre da quei fortunati contorni ad implorare l’effusione della grazia gratuita. E noi, che non sappiamo pellegrinare soltanto alla zazzera di Voltaire e all’isoletta di Rousseau, cercammo commossi le colline e i laghi attorno a quella deliziosa vallata, piena di tante benevole memorie; e nel maestoso tempio di Maria degli Angeli, eretto sopra quell’umile cella, monumento alla povertà fra i tanti consacrati alla forza e al fasto, meditammo compunti quanta santità ne uscisse, quanta potenza.
Alla povertà stettero fedeli i suoi: al papa, che la esortava ad assicurare la sussistenza del suo Ordine coll’acquistare beni sodi, e offriva assolverla dal voto, santa Chiara rispose: — Non domando altra assoluzione che de’ miei peccati»: sant’Antonio i doni offertigli da Ezelino rifiutò costantemente, dicendo non volere dei frutti del peccato: frà Egidio, per vivere in Roma, andava a far legna e venderla: gli altri campavano accattando, e dappertutto erano accolti a suon di campane e rami d’ulivi. E perchè mai gli Ordini mendicanti esercitarono maggior potenza degli altri sul popolo? perchè con esso divideano il pane quotidiano; perchè il popolo rispetta un’indipendenza acquistata con sacrifizj volontari.
Affine di più addentro insinuarsi nella società, oltre i professi e i frati laici, v’ebbe un terz’ordine, cui poteva aggregarsi qualunque secolare per via di certe devote pratiche volesse partecipare ai tesori delle preghiere senza abbandonare il mondo, senza cessare d’essere moglie, padre, vescovo, cavaliere, pontefice. Quattro le condizioni: restituire ogni mal tolto, riconciliarsi col prossimo, osservare i comandamenti di Dio e della Chiesa, le donne abbiano il consenso del marito; e perchè non vi fosse altro legame che il libero volere, si ammonivano gli adepti che l’osservanza della regola non obbligava sotto pena di peccato mortale. Sbandito il lusso e la cupidigia del guadagno, non teatri, non festini; a prevenire i litigi, ciascuno abbia preparato il suo testamento; le differenze fra loro si compongano, se no volgansi ai giudici naturali, non a fòri privilegiati; non diano mai giuramenti, che rendano ligi ad un uomo o ad una fazione; non portino armi che per difendere la Chiesa, la fede, la patria[278]. Oh, Francesco mostrava ben conoscere come le riforme devono cominciare dalla vita domestica, dalla famiglia.
Contemporaneamente Domenico Gusman, illustre castigliano, assetato di dolori e d’amore, introdusse il nuovo ordine de’ Predicatori (1216), destinato alla scienza divina e all’apostolato. Qui pure tutte le cariche erano elettive, obbligo la povertà: e al santo istitutore in Bologna, ove morì (1221), fu posta un’urna fregiata nel più bel modo che sapessero frà Guglielmo, Nicola di Pisa, Nicola di Bari, Alfonso Lombardi; indi un tempio magnificentissimo.
Appena quattro anni dopo l’approvazione, Francesco radunò il primo capitolo detto delle stuoje perchè fu in campo aperto sotto trabacche, ov’erano cinquemila frati della sola Italia, e da cinquecento novizj si presentarono: poi crebbero tanto, che, malgrado mezza Europa perduta per la Riforma, dicono alla rivoluzione francese sommassero a cenquindici mila, in settemila conventi, suddivisi fra molte regole e riforme. Anche i Domenicani si diffusero rapidamente; a Siena nel 1219 si posero nello spedale della Maddalena, finchè nel 27 i Malavolti li regalarono d’un terreno per fabbricare quel sontuoso convento; a Milano nello spedale de’ pellegrini a San Barnaba il 1218; e presto ebber fabbricate le chiese di Santa Maria Novella in Firenze, di Santa Maria sopra Minerva in Roma, di San Giovanni e Paolo in Venezia, di San Nicolò in Treviso, di San Domenico a Napoli, a Prato, a Pistoja, di Santa Caterina a Pisa, delle Grazie a Milano, ed altre, segnalate per ricca semplicità, e per lo più architettate da frati.
Fin dal principio i due Ordini destarono meraviglia e simpatia nei migliori[279], e in folla attrassero pii ed illustri proseliti. A Domenico s’unisce Nicola Pulla di Giovenazzo appena uditolo a Bologna, e l’accompagna e seconda sempre, finchè, operati gran frutti di santità, muore a Perugia: a lui Renoldo da Sant’Egidio, professore di scienza canonica a Parigi; il medico Rolando di Cremona, che da capo della scuola bolognese passa a professare la teologia nella parigina; il Moneta, famoso maestro d’arti; frà Ristoro e frà Sisto, architetti de’ migliori; frà Cavalca, frà Jacopo Passavanti, frà Giordano da Pisa, dei primi prosatori italiani; i sommi pittori frà Angelico e frà Bartolomeo; indi Vincenzo da Beauvais l’enciclopedista; i cardinali Ugo Saint-Cher ed Enrico da Susa, autori d’una Concordanza della Bibbia e di una Somma aurata; e Tommaso d’Aquino, il maggior filosofo del medio evo.
Con Francesco si arruolano Pacifico poeta laureato, Egidio portento di semplice sapienza, Giovanni da Pinna nel Fermano, Giovanni da Cortona, Benvenuto d’Ancona poi vescovo d’Osimo, altri ed altri: più tardi ne cinsero il cordone il gran teologo Scoto, il gran mistico san Bonaventura, Ruggero Bacone ravvivatore delle scienze sperimentali. Mogli e figlie di re vestono quell’abito; Margherita, scandalo di Cortona, diviene specchio di penitenza; Rosa da Viterbo, in diciassette anni appena di vita, merita le persecuzioni di Federico II e l’ammirazione del popolo, il quale diceva che la pietra da cui essa gli predicava si alzasse da terra, e che il cadavere della beata si conservasse incorrotto fin da un incendio.
Que’ frati andavano a diffondere la pace, e spandere la rugiada della Grazia sovra le moltitudini, avendo per unica rettorica una fede inconcussa e universale, e lo accettare tuttociò che servisse all’edificazione. Le prediche morali e dogmatiche d’alcuni di essi conservateci, evidentemente non sono che tessere d’aridezza scolastica; nè può render ragione della portentosa loro efficacia chi non le immagini rivestite d’una parola animatissima, e dirette a un uditorio che non vi portava la critica ma la convinzione. Poveri, penitenti, amici del popolo e contraddittori dei tiranni, specchi di bontà e di dottrina, ecco perchè gli ordini de’ Minori e de’ Predicatori tanto poterono, e divennero il più valido sostegno della santa Sede. Dovunque si trovassero, poteano essi confessare e predicare, anzi ogni curato dovea ceder loro il pulpito; il popolo volonteroso gli udiva, li consultava, dividea con essi il pane dalla Provvidenza compartito; e quegli atti di astinenza e di abnegazione toccavano gli uomini, che riconoscono l’amore nel sagrifizio, e la virtù nell’amore.
Le anime non volgari trovavansi obbligate a scegliere fra due strade: o nel mondo procelloso farsi largo colla fierezza e la perfidia; o voltargli le spalle, rinnegandone la vanità e le opinioni. I primi diventavano Ezelino, Salinguerra, Buoso da Dovara; gli altri Francesco, frà Pacifico, Antonio da Padova, gente che assumeva tutti i pesi del clero senza i vantaggi, e che anzi coll’umiltà e povertà sua faceva contrasto alle pompe e all’orgoglio di quello, una delle piaghe della società d’allora, ed uno dei più forti appigli per gli eretici.
Quest’antitesi dei caratteri si manifesta ben anche nelle fabbriche d’allora: da un lato castelli, fortezze di baroni e principi, sgomento de’ popoli; dall’altro badie e monasteri, preparati al pellegrino, al soffrente, alle anime che han bisogno d’amare, di giovare, di pregare. Collo spirito di devozione e beneficenza viveva ne’ monaci il sentimento del bello, onde sceglievano situazioni ove l’anima, estatica nella contemplazione della natura, elevasi a benedire chi la creò. A venti miglia di Firenze, nella romantica valle dell’Arno superiore, tra magnifiche abetine sorge Vallombrosa, e nell’altura l’eremo del Paradisino, dal quale la vista, spaziando per immenso orizzonte, si perde negli interminabili fiotti del Mediterraneo. Qual potevano i monaci scegliere più opportuno asilo per riposare dalle tempeste della società, e prepararsi ai casti godimenti della vita interiore? Se di colà tu risali verso le sorgenti dell’Arno, per entro il fertile Casentino eccoti Camaldoli, ricovero di San Romualdo da Ravenna, e culla d’un altro Ordine. Donde pure elevandoti alla schiena degli Appennini, giunto sul poggio agli Scali, trovi il Sacro Eremo, che par veramente inviti l’uomo a lodare il Creatore delle meraviglie che profuse sopra questa Italia, della quale puoi di lassù vedere i due pendii scendere, ridenti di diversa bellezza, a bagnarsi nel Mediterraneo e nell’Adriatico. Nè molto avrai a viaggiare per giungere all’Alvernia, il devoto ritiro di san Francesco, posto anch’esso in vetta d’un monte, che incanterebbe se già non si fossero veduti gli altri due. In questi amenissimi soggiorni si raccoglievano quegl’ingenui ammiratori di Dio, e mentre il mondo dilagava di fraterno sangue, essi passavano i giorni nella contemplazione del bello, nella ricerca del vero, nella pratica del buono.