Sull’esempio e coll’autorità dei decreti imperiali, le varie città fecero statuti contro gli eretici: il senatore di Roma giurava non usare indulgenza ai Patarini, o incorrerebbe la pena di ducento marchi d’argento: in Milano fu posto che qualunque persona a sua libera voluntate potesse prendere ciascuno heretico; item che le case dove eran ritrovati si dovessero rovinare, e li beni che in esse si ritrovavano fossero pubblicati[290]. L’arcivescovo Enrico di Settala, allora istituito inquisitore, jugulavit hæreses, come lo loda il suo epitafio; ma i cittadini lo discacciarono. Resta ancora in Milano la statua equestre di Oldrado da Trezzeno podestà, lodato nell’iscrizione perchè Catharos ut debuit uxit[291].
Nè per questo cessavano gli eretici, e da Tolosa, Roma de’ Patarini, spargeano missionarj. L’armi spirituali essendo uscite indarno, Enrico cardinale vescovo di Albano implorò il braccio laico, e menato un esercito ad estirpar l’errore, mandò a ferro e a fuoco la Linguadoca. Innocenzo III, appena unto papa, divisò i modi di svellere quei bronchi dalla vigna di Cristo, e spedì monaci a predicare (1205), esortando i principi a secondarli; e quando Ranerio e Guido inquisitori avessero scomunicato uno, i signori doveano confiscargli i beni e sbandirlo, e far peggio a chi resistesse. Di qui cominciò la crociata contro gli Albigesi, che non è da questo luogo il raccontare, ma dove sotto l’apparenza religiosa dibatteasi la nazionalità, giacchè la Francia, per ottenere quell’unità che tanti desidererebbero a qualsiasi costo anche per l’Italia, volle sottomettere la Provenza e la Linguadoca, che come romane repugnavano dalle ordinanze germaniche, prevalse nel paese settentrionale (1208). La spedizione fu accompagnata da tutti gli orrori delle guerre civili; ma solo gli adulatori del potere secolare poteano versarne ogni colpa sul papa e sulla religione. Oggimai la storia accertò che Innocenzo, mal informato delle iniquità commesse da ambe le parti, non avea mai cessato di predicar pace e moderazione, e dopo la vittoria spedì legato a-latere il cardinale Pietro di Benevento, perchè riconciliasse colla Chiesa gli scomunicati, e riducesse Tolosa a repubblica indipendente, purchè convertita; assolse i capi della insurrezione, e al figlio di Raimondo da Tolosa, condottiero della guerra, prodigò consolazioni, assegnò il contado Venesino, Beaucaire e la Provenza, e ripeteva: — Abbi pazienza fino al nuovo concilio».
Sotto i suoi successori la guerra fu proseguita colla ferocia delle guerre nazionali, finchè la Provenza restò sottoposta affatto al re di Francia. Questo era san Luigi, e al nuovo acquisto volle accomunare i provvedimenti che contro l’eresia vegliavano in Francia, dov’essa, secondo il diritto comune, era considerata delitto contro lo Stato, e punita del fuoco. Romano, cardinale di Sant’Angelo, per ottenerne la estirpazione raccolse un concilio (1213), dove si stabilì che i vescovi nominerebbero in ciascuna parrocchia un sacerdote con due o tre laici, i quali giurassero inquisire gli eretici, e farli noti ai magistrati; chi ne celasse alcuno, fosse punito; e distrutta la casa dove uno fosse côlto. Tal è l’origine del tribunale dell’Inquisizione, specie di corte marziale in paese sovvertito da lunga guerra, e dove rinasceva la mal repressa sollevazione. Invece delle precedenti stragi, e dei tribunali senza diritto di grazia, l’inquisizione era esercitata da ecclesiastici, gente più addottrinata e meno fiera; ammoniva due volte prima di procedere; solo gli ostinati e recidivi arrestava; riceveva al pentimento, e spesso contentavasi di castighi morali; col che salvò moltissimi, che i tribunali secolari avrebbero condannati. Gregorio IX poi la sistemò (1233) col togliere ai vescovi i processi, onde riservarli ai frati Predicatori.
L’Inquisizione avea potestà su tutti i laici, non esclusi i dominanti; ed anche sul basso clero. Arrivato nella città, l’inquisitore ne dava avviso ai magistrati invitandoli a sè; e tosto il capo giurava far eseguire i decreti contro gli eretici, ed ajutare a scoprirli e coglierli; se alcun uffiziale del principe disobbedisse, l’inquisitore poteva sospenderlo e scomunicarlo, e mettere all’interdetto la città. Le denunzie aveano effetto soltanto se il reo non si presentasse di voglia; scorso il termine, era citato; e i testimonj interrogavansi coll’assistenza dell’attuaro e di due ecclesiastici. L’istruzione preparatoria riusciva sfavorevole? gl’inquisitori ordinavano l’arresto dell’accusato, più non protetto da privilegi od asili. Arrestato, nessun più comunicava con esso, faceasi la visita della sua casa, e il sequestro de’ beni.
Secondo il diritto germanico, ogni libero è obbligato intervenire al giudizio e alla sentenza; le prove di Dio traevano il popolo a spettacolo; il signore feudale convocava i vassalli per rendere giustizia; e la natura dei giudici e del giudizio portava semplicità di procedure. Ma ne’ paesi di stirpe romana conosceansi le leggi antiche, di molti affari faceasi carta, il giudizio stesso si scriveva; pure non si pensava ancora di occultare i testimonj al prevenuto, nè di torgli i sussidj che sogliono concedersi in negozj di minore importanza, come sono i civili.
Una costituzione di Celestino III e d’Innocenzo III, riferita nel Diritto canonico[292], distingue le procedure per accusa secondo il codice romano, per denunzia, e per inquisizione; ma in tutte sono pubblicate le testimonianze, ammesse le difese e il dibattimento. Gli eretici dunque, giudicati secondo la legge canonica, benchè mancassero del giudizio dei pari, poteano conoscere i testimonj e l’accusatore, avere un consiglio, e pubblico dibattimento. Solo Bonifazio VIII dispensò gli inquisitori da tante forme qualora ne derivasse pericolo ai testimonj[293]; Innocenzo VI, dichiarando che tal pericolo può presumersi sempre, generalizzò la riserva, e così venne la procedura secreta, per quanto ostassero i leggisti, la nobiltà, gli uomini comuni che si trovavano esposti all’arbitrio. Tolta la discussione pubblica, ai giudici cessò il modo d’acquistare intima convinzione, e a regole aritmetiche fu sottoposta la coscienza, inventando una convinzione legale diversa dalla convinzione morale, frazionando le prove, e portando fino alla odierna illiberalità.
Dalla quale è chiaro quanto fossero lontani i primi tribunali d’inquisizione. Ne’ governi teocratici, come quelli del medioevo, la religione non va distinta dalla politica; laonde l’eresia è giustiziabile dal braccio secolare. Poi gl’inquisiti erano imputati d’altri delitti contro i cardini della società, come sono la famiglia, la proprietà, l’onore, i quali oggi pure si castigherebbero: se ne fossero colpevoli o no, è difficile assicurarlo, come in tutti i processi secreti. Piantato un tribunale, potea sperarsi differente dagli altri del suo tempo? onde si videro rinnovate tutte le sevizie de’ processi di Roma pagana, e il cavillo e la tortura e supplizj esacerbati.
L’Inquisizione desta raccapriccio ai buoni Cristiani per le taccie che attirò sopra la religione nostra, e perchè parve giustificare incolpazioni gravissime. Ma oltre essere, nel fatto e in relazione co’ suoi tempi, assai meno orribile che non si sparnazzi, essa proponevasi almeno un fine morale, a differenza delle istituzioni oggi sostituitele, ove si procede e castiga nell’interesse d’un principe o per mantenere un dominio costituito sulla forza: se restringeva il pensiero, il faceva o credea farlo per salvezza delle anime, non per puro vantaggio d’un potere dominante: nè quegli spaventi tolsero il sorgere di grandi e robusti pensatori.
La Chiesa poi, sebbene non ne abbia mostrato orrore, e siasene valsa come d’una legittima difesa e di una prevenzione contro mali gravissimi, non approvò mai, almeno in concilio, un’istituzione siffatta. Sopratutto vuolsi ben distinguerla dalla Inquisizione spagnuola, fiera e indipendente a guisa d’una vendetta nazionale, giacchè nei Mori perseguitava non solo i nemici della religione, ma gli stranieri conquistatori contro cui erasi menata per otto secoli la guerra. La congregazione del Sant’Uffizio a Roma, composta di sei cardinali, e fondata da Paolo III nel 1542, non versò sangue[294], benchè fosse il tempo che uomini bruciavansi in Francia, in Portogallo, in Inghilterra. Ecco perchè nel secolo xvi vedremo i nostri respingere fin coll’armi l’Inquisizione spagnuola, mentre invocavano la romana.
Stando ai primi tempi, non mancò da fare all’Inquisizione anche fuori di Linguadoca, e in Italia variissime di forma ed estese furono le eresie. Intanto la vicinanza del papa e l’esservi egli anche principe temporale abituava a resistergli; e nei conflitti di Guelfi e Ghibellini si metteva in discussione l’autorità sua, col passaggio che troppo è facile dalla mondana alla spirituale. I Comuni aveano acquistato la libertà strappandola ai vescovi, sicchè era scemata la riverenza a questi, e in molte lettere i pontefici ne movono querela alle nostre repubbliche, le quali anche non di rado violarono e i beni e le persone dei vescovi[295].